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“L’unica soluzione ‘pacifica’ è il distacco alla Campania”

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Luigi Ruscello. Una riflessione sulla condizione difficile che la Campania sta attraversando. Una delle soluzioni ipotizzate per porre rimedio al degrado sarebbe il distaccamento dalla Campania.
“Sono diversi anni che, dalle colonne de Il Sannio Quotidiano, intervengo sul napolicentrismo o, meglio, sulla necessità di staccarsi dalla Regione Campania. Più recentemente, ho curato una ricerca dal titolo «Lasciare la Campania: Molisannio o Due Principati?»

Tanto premesso, l’attuale situazione dei «rifiuti» dimostra, se ve ne fosse ancora bisogno, la impossibilità oggettiva di accordarsi con la Regione Campania, in presenza di qualsivoglia tipo di guida politica. E poiché la vicenda è destinata a peggiorare e durare ancora molti anni (sono da considerare anche le emergenze sanitarie e idriche), l’unica soluzione «pacifica» è quella di promuovere il referendum per il distacco dell’intera Provincia di Benevento dalla Campania e coeva annessione al Molise.

La mia preferenza è rivolta alla creazione del Molisannio perché la procedura è relativamente semplice. Per avviare l’iter referendario, infatti, basta una deliberazione dell’Amministrazione Provinciale (quella assunta il 22 settembre 1993 non fu bastevole per le diverse norme vigenti al tempo). Naturalmente, se adottata all’unanimità e supportata da una pubblica sottoscrizione, avrebbe una maggior valenza, per cui non troverebbe ostacolo alcuno presso la Corte di Cassazione (Ufficio referendum). E, dopo l’esito positivo del referendum, sarebbe necessaria solo una legge ordinaria.

Tuttavia, è proprio l’esito del referendum il più grande ostacolo. Per questo tipo di referendum, infatti, non valgono le stesse norme degli altri, essendo necessario che votino «SI» la maggioranza degli iscritti alle liste elettorali, ivi compresi quelli iscritti all’AIRE (anagrafe degli italiani residenti all’estero). In altri termini, non è solo necessario che si rechi a votare più del 50% degli elettori, ma che gli stessi votino «SI».
In conclusione, se vi fosse la concorde volontà politica, una accorta e adeguata campagna informativa potrebbe far sì che l’esito risulti positivo. E, nel giro di un anno, si potrebbe concludere l’intera procedura”.
 

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