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CULTURA

‘Il bianco e il nero’, i segreti e la doppia vita di una monaca nel romanzo del sannita Bocchino

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L’ombra di un’abbazia sospesa nel tempo e nello spazio, le storie di monaci e monache intrecciate tra loro, una trama accattivante raccontata dal giovane autore beneventano Matteo Bocchino nel suo romanzo d’esordio “Il bianco e il nero. Così scrisse Augusto Lemertani” pubblicato dalla casa editrice Oakmond Publishing e disponibile dallo scorso 29 settembre.

”Ed è in questo contesto sospeso – spiega l’autore – che si colloca lo sforzo iniziale di una ragazza misteriosa, Angelica, che è costretta a camminare a piedi sulla neve per raggiungere l’abbazia. Un’abbazia mista, in cui le monache convivono – seppure in sezioni separate – con i monaci. Ma quella ragazza – aggiunge – innocente e spaventata scompare subito: l’Angelica delle prime pagine lascia il posto a un’Angelica molto diversa, quando ormai sono trascorsi sette anni dal suo arrivo e ha imparato a nascondere ‘l’innocenza dietro un pesante velo di superbia’.

Tutti i monaci e le monache dell’abbazia, inoltre, hanno le vesti macchiate da peccati di sangue e di lussuria, da segreti di un passato dimenticato. Ma è Angelica a nascondere il segreto più grande: dimora nel Monastero con una doppia vita, di giorno vive la morte con il saio nero di una monaca, di notte si immerge nella vita con la veste bianca di una prostituta”.

La doppia vita di Angelica, dunque, e i comportamenti dei prelati sono il leitmotiv dell’intero romanzo. Angelica la monaca che di notte diventa un prostituta, la lussuria dei monaci e delle suore, un libro che promette di essere coinvolgente e accattivante: da leggere tutto d’un fiato.

Fede, amore, peccati e sangue, fra mille dubbi e riflessioni letterarie, tra lettere d’amore e tanti pettegolezzi, fili narrativi che aleggiano tra vita e morte, tra nero e bianco. I personaggi, illustrati sapientemente, chiedono a gran voce di far parlare di sé.

Il testo è diviso in 5 libri (“Il bianco e il nero”, “Vita”, “Morte”, “Il peccatore innocente”, “L’ingiusta giustizia”), un’architettura che richiama il Pentateuco, in cui si riconoscono varie simmetrie interne, e in cui si rincorrono citazioni letterarie, bibliche e agiografiche.

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