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CULTURA

Dalla ‘guerra’ alle banche al padel con i calciatori. E un’amicizia speciale con il Ct Lippi: ecco Alfredo Montefusco, professionista ‘easy’

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Certa praestant incertis”. O anche: “Chi parte sa da che cosa fugge, ma non sa che cosa cerca”. Alfredo Montefusco non ha prestato ascolto né ai consigli dei latini né agli ammonimenti di Lello. E ha fatto bene. Specializzato nella gestione e trattazione degli NPL (Non Performing Loans) ovvero crediti non performanti, nel settore del contenzioso bancario è quello che nel calcio si definirebbe un “Top Player” assoluto. Come un pioniere ha scoperto e battuto un percorso sconosciuto agli altri. E’ arrivato per primo e primo è rimasto. Poteva andare diversamente? Sì, bastava seguire i consigli di tutti. Ma il punto è proprio questo: Alfredo è bravo a darli, i consigli, non a riceverli. Per info chiedere alle tante ‘very important person’ che alloggiano sulla sua pagina Instagram. La scala, però, si sale un grandino per volta. E a volte occorrono coraggio e intuizione per muovere il primo passo. “Laureato in Economia e Commercio, dovevo fare il fiscalista. Così, almeno, la pensavano tutti a Benevento. Ma al mio primo giorno di pratica, in un’azienda che vendeva bibite, dopo solo due ore di lavoro, alla fattura numero 71 ho detto basta. No grazie, non fa per me. E mi sono dimesso”.

E nessuno mosse obiezioni?

“In famiglia si arrabbiarono tutti. Non riuscivano a capire perché dinanzi a una strada già tracciata e sicura io decidevo di fare una deviazione così netta. Diciamolo pure, un salto nel buio”.

Perché?

“Quello che faccio io adesso, venticinque anni fa non lo faceva nessuno in Italia. Tutto nasce da un incarico che mi diede il Tribunale di Benevento. Una vicenda che coinvolgeva una banca. Iniziai a studiare e pian piano acquisii la materia. Così mi dedicai a questo settore. I primi lavori al Nord, con degli amici. Poi grazie al passaparola arrivarono le prime chiamate delle grandi aziende: Telemarket, Snaidero, Armani”.

La prima pratica importante?

“Con la Telemarket di Giorgio Corbelli, l’ex presidente del Napoli. Fu lui a introdurmi negli ambienti milanesi. La sua azienda era in difficoltà e Mino Martinazzoli, storico dirigente della Dc e suo amico, gli disse di rivolgersi a Pompeo Locatelli, ovvero il commercialista più importante d’Italia, storico consulente di Craxi, protagonista della fusione Eni-Montedison. E’ nel suo studio, per dare un’idea, che Berlusconi acquistò il Milan nel 1986. Ma Locatelli – quando ti rivolgi a lui per problemi con la tua azienda – è solito cambiare tutti i tuoi professionisti. Toccava anche a me perché non credeva fosse possibile vincere cause contro le banche. Proprio in quel momento, però, ne vinsi una da 600mila euro con la Banca Agricola Mantovana. Un altro momento di svolta. Locatelli cambiò idea e volle conoscermi già il giorno dopo. Iniziò a passarmi tutte le pratiche bancarie del suo studio. Dello studio più importante d’Italia. Locatelli un personaggio incredibile, geniale.  E unico: pensa che nel suo studio fa anche il pasticciere, il mestiere che era di suo padre”.

Di personaggi straordinari ne hai incontrati molti. Uno su tutti Marcello Lippi, la vostra amicizia è storia nota. Come vi siete conosciuti?

Conobbi prima il professore Castellacci, storico responsabile medico della Nazionale di calcio italiana. Anche con lui il rapporto è proseguito, abbiamo una casa insieme, a Santo Domingo. Risolsi i suoi problemi con la banca e mi disse che Marcello Lippi si trovava in una situazione analoga. Mi chiese dunque di incontrarlo e io, ovviamente, accettai”.

Il primo faccia a faccia con l’ultimo Ct italiano Campione del Mondo?

“A Viareggio, hotel Astor. Io – è cosa nota – vesto molto spartano: indosso tute con tessuto da vestiti, le faccio fare da un sarto. E’ che devo restare comodo, considerato che sono sempre in viaggio. Mi presento da Lippi vestito con questa tuta e lui mi fa: “Ma sei sicuro di essere un commercialista?”.

E tu?

“E tu sei sicuro di essere Marcello Lippi?” – gli risposi. L’inizio di una bella storia di amicizia, oggi siamo come fratelli e infatti mi sento uno di famiglia quando – e capita spesso – vado da loro. Simonetta, sua moglie, una cuoca straordinaria, quando sa del mio arrivo mi prepara sempre un piatto che adoro: peperoni e alici. E guai se Marcello viene a sapere che sono in Toscana e non vado a dormire a casa sua”.

