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Opinioni

Il sistema sanitario campano è finalmente risanato. Ora tocca ricostruirlo

Se la Ragioneria generale dello Stato sostiene che le Asl della Campania sono tutte in attivo, a dispetto di quel che accade in gran parte del Paese, da Sud a Nord, vuol dire che siamo dinanzi ad un risultato di portata epocale che il governatore De Luca ha tutte le ragioni di rivendicare. Ma se sono oggettivi i numeri certificati dalla Ragioneria lo sono anche quelli con i quali siamo costretti a misurarci ogni giorno, a partire dalle liste d’attesa. Il risanamento non lo ha fatto Palazzo Santa Lucia ma lo hanno pagato e lo continuano a pagare i cittadini

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Vincenzo De Luca ha tutto il diritto, e persino il dovere, di rivendicare il merito storico di aver risanato il sistema sanitario regionale nonostante la Campania continui a risultare ultima nel riparto del fondo nazionale. E ha ragione quando manifesta indignazione per l’indifferenza con la quale il circuito mediatico nazionale ha accolto i numeri certificati dalla Ragioneria generale dello Stato, l’equivalente del Vangelo, secondo cui le Asl della Campania sono tutte senza debiti, con bilanci in attivo, a dispetto di quel che accade in gran parte delle regioni meridionali, certo, ma anche del centro nord.

Siamo dinanzi ad un risultato di portata epocale, al compimento di un’opera di risanamento sulla quale nessuno, solo un decennio fa, sarebbe stato disponibile a scommettere un euro. I fatti sono fatti.

Ma se nessuno può sfuggire all’evidenza dei numeri, se oggi nessuno può contestare quel che la Ragioneria generale dello Stato ha certificato, c’è un’altra verità che nessuno, nemmeno De Luca, può far finta di ignorare. I risultati di cui oggi possiamo gioire sono certamente figli dell’azione di questo governo regionale, ma sono, allo stesso modo, figli dei lunghi anni di commissariamento, anni di tagli ragionieristici e di chiusure sconsiderate.

Il sistema sanitario campano – questo è il punto – non è stato risanato attraverso la leva degli investimenti, ma attraverso una profonda opera di riorganizzazione fondata sulla drastica riduzione della spesa che ha spinto il pubblico a rinunciare alla propria funzione, a retrocedere in favore di un privato che sulla desertificazione sanitaria dei territori ha costruito e sta costruendo enormi profitti.

Il risanamento del sistema sanitario campano lo hanno pagato e lo stanno pagando i cittadini, le fasce sociali più esposte che non hanno alternativa al pubblico. Perché se sono oggettivi i numeri certificati dalla Ragioneria generale dello Stato lo sono anche quelli con i quali siamo costretti a misurarci ogni giorno.

Le liste d’attesa delle nostre strutture sanitarie erano allucinanti dieci anni fa e lo sono oggi. Sono decine di migliaia, oggi come dieci anni fa, i cittadini campani che ogni anno si vedono costretti a ricercare cure adeguate fuori regione. Sono centinaia di migliaia, invece, quelli che in questi anni hanno dovuto rinunciare a curarsi adeguatamente, a monitorare il proprio stato di salute, perché impossibilitati a rivolgersi al privato.

De Luca ha ragione a gioire ma non può chiedere di fare altrettanto ai cittadini. Perché la qualità della sanità campana è quella che è, perché le nostre strutture ospedaliere sono in perenne sofferenza, perché al di là dei numeri e dei proclami del Presidente quel che conta per il cittadino è la qualità del servizio, la risposta che riceve.

Meglio avrebbe fatto, il governatore, a ringraziare i cittadini campani per i sacrifici sostenuti in questi lunghi anni, per le sofferenze patite, meglio avrebbe fatto a brandire quei numeri come la prova più evidente di una verità che tante volte abbiamo ascoltato anche dalla sua voce: quando sull’altare dell’efficienza e della sostenibilità economica e finanziaria si sacrifica il diritto alla salute dei cittadini più esposti allora si cede alla barbarie del darwinismo.

Perché ora che il risanamento è compiuto c’è da ricostruire il sistema sanitario campano. Questo è il punto, questa è la battaglia da combattere prima che la guerra possa dirsi vinta, prima che il miracolo possa dirsi compiuto. E ci vorranno decenni.

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