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Opinioni

L’Autonomia differenziata e il Pnrr nel Paese di Don Milani: due facce della stessa secessione

I principi che hanno ispirato il Ministro Calderoli nella stesura di quel decreto infame sono gli stessi che stanno ispirando tutta l’azione di questo governo. Se non c’è cosa più ingiusta del fare parti uguali tra disuguali questi sono andati oltre facendo parti disuguali tra disuguali. Giammai per rincorrere l’uguaglianza, quanto per premiare i primi e lasciar morire gli ultimi. Ovviamente nel nome del merito

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Il primo vero appuntamento dell’estate militante annunciata da Elly Schlein nel corso dell’ultima direzione nazionale del Partito democratico è fissato, come certamente saprete, per il prossimo 15 luglio a Napoli. Una grande manifestazione contro l’autonomia differenziata proposta da questo governo, contro un disegno di riforme che, nella sostanza, si risolve in una secessione di fatto. Non è un’opinione ma un’evidenza cristallina, al di là della retorica di quanti, anche a queste latitudini, da destra provano a legittimare quel disegno, blaterando di efficienza e responsabilità dei territori, teorizzando ricadute più vantaggiose per il Mezzogiorno che per il resto del Paese.

Un’evidenza cristallina che è tutta lì, nelle parole pronunciate non a caso dal governatore De Luca, ovvero da colui che prima di tutti ha denunciato i pericoli che si celano dietro questo disegno di riforme, alla vigilia del Consiglio dei Ministri che approvò, lo scorso febbraio, il decreto Calderoli: non esiste un organismo tecnico a cui dovrebbe essere affidata la definizione dei livelli essenziali di assistenza, dunque tutto verrebbe demandato alla discrezionalità politica. Si teorizza una riforma a costo zero, assumendo che i divari regionali nella spesa pubblica resterebbero intatti, e allo stesso tempo verrebbe riconosciuto alle Regioni con maggiore capacità fiscale il diritto di trattenere un residuo. Infine, si prevedono contratti integrativi regionali per la Sanità, che renderebbero impossibile garantire servizi uniformi a tutti i cittadini spaccando di fatto il sistema sanitario nazionale, e criteri per il ridimensionamento scolastico che danneggerebbero, numeri alla mano, il Mezzogiorno e nel Mezzogiorno, manco a dirlo, le aree interne e arginali.

Il prossimo 15 luglio, dunque, sarà dovere di tutti essere in piazza, almeno di tutti coloro che ritengono giusto difendere l’unità del Paese in ossequio al dettato costituzionale, al di là delle appartenenze e delle sensibilità politiche. Sarebbe però un errore considerare quel disegno di riforme l’unico pericolo da combattere, senza considerare quel che già sta accadendo. Il rischio sarebbe quello di concedere a questa destra campo libero nell’attuazione sostanziale dei medesimi principi che ispirano quel disegno di riforme, sarebbe quello di concedere a questa destra lo spazio per fare dell’autonomia differenziata un’arma di distrazione politica funzionale a far passare schifezze già in essere a danno del Sud ed in particolare delle sue aree interne.

Facciamo due esempi.
Se da settimane facciamo la conta degli istituti scolastici destinati a sparire in ragione delle ultime disposizioni del Ministero della Pubblica Istruzione è perché quelle disposizioni sono state ispirate da una visione darwinistica della società in ragione della quale il diritto universale allo studio viene sacrificato sull’altare dell’algebra, della sostenibilità economica. Una scuola può continuare ad esistere solo nella misura in cui i numeri lo consentono, solo nella misura in cui è sostenibile. Dunque la desertificazione scolastica è l’unica via percorribile in quei territori svuotati da decenni di spopolamento, dunque non c’è alternativa a tagliare, razionalizzare, accorpare. E poco conta se tagliando, razionalizzando ed accorpando si comprime il diritto allo studio di ragazze e ragazzi a cui dovrebbero essere garantite le medesime condizioni che invece vengono riconosciute a quanti hanno la fortuna di nascere in una città. Poco conta se tagliando, razionalizzando e accorpando si costringono intere generazioni ad una quotidianità insostenibile, una quotidianità pendolare, fatta di lunghi spostamenti su strade remote, di orari impossibili, di una socialità condizionata da una insormontabile marginalità demografica e geografica. Insormontabile per legge, si capisce.

Allo stesso modo è ormai del tutto evidente che il Piano nazionale di ripresa e resilienza, almeno per come era stato definito, è saltato. Solo nei mesi a venire capiremo quanti di quei duecento miliardi di euro andranno persi o restituiti, quanti e quali progetti verranno cestinati o, nel migliore dei casi, spostati su altre linee di finanziamento, su altri fondi di programmazione. Non parliamo solo di infrastrutture come nel caso di Valle Ufita ma parliamo di tutto, innanzitutto di sanità, di servizi primari, di welfare. Parliamo di duecento miliardi di euro che per almeno il 40 per cento dovrebbero essere investiti nel Mezzogiorno, parliamo del New Generation Eu, dunque di un piano di investimenti concepito a Bruxelles con l’obiettivo di colmare il divario tra le aree meno sviluppate d’Europa ed il resto del Continente.

Questa è la ragione per la quale al nostro Paese sono state riconosciute le risorse più ingenti, questa è la ragione per la quale il 40 per cento di quelle risorse sono state riconosciute al Sud, questa è la ragione per la quale quel 40 per cento dovrebbe essere investito in primo luogo nelle aree interne e marginali, che pagano a loro volta un enorme divario con il resto dei territori. Questo governo ha già dichiarato la resa sul Pnrr ed è una resa che pagherà solo il Sud ed in particolar modo i territori marginali. Il conto sarebbe salatissimo anche nel caso in cui venisse riconosciuto al Meridione il 40 per cento di quel che resterà dei 200miliardi riconosciuti in principio all’Italia. Ma visto e considerato che sarà fondamentale garantire la realizzazione degli investimenti in tempi molto stretti, che tali resteranno a prescindere da una eventuale proroga dei termini fissati, tutto suggerisce che verranno privilegiati i progetti previsti nei contesti territoriali più avanzati che sono quelli dove si rileva maggiore capacità di spesa.

Ecco, dunque, che l’autonomia differenziata è già un processo in essere. I principi che hanno ispirato il Ministro Calderoli nella stesura di quel decreto infame sono gli stessi che stanno ispirando tutta l’azione di questo governo. Don Milani ci ha insegnato che non c’è cosa più ingiusta del fare parti uguali tra disuguali. Questi sono andati oltre facendo parti disuguali tra disuguali. Giammai per rincorrere l’uguaglianza, quanto per premiare i primi e lasciar morire gli ultimi. Ovviamente nel nome del merito.

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