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CRONACA

Pendolari sanniti, l’altra faccia dell’Alta Velocità: numeri impietosi sulla linea Benevento–Roma

Nel 2025 l’8300 è arrivato puntuale solo 17 volte su 258 viaggi, l’8319 appena 110 su 310

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Ogni mattina, prima dell’alba, centinaia di pendolari sanniti salgono su un treno con una sola certezza: l’orario indicato sul tabellone è solo teorico. Il resto è affidato alla sorte. I dati contenuti nel dossier Altra Velocità – Analisi dei dati 2025 non raccontano un disagio episodico, ma certificano un fallimento strutturale del servizio ferroviario, che per il Sannio assume i contorni di una vera e propria penalizzazione territoriale.

Il report, che ha monitorato 90.425 treni Alta Velocità dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025, evidenzia un dato nazionale già di per sé allarmante: il 66% dei convogli arriva in ritardo, per un totale di 973.881 minuti persi, pari a 676 giorni di tempo sottratto ai viaggiatori in un solo anno.

Ma se il quadro generale è critico, quello che riguarda i collegamenti utilizzati quotidianamente dai pendolari sanniti verso Roma è semplicemente imbarazzante. Nel mirino finiscono in particolare due treni simbolo della mobilità pendolare sannita: il Frecciargento 8300 (verso Roma)  nel 2025 ha effettuato 258 viaggi ed è arrivato puntuale solo 17 volte. Una percentuale di puntualità che sfiora appena il 6,5%. Il Freccia 8319 (che dalla Capitale arriva nel Sannio) ha collezionato 310 viaggi complessivi nell’arco dell’anno con 110 arrivi puntuali, pari a circa il 35%.

Numeri che non necessitano di interpretazioni sofisticate: viaggiare in orario è l’eccezione, non la regola. Un dato che stride con qualsiasi narrazione istituzionale sul rilancio delle aree interne, sulla lotta allo spopolamento e sulla necessità di garantire servizi efficienti a chi sceglie di restare.

Mentre nelle stanze della politica si moltiplicano i discorsi su infrastrutture strategiche, sull’Alta Velocità Napoli–Bari, sul restyling della stazione centrale di Benevento con investimenti da milioni di euro, la realtà quotidiana racconta altro: ritardi cronici, disservizi ripetuti, incertezza costante.

Già a fine estate 2025 la tratta Benevento–Caserta era stata interessata da lavori che avevano costretto i pendolari a viaggiare su mezzi sostitutivi, con tempi dilatati e disagi pesanti. A quei cantieri si sono aggiunti incidenti di esercizio, ulteriori ritardi e soppressioni. Intanto, dal 2 al 15 febbraio 2026 è prevista una nuova interruzione della linea Benevento–Caserta, disposta da RFI per lavori legati all’Alta Capacità Napoli–Bari. Dopo interlocuzioni con Trenitalia, si è deciso di riproporre quanto già fatto a settembre 2025: consentire ai pendolari di sottoscrivere abbonamenti e prenotazioni da Caserta, viaggiando nel tratto Benevento–Caserta su autobus sostitutivi.

Una misura emergenziale che, però, suona come una resa quasi definitiva: invece di garantire un servizio ferroviario affidabile, si normalizza l’idea che un territorio debba accontentarsi di soluzioni provvisorie, lente e penalizzanti.

Il quadro si fa ancora più desolante se si guarda all’altro grande fronte: la linea Benevento–Napoli via Valle Caudina, chiusa da anni e la cui riapertura – se tutto andrà bene – viene ormai proiettata al 2027. Un collegamento fondamentale con il capoluogo regionale cancellato nel silenzio quasi totale della politica e delle istituzioni, che nelle sedi opportune hanno fatto troppo poco.

Il risultato è un territorio che, di fatto, viene isolato su più fronti, mentre si continua a parlare di sviluppo, attrattività e coesione territoriale.

Il dossier Altra Velocità dimostra che il ritardo non è un incidente, ma un fenomeno sistemico. Nel Sannio, però, questo sistema produce effetti ancora più gravi: tempo sottratto, stress, costi economici e scoraggiamento sociale.

A questo punto la domanda non è più solo  tecnica, ma politica: cosa ne pensa la deputazione sannita che oggi è al governo del Paese? Come si conciliano questi numeri – che somigliano a quelli di un servizio da “terzo mondo” – con le promesse di modernità, velocità e inclusione territoriale? Perché senza treni puntuali, affidabili e degni di questo nome, non c’è Alta Velocità che tenga, e il rischio è che il Sannio continui a viaggiare… sempre in ritardo.

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