CULTURA
“Qui Si Sana”, la memoria di un luogo misterioso diventa esperienza tra fotografia, cinema e realtà virtuale
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Storia, memoria popolare, arte e tecnologia si incontrano per raccontare uno dei luoghi più enigmatici e suggestivi di Benevento. È il progetto firmato dal fotografo sannita Giovanni Di Dio, dedicato al “Qui Si Sana”, edificio che da oltre quattro secoli attraversa la storia della città e che, nel tempo, è diventato anche protagonista di racconti, leggende e misteri.
L’iniziativa nasce con un obiettivo preciso: non limitarsi a documentare gli ambienti del palazzo, ma provare a restituirne l’atmosfera, le suggestioni e la memoria attraverso un linguaggio contemporaneo. Fotografia, cinema e tecnologie immersive diventano così strumenti per conservare e, in prospettiva, far rivivere virtualmente un luogo dal forte valore storico e simbolico.
Il progetto è stato realizzato grazie alla disponibilità del proprietario, Ludovico Vessichelli, che ha accolto l’idea di raccontare il “Qui Si Sana” attraverso uno sguardo nuovo, capace di mettere in dialogo il passato con le possibilità offerte dalle nuove tecnologie.
Il risultato è oggi disponibile al pubblico attraverso il video ufficiale e il servizio fotografico, pubblicati sui canali social di Di Dio Photo Agency, su Instagram e Facebook (link https://youtu.be/m1JSiaw4Obg?si=g4HiN5mxA5Uvgqd3).
A impreziosire la produzione è stato il contributo artistico di Annarita Grimaldi, nota make-up artist sannita, apprezzata per la creatività e per la capacità di trasformare il trucco in una vera forma di espressione artistica.
Alla realizzazione hanno inoltre collaborato la Carpe Diem Agency di Domenico Gallo e la professionista Rosyta Rispoli, che attraverso movenze, espressività e presenza scenica ha interpretato gli spazi del “Qui Si Sana”, diventando parte integrante della narrazione visiva.
Per raccontare il palazzo è stata utilizzata una combinazione di tecnologie di ripresa all’avanguardia. Il drone acrobatico FPV ha consentito di realizzare sequenze dinamiche all’interno degli spazi, accompagnando lo spettatore in un percorso immersivo e spettacolare. Le riprese cinematografiche, realizzate dal basso e dall’alto con droni e macchine di ultima generazione, hanno invece permesso di osservare il palazzo da prospettive insolite, mettendone in evidenza anche il rapporto con il paesaggio e con la città di Benevento.
Ma il progetto non si ferma al racconto fotografico e cinematografico. Una parte della produzione è stata realizzata attraverso droni a 360 gradi, con l’intento di conservare digitalmente gli ambienti e renderli, in futuro, nuovamente esplorabili attraverso la realtà virtuale e l’utilizzo di un visore. Una sorta di archivio immersivo destinato a custodire nel tempo la memoria di un luogo altrimenti difficilmente accessibile.
La storia del “Qui Si Sana” affonda le proprie radici in oltre quattro secoli di vicende. Nato come residenza dei Gesuiti, l’edificio è passato nel tempo dalla proprietà ecclesiastica a quella di una scuola materna, quindi ha conosciuto la funzione di ospedale militare e successivamente di ospedale psichiatrico. In seguito è passato alla famiglia Capasso-Torre, prima di essere progressivamente abbandonato.
È proprio durante gli anni dell’abbandono che intorno al palazzo hanno iniziato a proliferare racconti e leggende: storie di esoterismo, riti magici, presenze misteriose, fantasmi e presunte energie paranormali.
Il “Qui Si Sana” è stato inoltre, soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta, una sorta di luogo di prova per i giovani che, nelle ore notturne, si avventuravano nell’edificio per dimostrare il proprio coraggio. Le esperienze e le storie raccontate al ritorno contribuivano ad alimentare un immaginario collettivo nel quale realtà e fantasia finivano inevitabilmente per confondersi.
Negli anni più recenti, il palazzo è stato anche teatro di alcuni tragici episodi di cronaca, contribuendo ulteriormente alla sua fama di luogo misterioso.
In una città come Benevento, da sempre legata a un patrimonio di miti e leggende — dalla Zucculara alla Manilonga, fino alla tradizione delle janare — il “Qui Si Sana” rappresenta dunque un altro tassello di quella particolare memoria collettiva che continua ad alimentare il fascino della città.
“Trasformare la memoria in un’esperienza” È questo il senso del progetto secondo Giovanni Di Dio, che ha scelto di utilizzare la tecnologia non come semplice elemento spettacolare, ma come strumento per preservare e trasmettere la memoria. «Non volevo semplicemente fare un video di un palazzo — spiega Di Dio — volevo raccontare ciò che questo luogo trasmette: le sue stanze, i suoi spazi, la sua atmosfera. Sono sannita e credo che abbiamo un patrimonio enorme sotto gli occhi, ma spesso non ci fermiamo abbastanza a guardarlo».
Da qui l’idea di unire linguaggi differenti: fotografia, cinema, droni e realtà virtuale per costruire un racconto capace di guardare contemporaneamente al passato e al futuro.
Un modo per trasformare la memoria in esperienza e restituire nuova vita, almeno attraverso le immagini e la tecnologia, a un luogo che continua a occupare un posto particolare nell’immaginario dei beneventani.



