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ECONOMIA

Vino: un’identità ritrovata a Solopaca, nel cuore della Campania viticola

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Immaginiamo che, secondo una modalità consigliata e sostenuta dall’Europa, un gruppo di viticoltori indaghi sulle proprie origini in un’area interna, cercando di riscoprire quelle varietà che nella tradizione hanno reso riconoscibile il vino prodotto. Individuate, cercano il supporto della ricerca per avere la certezza dell’identificazione e saperne di più a livello agronomico, enologico e culturale. Il vino, di suo, riporta infatti alla memoria una strada di qualità non più percorsa. Le varietà vengono studiate in profondità con il territorio di appartenenza e, al termine, candidate all’iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Tutto questo è accaduto nella realtà

Grazie al lavoro congiunto dell’Associazione dei Vignaioli di Solopaca, animatori e sostenitori dell’iniziativa, e degli enti di ricerca CREA (VE di Turi, BA) e CNR (ISPC di Potenza e ISAFoM di Portici, NA) il 26 giugno 2023 con Decreto del MASAF (G.U. n. 170 del 22.07.2023) la base ampelografica italiana e campana, in particolare, si è dunque arricchita: per il territorio di Solopaca (BN), delle varietà Agostina b. (RNVV, n. 985), Tennecchia n. (RNVV, n. 991) o Tentiglia, Uva Urmo b. (RNVV, n. 992), e il riconoscimento del sinonimo Arulo (o Vernaccia d’Arulo) al Grero n. (RNVV, n. 448); e, attraverso l’impegno diretto dei suddetti enti anche nella Media Valle del Volturno e nella Penisola Sorrentina, con la riscoperta delle varietà Ingannapastore b. (RNVV, n. 988), Castagnara n. (RNVV, n. 986), Sabato n. (RNVV, n. 989) e Suppezza n. (RNVV, n. 990).

Ciascuna di esse è stata approfondita nelle sue peculiarità agronomiche e culturali, all’interno di un ampio progetto di ricerca sulla Biodiversità Agricola Storica (CNR DUS.AD013.036), e i risultati sono in corso di pubblicazione, con il contributo anche di AIS Toscana – Delegazione di Grosseto, scelta al di fuori della regione per ricevere una valutazione super partes delle risultanze enologiche. Il terroir di Solopaca, nel più esteso ambito geografico e storico-culturale del comprensorio Taburno Camposauro, riprende così vitalità e consistenza, unendo la cartografia delle caratteristiche fisico-ambientali all’esame agronomico e ampelografico delle varietà e alla ridefinizione topografico-storica del comprensorio, in un arco di 2500 anni di produzione vitivinicola (dai Sanniti ai Romani attraverso i Greci) sostenuta da approfonditi dati genetici e storici sulla biodiversità culturale della vite in Campania.

Un territorio può riconoscersi sul mercato grazie a un brend omnicomprensivo, oppure a singole denominazioni o a entrambe, e non si può ‘a priori’ dire quale soluzione sia migliore. La preferenza può mutare a seconda dei periodi, delle modifiche del gusto o di scelte appropriate. La vera differenza la fanno la conoscenza e la consapevolezza dello spessore culturale che ciascun territorio si porta dietro assieme alle varietà, in un intervallo temporale variabile tanto quanto la memoria del valore dato ad esse da chi lo abita.

I vignaioli di Solopaca, della media Valle del Volturno e della Penisola Sorrentina siano pronti a raccogliere questa opportunità.

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