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CULTURA

Mercato, piazza coperta, giardini, ristorante panoramico e facciate multimediali per promuovere Benevento: ecco la nuova piazza Duomo

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Uno dei momenti più attesi di ‘AI Architectural Innovation – Esplorando le Frontiere dell’Intelligenza Artificiale”, l’evento di questa sera organizzato dalla sannita Offtec e dall’Università degli Studi del Sannio, sarà la presentazione ufficiale della nuova piazza Duomo di Benevento. Come si sa, infatti, a redigere il progetto di fattibilità tecnica ed economica è stata proprio la rinomata società di progettazione guidata dal premiato architetto beneventano Flavian Basile, che ha come obiettivo principale quello di quello di restituire ai cittadini un luogo di incontro, dialogo e scambio culturale nel cuore della città.

Il nuovo edificio sarà sviluppato su quattro livelli. Il piano -1 conserverà la precedente impostazione planimetrica e sarà uno spazio fluido e versatile capace di ospitare diverse attività connesse alla promozione dei prodotti agro-alimentari e configurarsi come la tipica tipologia di mercato che incontriamo solitamente nelle maggiori città italiane e straniere.

Il piano terra ripercorrerà, invece, il tema della piazza coperta: in linea con quanto siamo abituati a vedere nelle grandi capitali, in cui al monumento religioso principale è sempre annessa un ampio slargo pronto ad accogliere la collettività, si pensa di organizzerà uno spazio che, liberato dalle arcate che ne disegnavano il carattere morfologico e ne limitavano le potenzialità, diventerà un open-space, da organizzare con piccoli stand di vendita, vegetazione indoor, sedute e punti di aggregazione collettiva.

Al primo piano, inoltre, gli ambienti saranno organizzati mediante l’utilizzo di partizioni flessibili che consentano lo svolgimento di diverse attività legate alla sfera culturale. L’intero progetto si caratterizza, però, per l’aggiunta sul piano di copertura di un nuovo volume che geometricamente trae le sue origini dal dialogo tra il sagrato del duomo ed il costruito circostante e dispone di una superficie di circa 500 mq in cui accogliere un bar-ristorante con terrazza panoramica.

LE FACCIATE – “Il progetto delle facciate – che è poi una delle grandissime novità – è volto alla valorizzazione dei caratteri distintivi dell’edificio con l’aggiunta di elementi tecnologici che, afferenti ad un linguaggio architettonico più strettamente contemporaneo, siano capaci di attribuire un senso di novità a tutto l’insieme. Laddove non si ha relazione diretta con il duomo, l’edificio si rende protagonista con il tema della multimedialità mediante una pelle vetrata lungo cui si aggrappa, su di un’imbracatura metallica agganciata alla muratura esistente, una serie infinita di pixel utilizzabili per la proiezione di video promozionali della città e, più in generale, del territorio. Un’architettura decisa che si mostra con aspetto scultoreo, dove la ripetizione di piccoli cubi architettonici, chiamati a scandire un motivo mai uguale, restituisce un particolare effetto di tridimensionalità e smaterializzazione del costruito”.

“Il risultato finale – spiega Flavian Basile, Chief Architect Offtec – identifica la nostra visione della progettazione: è un invito a cambiare, ad invertire un modello di progettazione verso uno che sia maggiormente incentrato sulla vita e le abitudini del cittadino del presente nel futuro. Un cambiamento di rotta per iniziare a pensare a città corte, sviluppate dal basso verso l’alto e viceversa. I cambiamenti climatici, le pandemie, la pubblica sicurezza hanno lasciato e lasciano anno dopo anno cicatrici e segni indelebili ma anche momenti, spunti e riflessione: basta territori irraggiungibili, dobbiamo fare largo a luoghi e volumi raccolti in pochi chilometri quadrati dove è possibile garantire inclusione sociale, possibilità, servizi, controlli adeguati, comfort e sostenibilità. Rigenerazione e riuso come cardini principali del prossimo futuro. 

Progettazioni e costruzioni sostenibili non sono argomenti e scelte legate solo alle tipologie di
come vogliamo a approcciare all’esecutivo in senso materiale ma riguardano innanzitutto la
pianificazione ed il futuro. Lavorare su una pianificazione architettonica rigenerativa ci
permette di ridefinire i rapporti tra pubblico e privato: una rigenerazione, che sia misurata ed equilibrata, e che non dimentichi l’importanza del verde, valorizzando l’elemento natura. Un modello inclusivo in cui le tracce del passato non sono rimosse ma reintegrate, esaltate nell’azione progettuale. Città raccolte in alcuni concetti fondamentali: cultura, servizi, energia, famiglie, lavoro, individuo. Spazi urbani di inclusione e sostenibilità sociale, in cui il nostro progetto, morbido e permeabile al contesto, si configura come fondamentale occasione di rinnovamento urbano con un unico importante obiettivo: la riqualificazione di un pezzo della città.

Un luogo – conclude Basile – che vuole essere nuovo punto di aggregazione dei sistemi urbani già caratterizzanti l’area, riconoscibile nei confronti dei suoi abitanti, reinterpretando un ruolo centrale di piazza come luogo capace di evocare non solo i valori storici ma anche quelli tecnologici, culturali, sociali e, forte del suo intorno, ambientali e naturalistici. Azioni multidirezionali accomunate dallo stesso obiettivo: restituire ai cittadini una porzione di città con una nuova struttura ad alto contenuto socio-tecnologico capace di innescare relazioni urbane di cui il quartiere non ha mai goduto prima. Riprogettare l’equilibrio tra spazio fisico e spazio sociale apre ad un nuovo modo di ripensare alla città, in armonia con luoghi che, riqualificati e riportati a nuova vita, stabiliscono nuovi valori identitari”.

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