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Baselice: la XXVI Biennale di Pittura celebra 51 anni di arte, memoria e comunità
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Cinquantuno anni di storia, ventisei edizioni e un legame con il territorio che va ben oltre la semplice dimensione di una rassegna artistica. La Biennale di Pittura di Baselice torna dal 27 agosto al 9 settembre e lo fa in un momento particolarmente significativo per il piccolo centro dell’Alto Sannio beneventano, chiamato ancora una volta a trasformarsi in luogo d’incontro tra arte, paesaggio, memoria e comunità.
La XXVI edizione prenderà il via il 27 agosto con l’estemporanea di pittura, che proseguirà nella giornata del 28 agosto. Gli artisti saranno chiamati a percorrere le strade e i vicoli del centro storico, osservando e reinterpretando dal vivo scorci, architetture, paesaggi, persone e atmosfere di Baselice.
È proprio questa una delle caratteristiche più originali della Biennale: il paese non è soltanto lo scenario nel quale la manifestazione si svolge, ma diventa esso stesso materia dell’opera d’arte.
Il pittore arriva a Baselice, lo attraversa, lo osserva e ne restituisce una propria lettura. La stessa strada può diventare, attraverso occhi diversi, un paesaggio completamente nuovo. Una facciata, un campanile, un balcone, una persona incontrata lungo il percorso possono trasformarsi in una traccia capace di raccontare un’intera comunità.
La formula dell’estemporanea, dunque, conserva intatto il suo valore: dipingere dal vero significa confrontarsi con il tempo, con la luce che cambia, con l’imprevisto, con la necessità di compiere una scelta immediata. Significa soprattutto entrare in relazione con il luogo.
Palazzo Lembo, il luogo della memoria e della bellezza
Terminata l’estemporanea, l’attenzione si sposterà sullo splendido Palazzo Lembo, che dall’1 all’8 settembre ospiterà la mostra.
La scelta di Palazzo Lembo non è un semplice fatto logistico. L’edificio rappresenta infatti uno dei luoghi simbolo della storia di Baselice e, da anni, costituisce il naturale contenitore della Biennale.
Le opere dell’estemporanea dialogheranno con le opere da studio, creando un percorso nel quale il visitatore potrà confrontare due differenti modalità di concepire la pittura: da una parte il rapporto immediato con il territorio e con il momento creativo, dall’altra la ricerca maturata nel tempo, nello studio e nella riflessione dell’artista.
La XXV edizione, nel 2025, aveva già confermato la capacità della manifestazione di richiamare artisti da diverse regioni italiane e di proporre a Palazzo Lembo un’esposizione articolata in più sale.
Quest’anno la Biennale torna dunque con l’ambizione di consolidare quel percorso e di trasformare ancora una volta Baselice in una sorta di laboratorio nazionale della pittura, nel quale professionisti, appassionati e amatori possono incontrarsi attorno alla comune ricerca del bello.
La giuria e il ricordo di Saverio Simi De Burgis
Particolarmente importante sarà il ruolo della giuria, che per questa XXVI edizione sarà presieduta dalla prof.ssa Rossella Del Prete, figura di rilievo nel panorama culturale sannita e componente della giuria già nella precedente edizione.
La sua presenza alla guida della commissione assume un significato ulteriore perché si colloca nel solco del lavoro avviato insieme a Saverio Simi De Burgis, critico e studioso d’arte, accademico delle Belle Arti di Venezia e presidente della giuria della XXV Biennale.
Simi De Burgis è scomparso prematuramente nel 2026, lasciando un vuoto profondo nel mondo culturale e, in particolare, tra quanti avevano condiviso con lui il progetto della Biennale di Baselice. Le fonti che hanno raccontato la sua scomparsa ricordano come fosse già impegnato nella preparazione della XXVI edizione e nel nuovo bando della manifestazione.
Il suo ricordo non sarà quindi un semplice momento celebrativo, ma parte integrante della storia di questa edizione.
Simi De Burgis aveva contribuito a dare alla Biennale una prospettiva più ampia, nella quale la pittura non fosse soltanto concorso, ma strumento di conoscenza, confronto e crescita culturale.
La sua assenza renderà inevitabilmente diversa questa edizione, ma proprio per questo la sua presenza nella memoria collettiva della manifestazione sarà ancora più forte.
Il 9 settembre la grande serata finale
Il momento conclusivo è fissato per mercoledì 9 settembre, alle ore 18, quando Palazzo Lembo ospiterà la cerimonia di premiazione.
Sarà l’appuntamento nel quale verranno proclamati i vincitori delle diverse categorie previste dalla Biennale, con il riconoscimento agli artisti che la giuria avrà ritenuto maggiormente meritevoli.
La distinzione tra estemporanea e opere da studio consente di valorizzare due differenti percorsi artistici e di restituire alla competizione una lettura più articolata. Non si tratta infatti di mettere semplicemente a confronto opere differenti, ma di riconoscere la specificità delle diverse esperienze creative.
La XXV edizione aveva previsto premi per i primi tre classificati nelle due sezioni, estemporanea e opere da studio, e la cerimonia del 2025 aveva visto la proclamazione di sei vincitori complessivi.
Anche quest’anno la serata del 9 settembre sarà quindi il punto d’arrivo di un percorso iniziato con i pennelli nelle strade del paese e proseguito nelle sale di Palazzo Lembo.