Hai anche ricambiato, ospitandolo qui a Benevento

“Non una mia iniziativa ma una sua pazzia. Arrivato la mattina a Napoli, per un evento a cui doveva partecipare nel pomeriggio, si fece portare a Benevento nonostante le ‘proteste’ dell’organizzazione che lo aspettava per un pranzo ufficiale. “Io sono qui per una presentazione alle 17, adesso devo andare a Benevento” – spiegò loro. Giunto qui mi chiama e fa: “Mi hai detto che abiti vicino all’Arco di Traiano, no?” E mi manda la foto. Gli avevo decantato la pasta e patate di Moscovio e voleva assaggiarla. Ricordo ancora la passeggiata sul corso Garibaldi, la gente strabuzzava gli occhi: “Ma quello non è Lippi?”.

Racconto che stona con la narrazione della stampa: di Lippi solitamente si parla come di un personaggio schivo e riservato

“Macché! Una persona straordinaria, di grande semplicità e simpatia. E’ un anti-divo, glielo dico sempre”.

Incontrando Lippi hai trovato un fratello ma anche nuove opportunità professionali: la tua pagina Instagram è piena di foto con i più grandi campioni del calcio internazionale

“Beh, nel mondo del calcio quando ti presenti come il commercialista di Marcello Lippi cambia tutto. Tutti lo stimano e quindi pensano che se lui si fida di me è giusto darmi fiducia. E in poco tempo è cominciata una sorta di processione di calciatori. Anche perché tanti di loro si sono trovati in condizioni di contenzioso con una banca per un investimento sbagliato. E Marcello mi ripete sempre una cosa: mi hai sempre fatto fare bella figura, con chiunque ti ho presentato”.

E poi c’è la tua passione per lo sport che ti aiuta

“Tutti i miei rapporti personali con calciatori o Vip sono nati per questioni professionali. Se sono proseguiti è perché evidentemente mi riconoscono anche qualità etiche e umane. Se uno trascorre del tempo con una persona è perché si trova bene. Mi viene in mente la scorsa estate, le scorpacciate di partite notturne a padel con Verratti a casa sua ad Ibizia. La sera mi ritrovavo a cena con Ibrahimovic,  Lavezzi, Paredes e Lucas Hernandez”.

Su Ibra vado in conflitto di interessi quindi evitiamo racconti spiacevoli

“Ma guarda che non ce ne sono. E’ un ragazzo simpaticissimo, di una bontà pazzesca e persino timido. L’esatto opposto di come può apparire nella sua dimensione pubblica”.

Tra l’altro con il padel ti sei tolto pure qualche bella soddisfazione

“E sì, a maggio con il mio compagno di doppio Marco Camilleri abbiamo vinto nella categoria amatori della Padel Pro-Am Cup. Un torneo che si è tenuto a Viareggio e che è nato da un’idea di Davide Lippi. C’era anche la sezione professionisti/celebrities vinta da Luca Toni e Simone Cremona, un professionista che è stato anche campione d’Europa con la nazionale azzurra. Li abbiamo sfidati in una esibizione tra le coppie vincitrici delle due modalità, perdendo con onore. D’altronde io e Marco ci completiamo bene: lui più attaccante, io più difensivo e portato alla costruzione”.

Anche nel tuo passato sportivo, comunque, qualche esperienza importante l’hai maturata

“Con il calcio a 5, gli anni della Bar Franco e della Ferrini. Eravamo forti davvero, ci siamo fatti conoscere. Per la nostra bravura e diciamo anche per la nostra goliardia”.

E per restare in tema di goliardia parliamo di calcio: le tue foto con Lucioni segnarono la cavalcata vincente verso la Serie B

“Indimenticabile. Nacque tutto dalla partita di Foggia, quella contro la “Ferrari” di De Zerbi. Nella conferenza stampa post partita Vacca se ne uscì così: “Sembrava di giocare contro il Cerignola”. Per tutta risposta io e Lucioni ci inventammo questa cosa della foto con il nome del Cerignola a sostituire quello del Benevento. Iniziammo a vincere tutte le gare e la foto diventò un talismano. Quando ero fuori per lavoro e non postavo mi arrivavano anche più di mille messaggi: “Metti la foto! Pure il Corriere dello Sport nazionale ci fece un articolo”.

Tanti rapporti, tante amicizie. Anche a Benevento: quante volte ti hanno chiesto di impegnarti in politica?

“Più di una volta ma ho sempre rifiutato. Resto dell’idea che ognuno deve fare ciò che sa fare. E io no, la politica non saprei farla: sono un decisionista, vedo il bianco o il nero. Non resisterei un minuto in un mondo dove a farla da padrona è l’arte del compromesso”.

 

 

 

 

 

 

 

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