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Il sannita Lampugnale (Vice Presidente PI Confindustria) relatore al Business Forum internazionale Italia–Francia–Germania

L'imprenditore beneventano: “La nuova regolamentazione finanziaria non penalizzi le piccole e medie imprese. Ecco le priorità da seguire per aiutare le PMI a mantenere la propria competitività”

“Nella evoluzione della regolamentazione finanziaria in corso bisogna tener conto delle specificità delle Pmi europee, se vogliamo aiutare le piccole e medie imprese a mantenere la propria competitività in contesti internazionali. Tre sono le priorità da seguire: nuove ulteriori misure di sostegno al debito; regole di Basilea III più ‘leggere’ a sostegno delle piccole e medie imprese; standard ESG semplificati a misura di Pmi in grado di garantire la corretta finanza di transizione”. Lo ha affermato Pasquale Lampugnale, vice presidente nazionale PI Confindustria con delega ad Economia, Credito, Finanza e Fisco, nel corso del suo intervento al 4° Business Forum Trilaterale fra le associazioni confindustriali italiana, francese (Medef) e tedesca (Bdi) conclusosi venerdì 2 dicembre a Roma.

Al summit internazionale hanno partecipato, fra gli altri, oltre ai Presidenti di Confindustria Carlo Bonomi, di Medef Goffroy Roux de Bezieux e di Bdi Siegfried Russwurm, anche il Commissario Europeo per l’Economia Paolo Gentiloni, il vicepresidente della Commissione Europea Maros Sefcovic, i Ministri Antonio Tajani (Esteri) e Adolfo Urso (Sviluppo economico), la Presidente della Commissione Affari Economici del Parlamento Europeo Irene Tinagli, l’Ambasciatore francese in Italia Christian Masset, e ancora Vincenzo Boccia (Presidente Luiss), Emma Marcegaglia (Presidente e Ad Finmar srl), Antonio D’Amato (presidente Seda Group).

Alle sfide della finanza corporate è stato dedicato il panel al quale ha partecipato Lampugnale, che ha spiegato: “Negli ultimi anni, anche a causa del Covid, le aziende hanno aumentato il loro indebitamento minando la propria capacità di investire. E’ necessario pertanto un impegno congiunto da parte delle istituzioni nazionali ed europee per sostenere le imprese con misure straordinarie in grado di consentire loro di sostenere il debito in essere e aumentare la disponibilità di liquidità, modificare le norme bancarie europee sugli aiuti di Stato e sostenere l’accesso delle imprese ai finanziamenti attraverso garanzie pubbliche, incoraggiare la rinegoziazione dei debiti bancari su scadenze più lunghe per migliorare la sostenibilità del debito ed evitare effetti negativi sul loro merito creditizio”.

“Misure di tolleranza come la moratoria sui debiti o la rinegoziazione dei termini di rimborso – continua Lampugnale – si sono dimostrate efficaci nel sostenere le imprese sane ad affrontare difficoltà temporanee. Tuttavia, le norme sulla definizione di default fornite dal regolamento bancario europeo possono scoraggiare le banche nel concedere misure di tolleranza. E’ urgente allora cambiare queste regole, così come è stato fatto durante la pandemia. A livello europeo, Confindustria ritiene utile modificare il “TCF – Temporary Crisis Framework for State Aid measures” aumentando da 6 a 15 anni le scadenze dei prestiti garantiti, in modo da rafforzare la struttura finanziaria delle imprese e fornire loro liquidità immediata utile a pagare le bollette energetiche. A livello nazionale, viene evidenziata invece la necessità di rafforzare i regimi di garanzia pubblica gestiti dal Fondo di Garanzia PMI e SACE fino al livello massimo consentito dal TCF”.

E’ importante, sottolinea ancora Lampugnale, che la finalizzazione delle regole di Basilea III a livello comunitario, pur garantendo la stabilità finanziaria, tenga conto delle specificità delle imprese europee e non comporti esclusivamente aumenti significativi dei requisiti patrimoniali. Questo rischio è in realtà più che concreto se si considera che l’Autorità bancaria europea ha recentemente stimato che l’introduzione delle nuove regole, così come proposto dalla Commissione europea, comporterebbe un aumento del 15% dei requisiti patrimoniali per le banche. “Per questo motivo – afferma – come Confindustria abbiamo espresso la preoccupazione che un ulteriore inasprimento delle norme prudenziali possa sollevare problemi di finanziamento, in particolare per quanto riguarda le Pmi”.

Altro tema trattato da Lampugnale nel suo intervento è la finanza sostenibile fra banche, grandi e piccole imprese. “Le imprese, in generale, stanno sostenendo la transizione sostenibile: quasi il 70% delle aziende manifatturiere in Italia con almeno 3 dipendenti, infatti, ha intrapreso volontariamente, e cioè oltre gli obblighi di legge, azioni volte a ridurre l’impatto delle proprie attività sull’ambiente. Gli investimenti necessari alle PMI per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2030 sono stati stimati da Cerved in 135 miliardi di euro. L’intera architettura del regolamento sulla finanza sostenibile si basa ora sulla disponibilità di informazioni provenienti dalle imprese e sono numerose le disposizioni o aspettative di vigilanza e linee guida che richiederanno alle aziende di ogni dimensione di divulgare informazioni sul proprio livello di sostenibilità. Le relazioni tra banche e imprese saranno influenzate in modo significativo da questo contesto, e le banche saranno chiamate a valutare l’aderenza delle imprese ai criteri ESG: serviranno dunque standard semplificati di reporting perché queste ultime affrontino adeguatamente la transizione senza essere penalizzate e in modo che sia garantita l’opportuna e necessaria finanza sostenibile. Siamo preoccupati – conclude Lampugnale – dell’impatto negativo che il prossimo regolamento potrebbe avere sulle PMI , non si tratta solo di fornire informazioni agli stakeholder, si tratta di rimodellare la propria organizzazione al fine di raccogliere, monitorare ed eventualmente fornire informazioni. Questo è un processo costoso, che richiede anche tempo.”

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