I premi-acquisto: quando il riconoscimento diventa patrimonio
Particolarmente significativo sarà inoltre il conferimento dei premi-acquisto, che rappresentano una delle caratteristiche storiche più interessanti della Biennale di Baselice.
Il premio-acquisto ha infatti una natura diversa dal semplice riconoscimento economico: non si limita a celebrare l’artista vincitore, ma consente all’opera premiata di rimanere legata alla comunità.
La storia della Biennale testimonia come i premi-acquisto abbiano contribuito alla formazione del patrimonio artistico comunale. Già nelle edizioni precedenti era previsto che le opere selezionate attraverso i premi entrassero nel patrimonio della pinacoteca comunale; nel 2013, ad esempio, furono previsti tre premi-acquisto e le opere premiate erano destinate a rimanere nella collezione pubblica.
È un meccanismo culturalmente importante perché trasforma la competizione in patrimonio permanente.
L’artista viene premiato, ma contemporaneamente Baselice acquisisce una nuova testimonianza della propria storia culturale.
Ed è proprio qui che la Biennale assume una dimensione che va oltre l’evento annuale: ogni edizione lascia qualcosa alla successiva.
Una pinacoteca costruita nel tempo
La tradizione della manifestazione ha contribuito negli anni alla costituzione di una consistente raccolta di opere. Già nel 2011 veniva ricordato come il Comune avesse creato, attraverso la Biennale, una pinacoteca con oltre duecento opere. Questo elemento merita particolare attenzione.
In un’epoca nella quale molti piccoli comuni delle aree interne sono costretti a interrogarsi sulla propria capacità di conservare memoria e identità, una collezione costruita attraverso decenni di manifestazioni artistiche rappresenta un patrimonio non soltanto estetico, ma anche storico e civile.
Ogni quadro conserva infatti una doppia memoria: quella dell’artista che lo ha realizzato e quella del luogo che ha scelto di custodirlo.
La Biennale, sotto questo profilo, diventa una forma di archivio visivo di Baselice e del suo territorio.
L’arte come risposta allo spopolamento
È anche per questo che la XXVI Biennale può essere letta come qualcosa di più di un appuntamento culturale.
Baselice appartiene a quell’area interna sannita nella quale il tema dello spopolamento, della partenza dei giovani e della progressiva perdita di servizi e presenze rappresenta una delle grandi questioni del presente.
La Biennale propone, in maniera concreta, una risposta diversa: mettere il territorio al centro della cultura.
Non si tratta di negare le difficoltà, ma di contrastarle attraverso la capacità di un luogo di raccontarsi, di attrarre persone, di produrre relazioni e di conservare memoria.
La cultura diventa così una forma di “restanza”: non una semplice resistenza passiva allo spopolamento, ma la capacità di trasformare ciò che si possiede — storia, paesaggio, architettura, tradizioni, persone — in un motivo per restare, tornare e incontrarsi.
La stessa esperienza della XXV edizione era stata interpretata dagli organizzatori come uno strumento di rilancio culturale delle aree interne e di contrasto allo spopolamento.
Una comunità che si ritrova
La Biennale, del resto, non vive soltanto degli artisti.
Vive dei cittadini che aprono le proprie strade agli artisti, di chi osserva un pittore lavorare davanti a una casa, di chi entra a Palazzo Lembo per vedere una mostra, di chi torna a Baselice durante l’estate dopo aver trascorso gran parte dell’anno lontano.
È in questo intreccio che l’evento acquista il suo significato più profondo.
Il paese diventa contemporaneamente soggetto, pubblico e custode dell’arte.
E il 9 settembre, quando verranno consegnati i premi, saranno celebrati certamente gli artisti, ma anche una comunità che da oltre mezzo secolo continua a credere nel valore della cultura.
Un progetto che guarda al futuro
La XXVI edizione è promossa dall’APS Artemusa, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Baselice, guidata dal sindaco Massimo Maddalena, con il sostegno degli sponsor, e delle realtà associative che contribuiscono alla realizzazione della manifestazione. Anche quest’anno l’Enel garantisce la sua partecipazione attiva. La Regione Campania inserendo la Biennale nel registro delle manifestazioni meritevoli ha garantito il sostegno grazie ad un Bando che ha visto premiare il progetto”Rotte che si incontrano”.
Il programma conferma così una formula capace di unire arte, promozione territoriale e partecipazione.
Dal 27 agosto, quando i pittori occuperanno con cavalletti e tele le strade del centro storico, fino al 9 settembre, quando Palazzo Lembo ospiterà la cerimonia conclusiva, Baselice sarà ancora una volta un paese da attraversare con occhi diversi.
Perché il valore della Biennale non sta soltanto nel quadro che alla fine riceverà il premio.
Sta anche nello sguardo che ogni artista restituisce al paese.
Sta nella possibilità che un visitatore riconosca, dentro una tela, un angolo che aveva sempre visto senza mai osservarlo davvero.
Sta nella capacità di un’opera di fermare il tempo.
E sta, infine, nella scelta di una comunità di continuare a investire nella bellezza come strumento di identità e di futuro.
Il 9 settembre, a Baselice, non saranno quindi premiati soltanto dei dipinti. Sarà premiata un’idea: quella secondo cui un piccolo borgo può continuare a generare cultura, custodire memoria e diventare, attraverso l’arte, un luogo nel quale tornare.




