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CULTURA

I Borbone e il loro governo dell’Italia Meridionale, al Liceo Artistico l’incontro con Antonio De Lucia

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Si è svolto al Liceo Artistico l’incontro del giovedì con lo storico Antonio De Lucia, su un argomento che non smette di proporre spunti di riflessione: il giudizio storico sui Borbone e sul loro governo dell’Italia Meridionale.

Molto intrigante è stata soprattutto l’analisi semantica del termine “borbonico”, che può essere preso ad esempio di un meccanismo collaudato per distorcere a fini ideologici o politici gli eventi storici. In pratica, trasformare il significato connotativo di una parola in altri denotativi, induce a un pregiudizio che nulla ha più a che vedere con la conoscenza della verità. Se anche un dizionario come la Treccani pone il termine borbonico tra i sinonimi di retrogrado, appare evidente che da un pregiudizio collettivo di questo tipo non si esce più.

Eppure il periodo borbonico, soprattutto quello di Carlo III, fu un mirabile esempio di governo illuminato, teso a rimodernare un feudalesimo e un latifondismo già troppo radicato nella storia meridionale. Tutto ciò fu anche grazie alla presenza a Napoli di intellettuali e politici di grandissimo spessore, dal Filangieri al Tanucci, dal Genovesi all’Acton e al nostro Galanti, solo per citarne alcuni.

Ma poi, una serie di congiunture storiche interne ed esterne, tra cui la Rivoluzione Francese, produsse una svolta che finì per travolgere lo spirito riformistico, portando i Borbone a un atteggiamento di reazione che alla fine pagarono con la perdita del regno delle due Sicilie. Tuttavia l’unità d’Italia fu guerra di conquista di un regno sull’altro e, anche di rapina e sfruttamento. E tutto ciò con l’alibi di una presunta inferiorità meridionale, vuoi per motivi antropologici (pregiudizio che non smette di essere utilizzato) vuoi per motivi politici, vista la facilità con cui i Borbone di Napoli si prestavano a essere capri espiatori.

Tuttavia sulla scena della storia, come ha elencato De Lucia, ben altre mostruosità sono avvenute, e su di esse è spesso caduto il silenzio perché commesse da chi le guerre le ha vinte. Dagli eccidi avvenuti in Armenia a quelli nel Congo belga, dai massacri compiuti dai francesi (che tra l’altro furono anche loro in dominazione borbonica) in Indocina o in Algeria, per non dire del massacro di Nanchino o dei nativi americani, degli ebrei e così via, la storia è disseminata di un numero impressionante di delitti contro l’umanità. Per cui la contraddizione è tutta lì. La ragione sta sempre dalla parte di chi ha vinto, ma non i valori, perché la verità storica ci dice che sono altri.

Animato come sempre il dibattito che ha seguito l’intervento di De Lucia, al quale hanno preso parte Giacomo de Antonellis, Mario Pedicini, Mario Collarile, Teresa Simeone nonché Francesco Morante che faceva da moderatore dell’incontro. Al termine di una serata intensa, ad Antonio De Lucia è stata regalata una serigrafia stampata nel laboratorio del Liceo Artistico, opera del prof. Sebastiano Materazzo.

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