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Valle Telesina

Alta Capacità Napoli-Bari, un cittadino di Telese Terme interviene sul possibile cambio di tracciato della linea

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Proseguono le discussioni sul tracciato dell’Alta capacità Napoli-Bari nel territorio di Telese Terme. Il cittadino Giuseppe Perugini ha inviato una nota nella quale chiede ulteriori chiarimenti in merito alla possibilità di spostare i binari dal percorso attuale.

“L’intenzione – scrive Perugini – di mutare il progetto originale, redatto delle ferrovie, porta il tracciato in una zona alluvionale, così come stabilito dall’Autorità di Bacino con studi e osservazioni su almeno 100 anni di attività del fiume Calore.

L’obiettivo – prosegue la nota – è far rendere conto a chi di dovere che spostando il percorso in questa zona mette in serio pericolo la popolazione a ridosso del fiume e non. L’ 11 dicembre 1980, infatti, il Consiglio di Amministrazione della Cassa del Mezzogiorno diede il via libera definitivo alla costruzione della diga di Capolattaro. I lavori iniziarono nel 1981 e ultimati nel 1993: tempi lunghi protratti a causa di frane che ostacolavano il completamento dell’opera.

L’invaso – aggiunge il cittadino – fu costruito a ridosso del fiume Tammaro in una zona franosa e ad alto rischio sismico, nel comune di Campolattaro e limitrofi. Ricordiamo che il fiume Tammaro è un affluente del Calore, quindi possiamo immaginare i rischi a cui sono esposte le popolazioni.

Pericolosità recepite dai tecnici – spiega Perugini – che dopo 35 anni dall’inizio della realizzazione della diga fanno ancora collaudi sulla sicurezza dell’invaso, con riempimenti e svasamenti per stabilire sia il grado massimo di portata che quello di tenuta delle sponde. Nell’agosto scorso sono iniziate una serie di operazioni richieste dalla commissione di collaudo affidate all’agenzia speciale Asea.

Quindi noi cittadini – evidenzia la nota – ci sentiamo tra l’incudine e il martello. Istituzioni locali che vogliono che si realizzi un nuovo tracciato è una nuova stazione ferroviaria in zona rossa alluvionale e istituzioni che ancora oggi nel 2014 verificano la sicurezza della diga con continui collaudi.

Cosa succederà – si chiede Perugini – se la diga con i suoi 125 milioni di metri cubi di acqua in caso di straripamento o apertura di emergenza per tutta la Valle Telesina e alle relative infrastrutture pubbliche in essere o da realizzare?. Già nella 2010 fu sfiorata un tragedia, in 24 ore ben 10 milioni di metri cubi di acqua si sono aggiunti a quelli presenti nell’invaso della diga, portando il livello da 352 metri sul livello del mare a 355. Cosa sarebbe successo se quei 10 milioni di metri cubi di acqua si fossero riversati nel Calore?

Non a caso i tecnici delle ferrovie (ITALFERR  ed RFI) – conclude il cittadino – hanno escluso questa ipotesi di far passare il tracciato il queste zone, ma delocalizzando  in aree più sicure, poche decine di metri più a nord. Quindi io come umile cittadino e padre, invito i miei amministratori con documentazione tecnico-scentifica a smentire i miei giustificati dubbi”.

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