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«Credevo di essermi addormentato, invece stavo morendo»: una lettera per dire grazie agli operatori del 118

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«Credevo di essermi addormentato. Invece stavo morendo». Comincia così la testimonianza che Vincenzo Di Lauro, da Cerreto Sannita, ha deciso di inviare alla nostra redazione per ringraziare pubblicamente gli operatori del servizio di emergenza 118 che, lo scorso sabato 24 gennaio, gli hanno salvato la vita.

Un racconto che va oltre la dimensione personale e diventa riconoscimento collettivo per una sanità che funziona, spesso lontana dai riflettori. «La buona sanità esiste – scrive Di Lauro – e merita di essere raccontata senza retorica, per il valore umano e professionale di chi opera ogni giorno in silenzio, con responsabilità enormi, sapendo che ogni secondo può fare la differenza tra la vita e la morte».

Tutto ha avuto inizio a Cerreto Sannita, quando Di Lauro si è recato presso la sede del 118 per un dolore al petto inizialmente sottovalutato. Gli accertamenti sono stati immediati: visita medica, elettrocardiogramma e prelievi ematici. Poco dopo, la diagnosi temuta: infarto. «Una parola che gela – racconta – ma che è stata subito seguita da gesti sicuri, terapie avviate senza esitazione e, soprattutto, da una calma contagiosa che mi ha fatto sentire protetto».

Disposto il trasferimento urgente all’ospedale di Benevento, si è reso necessario attendere l’arrivo di un’ambulanza medicalizzata da San Salvatore Telesino, poiché il mezzo disponibile a Cerreto Sannita era demedicalizzato. Un’attesa breve ma carica di tensione, vissuta sotto costante monitoraggio e assistenza sanitaria. «Mi sentivo tranquillo – scrive – perché sapevo di essere in mani competenti».

Durante il trasporto, però, si è verificato l’evento più drammatico. Quello che Di Lauro ha percepito come un semplice sonno era in realtà un arresto cardiaco improvviso: il cuore aveva raggiunto un ritmo caotico di 400–500 battiti al minuto, con perdita di coscienza, pressione arteriosa azzerata e respirazione assente. «Il cuore era elettricamente attivo, ma meccanicamente morto», spiega.

Nessuna sensazione, nessun dolore. Solo il vuoto. E in quel vuoto, l’intervento decisivo. Il medico a bordo ha riconosciuto immediatamente la gravità della situazione e ha defibrillato il cuore con prontezza e lucidità, interrompendo il caos e ristabilendo il battito. In pochi secondi, la vita è ripresa il suo corso.

«Oggi so quanto fosse sottile il confine tra la vita e la morte – conclude Di Lauro – e so che quel confine è stato superato grazie alla competenza, al sangue freddo e all’umanità di chi era accanto a me».

Una testimonianza che diventa anche un appello: non sottovalutare mai i sintomi, affidarsi ai servizi di emergenza e riconoscere il valore di chi, ogni giorno, lavora per salvare vite. «Io credevo di essermi addormentato – scrive – in realtà qualcuno mi ha riportato alla vita».

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