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Storie beneventane – Il torrone

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Tra i ricordi più belli del Natale beneventano c’è sicuramente il torrone. Oggi però non vogliamo parlare di Giuseppe Alberti, che con la sua fabbrica di torroni e liquori ha conquistato il mondo. Quella che vogliamo raccontarvi è invece una tradizione antica, portata avanti da Alberti e da altre famiglie sannite, che hanno fatto la storia in città di questa golosità, conosciuta sin dai tempi dei Romani con il nome di ‘cupeta’, un torrone bianco ricco di mandorle e miele, di grossa pezzatura. Non a caso, infatti, i venditori ambulanti di torrone vengono chiamati ancora oggi “cupetari”.

A Benevento, è da sempre diffusissima la produzione del torrone, attività che si è poi estesa a tutta la provincia, che negli anni si è distinta per il sorgere continuo di numerosi centri produttivi di eccellenza, come a esempio le cittadine di Santa Croce del Sannio, San Marco dei Cavoti e Montefalcone di Val Fortore.

La fama del torrone di Benevento, già enclave dello Stato Pontificio, si diffuse in particolar modo nel XVII secolo, in quanto, in occasione delle feste natalizie, il prodotto veniva mandato finanche a Roma, in dono a prelati e ad alti personaggi della capitale. Non a caso nel secolo successivo una delle specialità prodotte, una vera leccornia, si chiamò appunto “torrone del Papa”, molto morbido, e che noi usavamo chiamarlo per questo “u turrone pu nonno cca nun tene i dient” .Caratteristico era anche l’involucro: era avvolto con carta sulla quale vi erano stampati i principali monumenti della nostra città. Ma furono soprattutto i Borboni nel 1800 a valorizzare la “cupeta beneventana” facendolo diventare il prodotto natalizio per eccellenza e dando avvio a una tradizione che si è tramandata nei secoli fino ai nostri giorni. La tradizione beneventana voleva anche che il giorno di Santa Lucia venisse donata la prima “Copeta” alla fidanzata. Le veniva portata a casa nella cosiddetta “Mappata”, un fagottino pieno di tante dolcezze dove spiccava appunto la copeta. I produttori in quel giorno la regalavano ai clienti più affezionati e agli amici per l’assaggio. Quella copeta era la prima produzione dell’anno ed era questo a renderla un dono prezioso, infatti prima del fatidico 13 dicembre era introvabile.

Se parliamo di “Torrone di Benevento” oggi ci riferiamo a diverse varietà: quello bianco con mandorle, il torrone bianco con nocciole, quello bianco morbido con mandorle e il Torroncino croccantino ricoperto con cioccolato, tipico di San Marco dei Cavoti.

Tante le fabbriche storiche con i laboratori sparsi in città: Nicola Borrillo, Giuseppe Pastore, Giuseppe Sifo, Salvatore Galasso, Fedele Iannace, Carmine Profeta, Arcangelo Rossi, Antonio Rummo, Gaetano Zoppoli, Cecere, Ficociello de La Piccola Giovanna), Consolazio, Tresca, la famiglia Rosa con le Fabbriche riunite. E ancora: Coscia, Sassano, Volume, Zanchiello, Capobianco, D’Auria, Guido Guida.

I nomi dei Torroni erano molto vari e fantasiosi. Sifo aveva fra le sue specialità Il Torrone del Sannio e il Sammartino, mentre la ditta Rossi lo chiamava Sammartino-Rossi, ma il prodotto di punta di quest’ ultima ditta era il torrone Manfredi. Giuseppe Pastore come sua specialità aveva il Torrone Leone XIII, a cui in seguito, si aggiunse il Pastorello, un torrone bianco aromatizzato allo Strega, il Tenerello ed il Sublime. La ditta Carmine Profeta produceva il Torrone Elena. Un torrone molto diffuso era il Torrone dei Morti tenero con impasto di nocciole e ricoperto di cioccolato.

E voi quale torrone preferivate? Scrivetecelo nei commenti per ricordare insieme a noi le bellissime tradizioni beneventane. Intanto auguro buone feste a tutti gli amici di Ntr24 e a tutti gli amici del gruppo facebook ‘Benevento c’era una volta’ dal vostro Nello Pinto.

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