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POLITICA

I grillini sanniti contro l’amministrazione Pepe: “Fare ‘tabula rasa’ anche sul piano politico”

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I grillini sanniti sono intervenuti con una nota per commentare l’operazione “Tabula Rasa”, che ha portato all’arresto di 26 persone affiliate al “clan Sparandeo”, mettendo in evidenza anche la situazione politico-amministrativa del Comune.

“«Per amore del mio popolo non tacerò». Era il titolo del messaggio che Don Peppino Diana scrisse contro quella camorra che poi l’avrebbe ucciso il 19 marzo del 1994, nel giorno del suo onomastico, celebrato come Festa della Legalità in Campania da alcuni anni.
Vent’anni dopo l’assassinio di un martire della fede come “profezia” e della legalità, la mattina del 19 marzo è scattata l’operazione “Tabula rasa” che ha portato alla decapitazione del clan Sparandeo.

Sia prima di tutto reso plauso – scrivono nella nota – alle forze dell’ordine e alla magistratura che hanno portato avanti le indagini nell’omertà diffusa della nostra città, impaurita dalle intimidazioni di un gruppo criminale legato ai Casalesi.

Per amore del nostro popolo, dunque, non possiamo tacere! Che Benevento non fosse un’isola felice lo si sapeva oramai da anni, ma molti non si rendono ancora conto della pervasività della penetrazione criminale nel tessuto della città.

Lascia sgomenti leggere i frammenti di intercettazioni riportate dai giornali. Ciò che desta maggiore preoccupazione, al di là delle parole di circostanza rilasciate dal Sindaco Fausto Pepe, – proseguono i grillini – è l’emergere di un «tentativo di infiltrarsi nel business degli appalti». La magistratura sta cercando di accertare «il peso della cosca nelle elezioni del 2011».

Dalle intercettazioni emerge nitidamente come parte del mondo politico beneventano apparisse, agli occhi del clan, quanto meno “abbordabile” se non utilizzabile per i propri fini criminosi. È possibile chiudere gli occhi? È possibile fingere che la forza di un clan camorristico su un territorio possa avvenire senza una “zona grigia” di silenziosa connivenza o senza l’attivo aiuto della politica, che decide dell’uso del territorio? È possibile, insomma, che chi ha governato questa città per tanti anni sia totalmente esente da colpe? Noi pensiamo di no, e questo al di là delle responsabilità di singoli che eventualmente la magistratura accerterà. La questione è tutta politica. E riguarda trasversalmente tutte le forze politiche presenti in città.

Scriveva Don Peppe Diana: «È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi». Quelle parole parlano del nostro oggi, a Benevento. Per questo non possiamo più tacere.

La giunta Pepe, che rimane in vita solo per il volere del dominus incontrastato della sedicente sinistra beneventana, ora divenuto Sottosegretario, giunta che perde giorno per giorno pezzi (l’assessore Maccauro, forse l’assessore Coletta), a fronte dei recenti eventi, non più alcuna credibilità morale per continuare ad amministrare (malissimo) Benevento.

Per amore del nostro popolo – proseguono – abbiamo raccolto migliaia di firme che mostrano la scollatura fra cittadinanza e amministrazione. La magistratura e le forze dell’ordine hanno compiuto il loro dovere. È ora – concludono – di fare “tabula rasa” anche sul piano politico. Di dare a questa città, fino a quando si è ancora in tempo, fino a quando la collusione tra pezzi di politica e malavita non diventi endemica, come altrove in Campania, una classe dirigente che risponda delle proprie azioni alla co-munità di cui è espressione.

«Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia: “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso, dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”»”.

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