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Una cittadina contro l’Asl: “Un mese per l’assistenza sanitaria. Situazione aberrante”

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“Stamattina ci siamo recati alla Asl di Benevento di via XXIV Maggio per ripristinare l’assistenza sanitaria di mio figlio Daniel che era stata sospesa perché il permesso di soggiorno era scaduto. Da premettere che mio figlio che è in via di adozione è influenzato, ha mal di gola e una bruttissima tosse, necessita di cure mediche ed avendo l’assistenza sanitaria sospesa può accedere alla cure solo in forma privata”. Così in una nota Daniela Basile per denunciare un disservizio alla Asl del capoluogo.
“La Asl di Benevento – prosegue Basile -, che ha 18000 esenzioni ticket da rinnovare ha stabilito che le prestazioni vanno prenotate. E fino a qui ci può stare ma questa fiscalità burocratica, questa disposizione non può assolutamente valere per chi deve accedere all’attivazione dell’assistenza sanitaria. Quindi all’Asl di Benevento un bambino appena nato cui deve essere assegnato il pediatra e attivata l’assistenza sanitaria deve prenotare e casomai aspettare un mese secondo il ragionamento della dirigente e dell’impiegato? Oggi è stata negato il diritto alle cure come sancito dal codice deontologico cui il medico prima e dirigente poi hanno prestato giuramento. Non solo, l’addetto al settore rinnovo prestazioni sanitarie mi rimanda dalla dirigente per farmi autorizzare perché il suddetto dipendente non poteva violare una direttiva! Quindi mi sono ritrovata dinnanzi al solito scarica barile tutto italiano! La dottoressa ha messo in dubbio che mio figlio fosse malato e ribadito che per le cure mediche avrei potuto rivolgermi all’ospedale Rummo.
Dopo le mie rimostranze – prosegue la nota – l’appuntamento è stato spostato a domani ma voglio che questa vicenda a dir poco vergognosa venga alla luce e che l’Asl prenda dei provvedimenti verso dipendenti che non rispettano le leggi costituzionali e la vita umana. Posso capire che per l’esenzione ticket o per il cambio di un medico che già si ha, si debba aspettare ma non si può rimandare ad un mese il diritto di vivere e di farsi curare di una persona sprovvista ancora di assistenza sanitaria. Un bambino appena nato, una persona appena trasferitasi in città, un immigrato non può attendere un mese e passa per essere assistito da una influenza che se non curata tempestivamente potrebbe degenerare in patologie ben più gravi!
Non è possibile – conclude – che in uno stato civile ancora oggi ci si debba arrabbiare, si debba lottare con tutte le forze per vedersi un diritto tutelato. Questa denuncia va resa pubblica perché non tutti hanno la forza di lottare e spesso subiscono passivamente perché deboli, perché discriminati fin troppo e non ce la fanno più a subire schiaffi da una società che è giunta ad un livello di disumanità aberrante”.