ECONOMIA
Da ambulante in giro per il Sud ad un store amatissimo: la storia di Pasquale Bianco, il commerciante che ha trasformato i clienti in famiglia
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Ci sono persone che incontri per caso e che, dopo pochi minuti, ti fanno sentire come se le conoscessi da sempre. E poi ci sono luoghi nei quali entri per comprare qualcosa e dai quali esci portandoti dietro una storia, una risata, una stretta di mano, magari una confidenza che non avevi nemmeno pensato di raccontare. Da Bianco Corredi, in viale Principe di Napoli, a Benevento, succede esattamente questo. Lo store è veramente grande, oltre 700 metri quadrati. Ci sono materassi, corredi, intimo, pigiami, tessuti, prodotti di ogni genere e marchi che riempiono scaffali e vetrine. Ma dopo qualche minuto trascorso lì dentro ti accorgi che quella merce, per quanto importante, è quasi lo sfondo. Il vero protagonista è il via vai delle persone. Una signora entra per chiedere un consiglio. Un cliente si ferma a salutare. Qualcuno deve comprare un regalo. Qualcun altro passa soltanto per scambiare due parole. C’è chi arriva con un problema e chi con una battuta. Chi ha fretta e chi, invece, sembra non averne affatto.
E al centro di tutto c’è lui. Pasquale Bianco. Sta lì, in mezzo alla sua gente, con quella naturalezza che non si impara sui libri e che nessun corso di marketing potrebbe insegnare. Ascolta, scherza, dialoga. Ricorda facce, nomi, prodotti, storie. E soprattutto ricorda le persone. È forse questo il suo talento più grande: aver capito che dietro ogni cliente c’è un mondo.
Pasquale ha cominciato a lavorare come venditore ambulante quando aveva appena 13 anni. Non aveva un negozio, non aveva uno showroom come quello di oggi al Rione Ferrovia, non aveva scaffali pieni di prodotti. Non aveva neanche un furgone, ma la voglia di imparare, quella sì, l’ha sempre avuta. A portarlo con sé era lo zio Salvatore, ambulante. La domenica si partiva per i mercati della provincia di Latina. Durante la settimana si viaggiava, si cambiava regione, si cercavano piazze e vicoli affollati dove fermarsi e montare un banchetto. Era la cosiddetta “posteggia”. Un megafono per richiamare la gente, la merce da mostrare, le parole da trovare per convincere qualcuno a fermarsi. E poi la strada. Tanta strada. Il più giovane dormiva nel furgone. Quel ragazzo era Pasquale. Fu lì, probabilmente, che cominciò a costruirsi l’uomo che sarebbe diventato.
Imparò che per vendere non basta conoscere una stoffa, un materasso o un corredo. Bisogna conoscere chi hai davanti. Capire quando parlare e quando ascoltare. Essere convincente senza essere invadente. Avere diplomazia, pazienza, intraprendenza. E soprattutto rispetto.
Nel 1987 arriva il primo grande salto. Pasquale, ancora minorenne, affronta da solo un viaggio in Sicilia. È un battesimo di fuoco. Va bene, molto bene. E quella esperienza gli lascia dentro una certezza: quella sarebbe stata la sua strada. A 18 anni si mette in proprio. Compra un furgone. Poi arriva l’esperienza di un negozio a Casoria, aperto insieme a un amico. Dura tre anni. Potrebbe essere una battuta d’arresto. Per Pasquale è soltanto una curva. Riprende il furgone, riprende i suoi giri, torna a fare quello che conosce meglio. Attraversa territori, incontra persone, arriva fino al Sannio: Fragneto l’Abate, San Bartolomeo in Galdo. Finché, nel 1997, arriva il momento di fermarsi. Non perché abbia smesso di amare la strada. Ma perché finalmente può costruire il posto che ha sempre sognato.
Rione Ferrovia. Viale Principe di Napoli. È qui che nasce il negozio destinato a diventare una parte della storia personale e commerciale di Pasquale. Sono passati 29 anni. Nel 2001 arriva un altro passaggio decisivo: l’acquisto degli attuali locali, reso possibile anche dalla fiducia dei fornitori. Ed è una parola che torna spesso nella sua storia: fiducia. La fiducia che lui ha dato agli altri e quella che gli altri hanno dato a lui. Perché Pasquale ha costruito il proprio successo mattone dopo mattone, ma anche persona dopo persona. Non soltanto attraverso gli incassi, le aziende, i prodotti, l’ampliamento dello showroom. Attraverso i rapporti umani. “Le abilità, la bravura e i rapporti umani valgono più di qualsiasi ricchezza”, è la filosofia che emerge dalla sua storia. E basta osservarlo per qualche minuto per capire che non è una frase scritta su un libro. È il suo modo di vivere.
C’è una contraddizione bellissima nel soprannome di famiglia: “’O Scontent”. Un nome che sembra raccontare un uomo perennemente insoddisfatto, sempre arrabbiato, sempre alla ricerca di qualcosa che non va. E invece no. È un soprannome ironico. Perché in quella famiglia, racconta Pasquale, sono sempre stati solari, allegri, sorridenti. E forse non c’è definizione più lontana dall’uomo che oggi accoglie i suoi clienti. Pasquale sorride. Sorride molto. E, cosa ancora più importante, riesce a far sorridere gli altri. Anche quelli che arrivano con il muso lungo. Anche chi sembra avere poca voglia di parlare. Anche chi entra semplicemente per acquistare qualcosa e pensa di uscire cinque minuti dopo. Con Pasquale quei cinque minuti possono diventare mezz’ora. Perché lui trova sempre una parola. Una battuta. Un ricordo. Un dettaglio. E all’improvviso il cliente non è più soltanto un cliente. È Mario. È Anna. È “quella signora che venne qui qualche anno fa”. È una persona con una storia.
