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CRONACA

Presunti maltrattamenti all’asilo, la lettera dell’operatrice che ha denunciato: ‘Bambini miei, ora nessuno potrà farvi del male…’

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È una lettera intensa, carica di emozione e dolore, quella scritta dall’operatrice del servizio civile che ha denunciato i presunti maltrattamenti all’interno dell’asilo nido di piazza Ponzio Telesino, nel quartiere Triggio di Benevento, struttura gestita da una congregazione di suore. Un messaggio rivolto ai bambini e alle loro famiglie, condiviso nelle ultime ore sui social da un genitore, che getta nuova luce su una vicenda ancora al vaglio della magistratura.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento e condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, ha preso avvio dalla segnalazione del rappresentante di una cooperativa impegnata in attività socio-educative, il quale aveva raccolto proprio la denuncia dell’operatrice del servizio civile, in servizio presso il nido. Secondo quanto riferito dalla donna, all’interno della struttura si sarebbero verificate abitualmente condotte maltrattanti nei confronti dei bambini, ad opera di alcune insegnanti, sia religiose sia laiche.

Nel testo della lettera, l’operatrice racconta il legame costruito con i piccoli durante il periodo di servizio e il peso emotivo vissuto nel trovarsi a operare in un contesto che definisce “buio e cupo”. “Tenendovi fra le mie braccia vi ho sempre sussurrato che vi avrei protetto ad ogni costo – scrive – e ho mantenuto la mia promessa”. Parole che lasciano trasparire il travaglio interiore di chi, pur giovanissima, ha scelto di non restare in silenzio.

La lettera è anche un atto di accusa contro ogni forma di violenza sull’infanzia. “Ognuno di noi ha una singola possibilità all’infanzia che, una volta andata via, non torna più”, sottolinea l’operatrice, ribadendo il diritto dei bambini a crescere “senza costrizioni, senza violenze, senza un adulto che ci dica che non siamo abbastanza”.

Non manca il messaggio alle famiglie, alle quali l’autrice esprime solidarietà e vicinanza, auspicando che “giustizia verrà fatta” e invitando a non smettere di parlare, “sia nell’interesse dei vostri piccoli sia di altre famiglie che si possono trovare in situazioni simili”. Un appello chiaro a non voltarsi dall’altra parte e a proteggere chi non ha ancora gli strumenti per difendersi.

Nel finale, il ringraziamento al Servizio Civile e all’Arma dei Carabinieri di Benevento per il supporto ricevuto e per l’intervento tempestivo che avrebbe posto fine a “tanto dolore e tanta sofferenza ingiustificata”.

La vicenda, ancora oggetto di approfondimenti giudiziari, ha scosso profondamente la comunità cittadina, riaccendendo il dibattito sulla tutela dei minori e sui controlli all’interno delle strutture educative. Intanto, la voce di una giovane operatrice del servizio civile ha rotto il silenzio, diventando simbolo di una scelta necessaria: denunciare per difendere i più fragili.

Sul piano giudiziario, un nuovo passaggio è atteso già nelle prossime ore. Lunedì, infatti, sono in programma gli interrogatori di garanzia delle cinque maestre coinvolte: tre religiose di nazionalità straniera e due insegnanti laiche. Le educatrici – per le quali è stato disposto il divieto di dimora – compariranno dinanzi al giudice per le indagini preliminari e avranno la possibilità di fornire la propria versione sui fatti contestati, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Benevento.

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