POLITICA
Territori in bilico – Aree interne, un segnale (atteso) dalla Campania: ora i fatti
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Con l’istituzione del Comitato di indirizzo per le Aree interne e la designazione dell’Autorità Responsabile regionale (ARAI), la Giunta della Regione Campania guidata dal presidente Roberto Fico compie un passaggio politicamente e amministrativamente rilevante: riconosce, nero su bianco, che il nodo principale della Strategia nazionale per le aree interne non è più la visione, ma l’attuazione.
La delibera approvata giovedì fotografa con chiarezza una situazione che da tempo è sotto gli occhi di tutti: ritardi nella spesa, complessità procedurali, rischio concreto di disimpegno delle risorse europee del PR FESR 2021-2027. Da qui la scelta di rafforzare la governance, accentrare il coordinamento politico-strategico e imprimere una decisa accelerazione all’attuazione delle strategie territoriali. Una scelta che, al di là delle appartenenze, va letta come un primo segnale positivo verso territori che da anni chiedono meno annunci e più capacità di decisione.
Non è un caso che il Comitato di indirizzo venga presieduto direttamente dal Presidente della Giunta: è un’assunzione di responsabilità politica che rompe una certa ambiguità del passato, quando le aree interne erano spesso “di tutti” e quindi, di fatto, di nessuno. Il messaggio è chiaro: la SNAI non è una politica accessoria, ma una leva centrale per la coesione territoriale, per la tenuta demografica e per lo sviluppo sostenibile di una parte significativa della Campania.
Le critiche dell’opposizione, espresse anche dalla consigliera regionale Michela Rostan (Lega), colgono tuttavia alcuni punti reali. Il Comitato non sostituisce l’assenza di un assessorato dedicato alle aree interne. È una osservazione legittima, così come è legittima la richiesta di una rappresentanza dell’opposizione all’interno di un organismo che, per sua natura, dovrebbe essere luogo di raccordo istituzionale e non di mera ratifica delle scelte dell’esecutivo.
Ma proprio qui si apre uno spazio di riflessione che va oltre la polemica. Le aree interne, come ricordato dalla stessa Rostan, “non hanno colore politico”. Sono territori che chiedono risposte su questioni strutturali: trasporti, sanità di prossimità, economia delle risorse locali, turismo sostenibile. Temi che difficilmente possono essere affrontati senza un dialogo costante con il Governo nazionale e con l’Unione europea. In questo senso, un Comitato di indirizzo che sappia includere, ascoltare e valorizzare tutte le competenze istituzionali – maggioranza e opposizione – potrebbe trasformarsi da strumento emergenziale a laboratorio stabile di cooperazione multilivello.
La vera sfida, ora, non è difendere o attaccare la delibera, ma misurarla sui risultati. Se il nuovo modello di governance riuscirà davvero a sbloccare cantieri, a trasformare strategie in opere e servizi, a evitare il disimpegno delle risorse e a restituire fiducia alle nostre comunità locali, allora questo primo passo potrà essere ricordato come l’inizio di una fase nuova. In caso contrario, resterà l’ennesimo atto formalmente corretto ma politicamente insufficiente.
Le aree interne della Campania non hanno bisogno di bandiere, ma di tempo, competenze e decisioni. La Giunta ha aperto una strada. Ora spetta alla politica tutta – maggioranza e opposizione – dimostrare di saperla percorrere fino in fondo.



