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CULTURA

Guida all’ascolto de “La Traviata” alla Fagianella: il dramma di Violetta tra musica e psicologia

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Ieri sera, presso “La Fagianella”, nel salone della Club House, è andata in scena la Guida all’ascolto de “La Traviata”. Una grande opera lirica, ma in versione smart, con una guida all’ascolto che si trasforma in un racconto capace di sintetizzare, con musiche, immagini e parole, la complessità del lavoro verdiano.

A condurre il pubblico nella storia sono stati il musicologo Antonio Criscuoli e la psicologa Francesca Mottola, mentre le arie più famose sono state interpretate dal soprano Alessia Rosa D’Abruzzo e dal tenore Gabriele Rossi, con la direzione artistica di Antonio Benvenuto e Maria Rosaria Minicozzi.

Un po’ di storia: la signora delle Camelie, il cui vero nome era Alphonsine Plessis, fu venduta a 12 anni e morì a 23; nel mezzo, possedette ogni uomo che pensava di possederla. A 15 anni, Alphonsine fuggì a Parigi senza nulla: nessun denaro, nessuna conoscenza, nessun protettore. Lavorò come lavandaia, le mani escoriate dalla liscivia e dall’acqua fredda, il corpo esausto per giornate di dodici ore. Guardava le donne ricche passare in seta e carrozze mentre lei strofinava le loro macchie.

Comprese qualcosa che le avrebbe salvato la vita: la bellezza era moneta, l’intelligenza era potere. E se il mondo l’avesse trattata comunque come una merce, lei avrebbe fissato il suo prezzo. Si reinventò come Marie Duplessis; imparò a leggere da sola divorando romanzi, studiando grammatica e imitando il modo di parlare degli aristocratici. Apprese quale forchetta usare, quale opera lodare, come ridere nel momento giusto. Si trasformò da ragazzina contadina traumatizzata in una delle donne più affascinanti di Parigi.

A 20 anni, Marie non si limitava a sopravvivere: fioriva. Il suo appartamento sul Boulevard de la Madeleine divenne leggendario, pieno di camelie fresche (il suo fiore distintivo), libri rari e mobili raffinati. Uomini di straordinaria ricchezza e talento gareggiavano per la sua attenzione.

Ma sul più bello, la tosse che non cessava, il sangue sul fazzoletto, il peso che spariva dal suo corpo: la tubercolosi, la malattia che uccideva migliaia nella Parigi del XIX secolo, la stava già divorando viva. Nel 1845, Alexandre Dumas figlio la supplicò di lasciare Parigi con lui, di vivere tranquillamente in campagna, dove lui avrebbe potuto prendersi cura di lei. Ma la società non avrebbe mai perdonato il suo passato, e Marie si rifiutò di diventare una donna mantenuta. Tornò a Parigi dalle sue camelie, ai suoi libri, alla sua indipendenza.

Nel 1847, Marie stava morendo: il suo corpo, un tempo invidia di Parigi, era scheletrico, la tosse era costante e il sangue sempre più frequente. Gli uomini, che un tempo si contendevano la sua attenzione, ora la evitavano poiché la tubercolosi era contagiosa. Morì il 3 febbraio 1847, a soli 23 anni.

Accadde però qualcosa di inaspettato. Alexandre Dumas figlio, ancora innamorato e in lutto, prese il suo dolore e scrisse La signora delle camelie, un romanzo su una cortigiana di nome Marguerite Gautier che muore tragicamente dopo aver scelto l’amore. Il romanzo divenne una sensazione. Giuseppe Verdi lo trasformò nell’opera “La Traviata”, con protagonisti Violetta e Alfredo. Più tardi, film come Camille, con Greta Garbo, portarono la storia a milioni di persone. Marie Duplessis divenne così immortale, ma come finzione.

La serata è scorsa in tranquillità, il pubblico presente in sala si è divertito e ha applaudito. Antonio Criscuoli ha spiegato, passo per passo, atto per atto, i brani proiettati, seguendo l’evoluzione psicologica dei personaggi. Dal canto suo, Francesca Mottola, ricercatrice all’Università “Vanvitelli” di Caserta, ha messo in risalto le doti di Violetta, illustrandone il conflitto interiore: il dover scegliere tra il bene e il male, tra l’amore e la responsabilità verso gli altri.

Pezzo forte della serata sono state le arie interpretate dal soprano Alessia Rosa D’Abruzzo e dal tenore Gabriele Rossi, due giovani professionisti napoletani, ex alunni della prof.ssa Maria Rosaria Minicozzi. Entrambi, già noti nella provincia durante gli anni del liceo, ora continuano i loro studi presso il Conservatorio di Musica di Napoli, portando avanti la passione per il canto con forza, energia e determinazione. La prof.ssa Minicozzi ha sottolineato come la loro ambizione li porterà lontano nel panorama lirico.

Antonio Benvenuto, che insieme a Maria Rosaria Minicozzi cura la direzione artistica della rassegna, ha chiuso la serata dichiarando:
“Ringrazio prima di tutto il presidente de <La Fagianella>, Biagio Prisco, per la disponibilità mostrata nei nostri confronti. Preannuncio che seguiranno altri due momenti di ascolto: Madama Butterfly di Giacomo Puccini, già programmata per il 28 febbraio, e La vedova allegra di Franz Lehàr.”

 

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