POLITICA
Carmine Nardone e la riflessione sul declino sociale della rappresentanza: ‘Chi rappresenta oggi il lavoro in Parlamento?’
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“Un tempo in Parlamento sedevano operai, contadini, braccianti, artigiani. Non erano soltanto politici: erano persone che arrivavano dalle fabbriche, dai campi, dalle botteghe, dai piccoli comuni. Portavano dentro le istituzioni la loro esperienza di vita, il loro sapere concreto, la conoscenza diretta dei problemi delle comunità”. A sottolinearlo è Carmine Nardone, presidente di Futuridea, che richiama l’attenzione su quello che definisce «il progressivo declino sociale della rappresentanza».
“Poi qualcosa è cambiato – osserva Nardone –. Gli operai sono progressivamente scomparsi dalla rappresentanza parlamentare, i coltivatori sono diventati sempre più rari e anche i rappresentanti dei piccoli comuni hanno perso spazio. Nel frattempo è cresciuta la presenza di professionisti, dirigenti, imprenditori e consulenti. Sia chiaro – continua il presidente di Futuridea –: il problema non è chi è entrato in Parlamento. Il problema è chi è uscito. Perché un operaio conosce la fabbrica non attraverso una statistica; un coltivatore conosce la terra non attraverso un rapporto; chi vive in un piccolo comune conosce direttamente le difficoltà, le esigenze e le potenzialità di quel territorio. Sono forme di conoscenza che la politica non dovrebbe perdere”.
Per Nardone, infatti, la questione riguarda il significato stesso della democrazia: “La democrazia non è soltanto andare a votare. È anche sentirsi rappresentati. È sapere che dentro le istituzioni ci sono persone che conoscono direttamente le condizioni di vita, di lavoro e le difficoltà di una parte reale del Paese”. Da qui alcune domande che, secondo il presidente Nardone, non possono essere eluse. “Se l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, chi rappresenta oggi il lavoro? Chi porta dentro il Parlamento la voce concreta degli operai, dei lavoratori agricoli, degli artigiani, dei piccoli imprenditori e di quanti ogni giorno costruiscono, con il proprio lavoro, la ricchezza del Paese? E c’è una seconda domanda, ancora più difficile – aggiunge Nardone –: se il Parlamento dovrebbe rappresentare il Paese, quanto Paese è ancora realmente presente dentro il Parlamento quando il sistema delle liste bloccate determina la scelta di candidati nominati dai partiti, anziché consentire agli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti?
Non si tratta di rimpiangere il passato – conclude Carmine Nardone – ma di interrogarsi sul futuro della nostra democrazia. Una rappresentanza che perde progressivamente il contatto con il mondo del lavoro, con le campagne, con le piccole comunità e con i territori rischia di perdere anche una parte essenziale della conoscenza del Paese. Recuperare questa dimensione sociale della rappresentanza significa rafforzare la democrazia e restituire alle istituzioni un rapporto più diretto con la società reale”.




