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POLITICA

Riunione del PSI campano sul Mezzogiorno: presenti la federazione di Benevento e Nardone con Futuridea

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Si è svolta questa mattina all’Hotel Polo Nautico di Salerno, l’iniziativa del Partito Socialista Italiano sul tema “Mezzogiorno Porta d’Europa”.

Alla tavola rotonda hanno partecipato personalità del mondo della cultura, della ricerca, dei sindacati, delle imprese e della politica, espressioni dei vari territori della Campania.

Anche il Sannio era presente con una delegazione della Federazione PSI di Benevento e con Futuridea rappresentata dal Presidente Carmine Nardone, il quale nel suo intervento, si è soffermato sui concetti dell’innovazione tecnologica applicata allo sviluppo del territorio e del mercato del lavoro, in un contesto dove però la classe dirigente meridionale trova più agevole farsi mediatrice di spesa pubblica piuttosto che impegnarsi per sperimentare una governance dell’innovazione.

L’iniziativa di Salerno (dopo Sicilia, Calabria e Basilicata) s’inserisce in un ciclo di sessioni preparatorie alla Conferenza Nazionale, che si terrà a Lecce i prossimi 31 marzo e 1 aprile.

Ad introdurre il dibattito la relazione di Enzo Maraio, Responsabile Mezzogiorno del PSI ed assessore al turismo del Comune di Salerno e le conclusioni sono state affidate a Marco Di Lello, Coordinatore della Segreteria nazionale del PSI.

“Nel Sud Italia, ha affermato l’Assessore Maraio, circolano ancora forme deteriori di un finto Meridionalismo che ha storicamente consegnato il Sud al suo interminabile declino, in cui hanno dilagato un deserto di libera iniziativa e di corruzione ambientale, un’antropologia politica fondata sullo scambio e sul servilismo. Il rilancio del Mezzogiorno, quindi, può ripartire fissando una prima e chiara discriminante di tipo culturale: optare tra sudismo e meridionalismo, fra vecchia concezione risarcitoria da parte del governo centrale verso il Mezzogiorno e rilancio e modernizzazione della “questione meridionale”.

Per riconquistare un ruolo da protagonista attivo, è necessario che il Mezzogiorno esca dalla crisi non solo “inseguendo” il modello di sviluppo settentrionale italiano ed europeo ma puntando su uno sviluppo “non residuale”, facendo da battistrada ad una nuova via per l’internazionalizzazione che riporti il Mediterraneo al centro dei grandi flussi economici e sociali tra il Sud ed il Nord del Mondo.

Il Sud Italia dovrà svolgere il ruolo di ponte naturale privilegiato tra l’Europa, i paesi del Mediterraneo e quelli del Medio Oriente, ruolo naturale non solo per motivi geografici ma soprattutto per similitudini sociali e culturali. Una piattaforma dei nuovi flussi (materiali e immateriali) che attraversano il Mediterraneo, creando una “rete dei meridioni europei” capace di interfacciarsi unitariamente con i Paesi del Maghreb e del Medio Oriente.

Non si tratta, quindi, di ripercorrere la strada del rivendicazionismo o della richiesta di risorse straordinarie: discutere del Mezzogiorno significa oggi confrontarsi con una realtà complessa che non appartiene all’Italia, ma all’Europa”.

 

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