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POLITICA

Le Europee, solo il primo round delle regionali

In quest’ottica andranno letti ed analizzati i risultati che le urne consegneranno, sia per cercare di misurare le conseguenze possibili sulla tenuta del governo e della maggioranza, dunque sulle prospettive del centrosinistra sul piano generale, sia per misurare gli effetti della contesa europea sui territori. Poche migliaia di voti in un contesto come quello delle nostre aree interne possono rappresentare una ipoteca per il futuro, poche migliaia di voti in meno di quelli previsti possono rappresentare una condanna

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Non illudetevi cari lettori, la campagna elettorale è tutt’altro che finita. E sì, perché in realtà queste elezioni europee hanno rappresentato solo il primo round delle regionali ed è in quest’ottica che andranno letti ed analizzati i risultati che le urne consegneranno (mentre vi scriviamo sono in corso le operazioni di voto). Sia per cercare di misurare le conseguenze possibili sulla tenuta del governo e della maggioranza, dunque sulle prospettive del centrosinistra sul piano generale, sia per misurare gli effetti della contesa europea sui territori.

Facile considerare, per esempio, che un eventuale tonfo della Lega aprirebbe la strada ad un cambio di rotta del Carroccio, alla ribellione del partito del Nord, alla fine della leadership di Matteo Salvini. Una nuova Lega, più di lotta e meno di governo, ricompattata sulle parole d’ordine di un tempo, sulla questione settentrionale, non potrebbe far altro che alzare l’asticella del conflitto interno alla maggioranza per riposizionarsi e puntare alle regionali, rivendicando la propria egemonia nelle roccaforti storiche, a partire dal Veneto di Zaia. E Giorgia Meloni difficilmente si farà logorare.

Allo stesso modo, una crescita significativa di Forza Italia segnerà la fine dei sogni egemonici di Fratelli d’Italia sull’universo moderato, restituendo agli eredi di Silvio Berlusconi un ruolo di assoluta centralità nelle dinamiche interne alla coalizione, a dispetto di quanti, all’indomani della dipartita del Cavaliere, scommisero sulla implosione del partito nel giro di qualche mese.

Venendo dall’altra parte del campo è chiaro che un buon risultato del Pd restituirebbe ad Elly Schlein la forza necessaria a rilanciare il proprio progetto di campo largo, tanto più in ragione del ridimensionamento del Movimento Cinque Stelle nella competizione interna. Non bisogna dimenticare che già da mesi i sondaggi segnalano che un ipotetico centrosinistra con Azione e Italia Viva sarebbe maggioranza nel Paese, ragione per la quale un Pd chiaramente egemone accanto ad un Movimento Cinque Stelle sopra il 15 per cento e ad una Sinistra ecologista ferma sulle percentuali che tutti i sondaggi più recenti, avrebbe molto più spazio per “costringere” i centristi alla mediazione, perché dinanzi ad un’alternativa credibile, capace di contendere la guida del Paese a questo destra-centro, molti veti e pregiudizi verrebbero meno. E il primo banco di prova, manco a dirlo, saranno le regionali.

Ma la lettura che più ci deve interessare è quella relativa alle conseguenze sui territori. In questa contesa ogni consorteria si è misurata, chi attraverso candidature dirette, chi muovendosi nell’ambito del partito di riferimento, chi navigando sottotraccia, ricercando fruttuose intese per il futuro. Una volta acquisito l’elenco degli eletti e dei bocciati, sarà importante verificare cosa si è davvero mosso provincia per provincia, facendo la tara con il voto amministrativo, sarà fondamentale comprendere fino a che punto gli accordi definiti hanno tenuto.

Poche migliaia di voti in un contesto come quello delle nostre aree interne possono rappresentare una ipoteca in vista delle regionali, indipendentemente dall’elezione del candidato alle europee su cui quei voti sono stati dirottati, possono blindare un accordo politico e garantire una prospettiva. Viceversa, poche migliaia di voti in meno di quelli previsti possono rappresentare una condanna. E se in termini complessivi sarà certamente importante verificare le percentuali raccolte sul piano regionale dalle singole forze politiche, nella lettura dei dati va sempre considerato il peso che il voto strutturato, ovvero degli apparati, esercita sulle elezioni regionali. Che si vincono in primo luogo con le liste, con la capacità di allargare la capacità di rappresentanza.

Questo vuol dire, tanto per essere chiari, che un partito molto forte sul piano dell’opinione, ma strutturalmente deficitario in termini di capacità di rappresentanza e radicamento, pagherà sempre dazio sul piano amministrativo rispetto al risultato ottenuto su quello politico. Lo verificheremo nei contesti coinvolti anche nella tornata amministrativa, almeno nei principali centri a partire da Avellino, unico capoluogo campano in ballo. Un principio che vale per il Movimento Cinque Stelle, ma anche per Fratelli d’Italia, almeno nelle realtà tradizionalmente di centrosinistra, dove la destra ha sempre giocato un ruolo marginale sui territori.

Insomma, le europee ci restituiranno l’istantanea fedele degli equilibri politici sui territori, della geografia del consenso provincia per provincia, dunque dei rapporti di forza tra forze politiche e consorterie. Un’istantanea che messa contro luce ci dirà molto anche sulle possibili candidature di maggiore peso per il prossimo Consiglio regionale, sulla tenuta del sistema deluchiano, sulla forza dei singoli riferimenti istituzionali. Fatti i conti, inizierà il secondo round.

 

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