Pasquale ha anche una memoria fuori dal comune. In un negozio nel quale entrano continuamente nuovi prodotti e nuove collezioni, sembra avere nella testa un catalogo infinito. Ricorda articoli, clienti, preferenze. Ma forse la cosa più sorprendente è che non ricorda soltanto ciò che vende. Ricorda ciò che riguarda le persone. E questa è una differenza enorme. Perché puoi dimenticare il prezzo di un prodotto, ma difficilmente dimentichi chi ti ha fatto sentire importante.
Accanto a Pasquale c’è la sua famiglia: sua moglie Anna, colonna portante di una vita costruita insieme. I figli Giusi, Vincenzo e Rossana. E poi ce n’è un’altra, più grande, più rumorosa, imprevedibile. È la famiglia dei clienti. Una famiglia che nel corso degli anni ha trovato mille modi per dirgli grazie. C’è chi gli porta un dolce fatto in casa. Chi arriva con gli ortaggi dell’orto. Chi gli regala conserve, prodotti sott’olio. Piccoli doni dal valore economico quasi insignificante, ma dal significato enorme. Sono il modo semplice con cui una comunità dice a una persona: “Tu sei uno dei nostri”. E Pasquale questo legame lo ha sempre restituito. Anche nei momenti più difficili. Durante l’alluvione dell’ottobre 2015, quando tante famiglie del territorio si trovarono improvvisamente in difficoltà, non rimase a guardare. Il suo aiuto arrivò soprattutto a Pantano, dove oggi vive, e in altre contrade. Non per raccontarlo. Per farlo. Perché c’è una parte della sua storia che non passa dalle vetrine e non entra nei registratori di cassa. È quella della solidarietà.
Pasquale è originario di San Giuseppe Vesuviano, ma sono ormai trent’anni che Benevento è casa sua. E lui questa città la ama senza mezze misure. Nel suo libro la definisce “la città più bella del mondo”. E dei sanniti parla come di persone meravigliose, generose, educate e disponibili. Forse, però, la prova più autentica di questo amore non è ciò che Pasquale dice della città. È ciò che la città dice, ogni giorno, entrando dalla porta del suo negozio. Perché basta guardare quel via vai per capire che, in qualche modo, Benevento ha adottato Pasquale e Pasquale ha restituito quell’affetto.
Qualche anno fa il collega Antonio Martone ha deciso di mettere nero su bianco questa storia. Ne è nata una biografia dal titolo “Pasquale ‘o Scontent”. Ed è significativo che a essere raccontata non sia la vita di un attore, di un politico, di un campione dello sport. Ma quella di un commerciante. Di un uomo comune. Di uno di noi. Perché proprio qui sta la straordinarietà della sua storia. Pasquale non è partito da condizioni privilegiate. È partito a 13 anni da un furgone, dai mercati, dalle notti trascorse viaggiando, dai sacrifici, dalla necessità di imparare presto a stare al mondo. Ha perso, ha ricominciato, ha rischiato, ha lavorato. E ogni volta è ripartito realizzando i suoi sogni.
Oggi Bianco Corredi è una realtà importante a livello provinciale. Uno showroom grande, tanti brand, tantissimi prodotti. Ma Pasquale non sembra avere nessuna intenzione di sedersi sul risultato raggiunto. Il suo obiettivo è continuare: migliorare, inventare, guardare avanti. Perché forse il suo vero segreto è tutto racchiuso in quella prima parte della sua vita, quando era ancora un ragazzino e dormiva nel furgone insieme allo zio. Aveva imparato che la strada non finisce mai. E che ogni mattina bisogna ripartire.
Per questo, quando lo guardi muoversi nel suo negozio, non vedi soltanto un commerciante. Vedi ancora quel ragazzo. Quello che viaggiava. Quello che osservava. Quello che imparava. Quello che aveva capito, prima ancora di diventare grande, che nella vita bisogna avere coraggio, ma soprattutto bisogna avere rispetto delle persone. Forse è questa la ragione per cui, dopo quasi trent’anni dall’apertura del suo negozio, la porta di Bianco Corredi continua ad aprirsi e chiudersi senza sosta. Perché dentro non si vende soltanto un pigiama. Non si sceglie soltanto un materasso. Non si compra soltanto un corredo. Si entra da Pasquale. E questa, per molti, è già una ragione sufficiente.
Perché in un’epoca nella quale tutto corre, tutto cambia e spesso le relazioni diventano superficiali, c’è ancora qualcuno capace di fermarsi davanti a una persona, guardarla negli occhi e regalarle qualche minuto del proprio tempo. Pasquale lo fa da una vita. E forse è proprio questo il suo capolavoro.
Non aver costruito soltanto un negozio. Aver costruito intorno a quel negozio una comunità di persone. Una comunità fatta di clienti diventati amici, di amici diventati famiglia, di storie che si intrecciano ogni giorno.
Dopo un’ora con lui posso dire che Pasquale Bianco è innamorato delle persone ed è forse per questo che, dopo oltre 40 anni di lavoro, continua a fare la cosa che ha imparato per prima: aprire una porta, accogliere qualcuno, sorridere e ricominciare.



