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SANNIO

Solopaca, la comunità incontra il vescovo Domenico Battaglia

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Solopaca, cinque domande della comunità al vescovo Mimmo: in silenzio per udire un rumoroso conforto. Uscire, annunciare, educare, trasfigurare, abitare … cinque verbi e le sue risposte, quelle del nostro caro vescovo don Mimmo, il quale lo scorso sabato 1 aprile è venuto ad incontrare la comunità di Solopaca delle parrocchie di San Martino Vescovo e di San Mauro Martire.

Una Chiesa gremita per ascoltare parole. Un silenzio per udire un conforto. Un “ossimoro per Fede”! Una grande quantità di solopachesi, infatti, ha riempito la Chiesa del “SS Corpo di Cristo”, ma nessuno osava fiatare di fonte ai suoi racconti, alle sue espressioni. Conforto, Sorrisi, Semplicità e Abbracci sono stati i veri protagonisti di una chiacchierata (il miglior termine per descrivere quanto avvenuto), la quale ha avuto inizio con l’accoglienza e la semplicità dei gesti dei più piccoli.

Poi cinque domande, realizzate sulla base delle cinque vie del Convegno Ecclesiale di Firenze, poste da cittadini Solopachesi che vivono esperienze quotidiane animate da un forte senso di Fede: Giuseppina Riccardi, presidente delle Vincenziane, e Chiara Torricelli, governatore della Misericordia; Angela Tanzillo, rappresentante delle catechiste solopachesi; Ernesto Lo Feudo, presidente dell’Azione Cattolica e insegnante; Suor Laura, che dimostra quotidianamente il suo impegno nella comunità; Clara D’Onofrio, studentessa di Economia.

Non certo ci troviamo di fronte uomini o donne che hanno compiuto gesta memorabili, ma persone semplici, che hanno posto degli interrogativi non certo lontani a chi ascoltava. E la loro semplicità ha riscontrato altra semplicità: quella delle risposte di Don Mimmo. Il volontariato è una cura alle proprie ferite, aiutare gli altri significa aiutare se stessi. Gioire per la forza e il sostegno dato ad un estraneo è fonte di gioia e di sostegno personale. Come possiamo annunciare la parola di Dio, senza errore o derisione? Semplice: essendo se stessi.

E abbiamo appreso questo, ascoltando alcune signore anziane, a cui il vescovo ha dato parola. E quelle risposte così delicate e spontanee, frutto di una grande esperienza di vita che ciascuna di esse aveva alle spalle, sono state la miglior risposta che Cristo potesse darci.

“La Chiesa del grembiule è la Chiesa del servizio, è la Chiesa dell’amore, è la Chiesa del mettere al centro il volto dell’altro: sono i segni che vengono prima delle parole. Diceva San Francesco: Predicate sempre il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole!”, c’ha detto don Mimmo. Un grembiule è capace di farci assumere una nuova forma: “lavapiedi del mondo”, (“trasfigurare” deriva dal latino transfigurare, ovvero foggiare, dar forma). Questo panno rozzo che Gesù si cinse ai fianchi indica “la strada del servizio, che è la strada della condiscendenza, della condivisione, del coinvolgimento in presa diretta nella vita dei poveri. E’ l’unica strada che ci porta alle sorgenti della nostra regalità. L’unica porta che ci introduce nella casa della credibilità perduta è la porta del servizio. Solo se avremo servito potremo parlare e saremo creduti.” (Don Tonino Bello).

Abitare la nostra strada significa essere tanti “Bartimeo”, giovani che non hanno paura di essere se stessi, giovani che non hanno timore di bussare alla Sua porta, giovani che sanno osare, giovani che mettono a disposizione degli altri il proprio entusiasmo e la loro gioia di vivere. Ed il silenzio ed il sorriso hanno dato, a loro volta, una risposta a tali parole. Un ramo di ulivo, simbolo della rigenerazione, la terra, simbolo della vita, un cuore di ferro, simbolo dell’Amore infinito ed indistruttibile, un contenitore di plastica, simbolo di protezione, la luce, la quale indica la Sua presenza, una luce che ci avvolge, ci riscalda, ci pervade e ci rivela: una lampada, il regalo che abbiamo affidato alle sue mani.

E questo flusso di emozioni ha avuto termine là dove si dicono tante cose, ma in silenzio, là dove tutto il calore dei corpi riesce a sprigionare energia positiva, là dove due parti si uniscono e si ritrovano: l’abbraccio. Sì, questo è l’inizio di una nuova Chiesa, quella che ha il coraggio di alzarsi e di andare incontro, quella che lascia un’impronta nel mondo, quella che spalanca le porte, quella che nel suo silenzio urla Amore.

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