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Il Comitato ABC Sannio: ‘Mozione contro società mista per gestione Grande adduzione dell’acqua in Campania’

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“Domani 02.10.2023 il Consiglio Comunale di Benevento discuterà la mozione per fermare la privatizzazione della gestione della Grande adduzione dell’acqua nella nostra regione.

Con la delibera di giunta n. 312 del 31.05.2023 – scrive Giovanni Seneca del Comitato ABC Sannio – la Regione vuole privatizzare la Grande Adduzione in Campania, tramite una gara a doppio oggetto con la quale affidare ad una società mista gli acquedotti campani. Con questo provvedimento si da avvio alla costituzione di una società che ha ad oggetto il profitto sulle sorgenti di Caposele, Cassano Irpino, del Garigliano e della diga di Campolattaro, quando ne sarà completata l’opera di potabilizzazione.

La società mista non è la “forma di gestione più idonea per il perseguimento dell’interesse pubblico”, come sostenuto nella delibera, in quanto il privato per sua natura persegue il profitto, non sempre garantendo servizi efficienti. L’individuazione del socio privato, inoltre, non “garantisce alcuna anticipazione di opere a proprio carico”, perché gli investimenti nelle reti sono fatti sempre e solo dallo Stato, basti guardare alle opere per la realizzazione dell’invaso di Campolattaro che saranno realizzati, come ben sappiamo, con i fondi del PNRR.

La mozione che non ha rilevanza giuridica, perché le decisione spettano alla Regione, ma ha una forte valenza politica, poiché ipoteca il futuro delle future generazioni, che affronteranno il dramma delle emergenze idriche. Il consiglio comunale della città capoluogo ha l’obbligo di preservare le proprie risorse idriche dalla logica del profitto ed in particolare l’invaso di Campolattaro, con una decisione presa all’unanimità da tutti i consiglieri comunali, superando ogni divisione di appartenenza. Qui non stiamo parlando soltanto della forma di gestione, ma di sollecitare il governatore De Luca a portare in Consiglio Regionale il dibattito, perché la scelta riguarda il destino per i prossimi 30 anni di milioni di cittadini campani. La privatizzazione delle fonti non può essere decisa con delibera di Giunta, senza ascoltare la voce dei comitati popolari e delle associazioni che difendono il principio costituzionale sancito dal referendum del 2011, quando 26 milioni d’italiani hanno stabilito che non si può fare profitto sull’acqua.

Rivolgiamo un forte appello al sindaco Mastella ed ai consiglieri comunali di maggioranza invitandoli a votare la delibera, che è cosa diversa dalle scelte precedentemente assunte in seno all’ente Idrico Campano. Ritornare sulle proprie decisioni ed invitare la Regione a riflettere, non è segno di debolezza, ma espressione di buona politica.

È importante sottolineare che i consigli comunali di Napoli (seduta del 7.09.23) e di Avellino (seduta del 29.09.23) hanno approvato all’unanimità due mozioni identiche a quella che sarà discussa in consiglio comunale a Benevento.

I membri dei comitati per l’acqua pubblica della Campania hanno incontrato, insieme a padre Alex Zanotelli, l’assessore Bonavitacola per chiedere conto della delibera, ma ci è stato detto che questa soluzione era obbligata perché la Regione non può ogni volta fare una gara d’appalto per gestire le perdite dell’acquedotto Campano. Gli abbiamo risposto che è impensabile che la Regione con tutte le risorse di cui dispone, sia in termini di personale, sia di strutture, che di capacità d’investimento, non sia in grado di gestire l’acqua bene comune, di cui la nostra Campania è ricchissima, come più volte sottolineato dal presidente Vincenzo Luca.

È inaccettabile – prosegue Seneca – che le multinazionali facciano due volte profitto su una risorsa che non gli appartiene: prima attraverso la vendita all’ingrosso dell’acqua ai vari gestori della Campania e poi attraverso la vendita al dettaglio ai consumatori finali, che subiranno gli inevitabili aumenti dei prezzi, come dichiarato dallo stesso sindaco Mastella nell’ultimo consiglio comunale.

Il Sannio ha già pagato tanto in termini ambientali e di risorse per la realizzazione dell’invaso: sarebbe una beffa enorme che questo enorme patrimonio sia gestito dalle multinazionali. Per questi motivi chiediamo a tutti i consiglieri comunali di essere “Concordes in unum” come scritto sulla parete dell’aula di Palazzo Mosti e con unica voce approvare all’unanimità la mozione, dicendo con forza a De Luca: “Giù le mani dall’acqua della diga di Campolattaro”, conclude Seneca.

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