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Epigrafe sul Ponte S. Maria della Libera, gli “Amici dei Musei” chiedono l’intervento della Soprintendenza

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A poca distanza dal moderno ponte di Santa Maria degli Angeli sul fiume Sabato, esiste dal 1780 il ponte costruito dall’architetto Nicola Colle – De Vita, sotto il pontificato di Pio VI.

Esso prende nome dalla Chiesa di S. Maria della Libera, la quale, come racconta l’indignato storico Gianni Vergineo, fu “travolta nel 1978 dalle ruspe di eversori cattolici, non impediti né dagli affreschi del Castellano, né dai ricordi orsiniani, né dalle pie leggende che rimandano al tempo di Romualdo, assediato dall’esercito bizantino di Costante II (664), l’apparizione della Vergine Maria quale liberatrice della città e l’edificazione del primo tempio che porta nel nome il sogno della libertà del Ducato longobardo”.

A nulla valse la battaglia solitaria di un altro appassionato storico, Mons. Giovanni Giordano, per cercare di fermare “le ruspe sull’altare”.

Nelle sue Passeggiate Beneventane del 1925, mons. Salvatore De Lucia riporta il testo in latino della lapide, sormontata da Triregno e chiavi pontificie, posta sul parapetto del ponte, sotto le cui quattro arcate, oggi interrate e visibili solo da un lato, scorrevano veloci le acque dei canali, che davano vita ai “molini, vera fonte di benessere e di ricchezza, nei tempi passati…”

Pio VI fece costruire il ponte nel quadro di rifacimento del tratto stradale tra una delle otto porte della città, Porta Rufina (fatta saltare con l’esplosivo nel 1927) e l’Epitaffio, che segnava il confine tra Stato Pontificio e Regno di Napoli. L’epigrafe racconta anche i curatori dell’opera, i marchesi Pacca e Pedicini, e l’interessamento per la stessa da parte del cardinale Banditi.

Su questo ponte, nel 1860, l’ultimo delegato pontificio Odoardo Agnelli “nel giorno 5 settembre lasciò Benevento, ricevendo l’onore delle armi”, come ricorda Salvatore Rampone nelle sue ‘Memorie Politiche’. Nell’agosto 2016 una mano sconosciuta ha lasciato sulla lapide una scritta oscura (Tu Muori) che rimane ancora lì, a confermare l’attualità delle dure parole ottocentesche di Theodor Mommsen a proposito della persistente “noncuranza che i Beneventani mostrano per gli avanzi delle loro antichità”.

Gli Amici dei Musei e dei Beni Culturali del Sannio invitano, pertanto, la Soprintendenza Archeologica, belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento a voler intervenire in tempi brevi con il proprio personale specializzato per rimuovere quella scritta non più tollerabile. Da parte sua, la scrivente Associazione si impegna a cercare i mezzi finanziari per il restauro e la valorizzazione di un bene storico di valore identitario.

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