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L’arcivescovo Accrocca saluta Benevento dopo dieci anni di fede e impegno: ‘Andate avanti e camminate insieme’
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Tanti fedeli, sindaci, rappresentanti delle istituzioni, associazioni e forze dell’ordine hanno riempito la Cattedrale di Benevento per la messa di congedo dell’arcivescovo metropolita mons. Felice Accrocca, che dopo quasi dieci anni lascia la diocesi sannita per guidare quella di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno.
La celebrazione, alla vigilia della Festa di San Giuseppe, si è aperta con la lunga processione e l’ingresso di Accrocca attraverso la porta di bronzo, accompagnato dai vescovi Giuseppe Mazzafaro e Vincenzo Calvosa e dai sacerdoti della diocesi. Un ritorno emozionante in quella stessa Cattedrale dove, il 12 giugno 2016, aveva fatto il suo ingresso come nuovo pastore del Sannio.
Nell’omelia, mons. Accrocca ha parlato di “pace vera”, comunione e responsabilità, ricordando la fede incrollabile di Giuseppe e Abramo come esempio di dedizione e coraggio: «Camminare insieme perché è l’intenzione di Gesù prima di morire. Essere al servizio, mettere insieme i doni diversi, perché diventino efficaci. Mi sono sentito amato e vi ho voluto bene. Le nostre strade non si dividono: rimaniamo uniti nel servizio alla Chiesa».
In dieci anni, Accrocca ha posto al centro del suo ministero i temi sociali: dalle aree interne all’attenzione ai servizi e alle infrastrutture, per ridurre l’isolamento delle zone più marginali. La diocesi l’ha conosciuto come un pastore “dal cuore di padre”, capace di ascolto e vicinanza reale alle persone.
Le parole del sindaco Mastella a fine celebrazione – “La salutiamo con affetto, Mons. Accrocca, e scusi l’ossimoro, quasi con sacra invidia, perché va ad Assisi luogo di pace, nella città di San Francesco, il primo italiano, il nostro padre spirituale, figura fondativa della nostra identità, precursore dell’Umanesimo. L’accompagni la comune preghiera per la pace nella speranza che le tossine della violenza possano essere curate in fretta, l’odio tramutato in amore per l’altro. Pace è la parola più invocata, più richiamata nella grammatica di Papa Leone. La pace non è una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra. E’ un dono, un dono che ha confidenza con la fede, ma non è lontana da un’etica laica che apre ad un imprescindibile cammino comune”, è l’incipit con cui il sindaco Clemente Mastella ha cominciato l’allocuzione per la cerimonia in Cattedrale di saluto dell’Arcidiocesi di Benevento a monsignor Felice Accrocca. Il Sindaco ha parlato di “un caos mondiale che spacca le certezze e sovverte le abitudini, noi dobbiamo recuperare la speranza. E’ la speranza che ci rende capaci di guardare oltre e ci convince che il possibile sia sempre una porta aperta verso l’impossibile.
La speranza, la speranza cristiana è come un bambino che impara a camminare. E’ incerto, traballante, ma ha dentro di sé una memoria biologica che lo spinge a provare. Non sa come andrà a finire ma agisce come se lo fosse e come se lo sapesse”. Poi ha ringraziato Mons Accrocca “per la sua attività pastorale e per la complementarità dei gesti che in questi anni hanno accompagnato le nostre funzioni nei vari momenti liturgici della città. Io da laico cattolico, Lei da Vescovo con una comune idea di una Chiesa samaritana in uscita che va verso gli altri e da parte mia nel riconoscimento della risonanza della religione nella vita democratica che favorisce la cultura del dialogo, dell’ascolto e della riflessione, aiutando i cittadini a coltivare una sensibilità democratica. In questa età dell’incertezza e in un tempo in cui l’Occidente sembra essersi smarrito, tocca storicamente alla Chiesa locale e a quella universale guidarci verso un Continente morale dove realizzare un nuovo patto tra gli uomini di buona volontà. E’ un’altra forma di Chiesa che non vive per se stessa ma né separata dal mondo, ma scopre la vocazione pratica, realista e politica al Vangelo. Lei, – e Le diciamo grazie anche per questo – si è mosso lungo questo crinale. Ci ha aiutato a far conoscere la geografia del malcontento e del disagio, mettendo in luce con i suoi confratelli Vescovi la frattura territoriale del nostro Paese. Abbiamo, nel nostro ambito, anche noi e lo facciamo da anni tra silenzi assordanti e vocazioni disfattiste, affermato l’urgenza e strategia che restituiscano dignità ai luoghi dove la lotteria della Provvidenza ci ha fatto nascere. Le disuguaglianze non producono solo stagnazioni economiche ma erodono lo spirito civico e mettono in discussione la stessa architettura della democrazia”. Il Sindaco di Benevento ha infine salutato l’Arcivescovo con una citazione di un’ autrice groenlandese che ha scritto: “Non conta quanti anni si vive, ma quanta vita c’è in quegli anni. Non piangere perché è finito, sorridi perché c’è stato.”



