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Calcio

I miracoli di Marco Paoloni

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Marco Paoloni, 27 anni, di Civitavecchia. Alla Cremonese, per passare al Benevento nel mercato di gennaio. Un buon portiere, capace di interventi importanti, quelli che i tele e radiocronisti della domenica definiscono “miracoli”. Forse addirittura sprecato per la Prima divisione, quella che una volta si chiamava Serie C. Ma capace anche di altro, capace di tutto. Perfino di contribuire all’operazione: “Farmaco nell’acqua dei propri compagni di squadra”. Per perdere la partita. Per vincere la scommessa.

Qualche volta la scommessa si perde lo stesso. Tanto che quella gara, il 14 novembre 2010, la Cremonese, alla fine la vince, 2 a 0 sulla Paganese. Anche se cinque compagni e un uomo dello staff tecnico si sentono male (e uno di questi ha anche un incidente con la macchina ritornando a casa). Un brutto film, come in quel Cremonese-Spezia del 17 ottobre, con Paoloni che lascia tutti a bocca aperta per il modo in cui riesce a cacciarsi in una comica, consegnando la palla del pareggio agli attaccanti avversari. E, qualche minuto dopo, riesce anche a farsi espellere. Motivo? Una manata all’arbitro. Non c’è limite al peggio. L’importante è vincere, le scommesse non le partite.

Chissà se Paoloni ha mai visto il film “4-4-2” di Paolo Virzì. Valerio Mastrandrea è Barzalli, portiere dal passato di prestigio, ormai a fine carriera, solo il terzo in ordine gerarchico. Quello che non va neanche in panchina. Preso dallo sconforto, organizza insieme a due compagni un giro di scommesse. Obiettivo: avere i soldi per comprarsi un casolare nella campagna toscana. Tutto dipende dall’ultima di campionato. La sua squadra deve perdere. Al costo di far male in allenamento, molto male, al portiere titolare. Uno dei complici è il 12, tocca a lui prendere gol, Barzalli si gode tutto dalla panchina. Ma la rete non arriva. Solo un calcio di rigore al 90’, con espulsione del secondo portiere. Ultima azione: tocca a Barzalli. Se prende gol, niente promozione per i suoi. Silenzio sugli spalti. L’attaccante calcia dagli 11 metri. “Miracolo”, parata. Lui si becca le botte di un complice e anche se la squadra non passa lo stesso di categoria, perché fallisce, Barzalli diventa un eroe: “Barza para per noi”.

Nella realtà il finale è diverso e gli eroi di un tempo chiedono “pietà”.

Fonte | www.ilfattoquotidiano.it

 

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