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POLITICA

Pd, i chiarimenti di Pio Canu e la replica a Graziano: “Il Sannio aveva scelto Moretti”

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“Con riferimento alla nota stampa dell’on. Stefano Graziano appare doveroso provare a chiarire alcuni fatti. È inesatto dire che Umberto Del Basso De Caro ‘non si sarebbe candidato ritenendo perdente il collegio uninominale di Benevento Caserta’. Come è noto, Del Basso De Caro, era stato designato dalle federazioni provinciali di Avellino e Benevento per il corrispondente collegio senatoriale”. Lo scrive in una nota di replica il vice segretario provinciale del Pd, Pio Canu.

“Quello di Benevento-Caserta, richiamato dall’on. Graziano – spiega -, è il collegio uninominale espressione dei territori di Benevento (per il 65%) e dell’Alto Casertano (per il 35%). Collegio rispetto al quale, l’Assemblea provinciale del PD Sannita e tutti i Segretari di Circolo avevano proposto, con voto unanime (incluso quella dell’allora presidente Antonella Pepe), la molto solida candidatura di Angelo Moretti. Candidatura che, successivamente, aveva ottenuto il sostegno degli Alleati della Lista del PD, Demos, e dei partiti della Coalizione, Verdi-Sinistra Italiana. Inoltre, la stessa Federazione di Caserta, sul cui territorio insiste la parte minoritaria del collegio, aveva condiviso la candidatura proposta dal PD Sannita.

L’indistinta ‘rosa dei nomi’ riguarda, invece, la composizione delle Liste Proporzionali – aggiunge – che sono di esclusiva competenza della Direzione Nazionale, come riporta giustamente l’on. Graziano. Il partito nazionale, con il regolamento del 26 luglio, aveva prioritariamente chiesto di ‘guardare ai territori’, la cui massima espressione sono gli uninominali, per individuare i profili più competitivi nei fondamentali duelli elettorali dei collegi di questo tipo. Come è noto, la battaglia elettorale si sarebbe consumata sui 221 collegi uninominali (147 della Camera e 74 del Senato). Battaglia che abbiamo sonoramente perso prevalendo in soli 17 territori (12 camera e 5 senato), pari al 7,7% del totale. Un disastro epocale!

Ciò che è apparso ‘inconsueto ed irrispettoso’ delle unanimi scelte di un partito – scrive ancora Canu – è stata la sostituzione della candidatura di Moretti nella notte del 16 agosto, avvenuta sull’asse Napoli-Roma. Una sostituzione operata nell’assoluta assenza di motivazioni e di informazioni del partito sannita. Un’operazione condotta con metodi poco chiari che ha direttamente coinvolto la Garante del PD Sannita la quale, a sua volta, non ha amai avvertito l’esigenza di condividere e di spiegare al partito quanto accaduto. Una spiegazione necessaria anche per sgomberare il campo dei dubbi e delle ‘cattive interpretazioni’ legittimamente emersi nei circoli territoriali che, dopo aver partecipato e condiviso la proposta di candidatura di Moretti, si sono sentiti ‘presi in giro’. Purtroppo, nessuno si è mai degnato di tanto. L’altra sera, nel suo intervento, la Garante dell’Assemblea Provinciale ha ripetuto, per ben 27 volte, l’espressione «IO mi sono candidata». In quell’IO, svettante senza remore sul NOI, risiede la motivazione politica di quanto consumato alla Rocca dei Rettori. Nessun atto tribale ma il semplice rispetto dei ruoli e delle funzioni. Nessuno ha mai inteso cacciare Antonella né non riconoscere le sue battaglie e il suo valore.

Semplicemente, il 90% dei componenti l’Assemblea (54), sottoscrivendo un chiaro e doveroso documento politico – conclude -, hanno invitato la Presidente a “fare un passo di lato” perché non più in condizioni di garantire l’imparzialità della funzione visto tutto quanto accaduto. Il rispetto delle decisioni prese, delle regole che abbiamo tutti scelto di darci e dei territori che si sono espressi non poteva essere occultato e bypassato. D’altro canto, il Segretario e la Segreteria Provinciale, sino all’ultimo secondo utile, si sono spesi per una soluzione di mediazione che non si è voluta praticare. La presidente ha purtroppo deciso di consumare lo scontro pretendendo la votazione per appello nominale, peraltro condotto dalla presidente medesima, affinché si rappresentasse una ‘cerimonia martirizzante’. Si poteva evitare, semplicemente anteponendo, per una volta, il NOI all’IO”.

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