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La lettera: ‘Mio padre e mio cognato morti nell’incidente di Ponte Valentino. Le istituzioni? Assenti!’
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“Le istituzioni? Assenti”. È un atto d’accusa duro, quello affidato ai social da Gianluca De Rosa, noto commerciante di Rione Libertà e familiare delle due vittime del tragico incidente stradale avvenuto recentemente a Ponte Valentino, alle porte di Benevento. Antonio De Rosa, padre di Gianluca, e Giovanni Fasulo, cognato, hanno perso la vita nel drammatico schianto, lasciando nello sconforto familiari e conoscenti.
A distanza di poco tempo dalla tragedia, De Rosa ha scelto di affidare ai social tutta la propria amarezza, puntando il dito contro quella che definisce l’assenza delle istituzioni. «In questa tragedia che ha colpito la mia famiglia, le istituzioni dove erano?», scrive nel suo lungo messaggio. Secondo il suo racconto, nessun rappresentante istituzionale avrebbe manifestato vicinanza alla famiglia, neppure attraverso un semplice messaggio o un telegramma.
Parole dettate dal dolore, ma anche dalla convinzione che, davanti a tragedie di questo tipo, chi resta abbia bisogno di un gesto, di una parola di conforto. «Chi vive queste tragedie cerca una parola di conforto, un pensiero», sottolinea De Rosa, che denuncia una presunta disparità di attenzione da parte delle istituzioni, arrivando a parlare di «morti di serie A e serie B».
Nel mirino finisce anche la gestione della sicurezza stradale. Ponte Valentino, sostiene il cittadino beneventano, sarebbe ancora una volta teatro di una tragedia che ripropone interrogativi sulla sicurezza di una strada percorsa quotidianamente da migliaia di veicoli. «L’ennesima tragedia su quella strada che vede sfrecciare migliaia di macchine al giorno e nessuno fa niente», accusa, lamentando quello che definisce un susseguirsi di «parole portate via dal vento».
Il suo sfogo non si limita dunque alla mancata vicinanza istituzionale, ma si trasforma in una richiesta, seppur amara, di attenzione concreta sul fronte della sicurezza e della prevenzione. De Rosa sostiene infatti che la tragedia della propria famiglia sia anche il risultato di una situazione che, a suo giudizio, richiederebbe interventi più incisivi.
«Non mi voglio lamentare e chi mi conosce bene lo sa», scrive ancora, rivendicando la propria capacità di andare avanti nonostante il dolore. Ma questa volta, annuncia, non intende fermarsi: «Vado avanti come ho sempre fatto», afferma, accompagnando però questa determinazione alla richiesta di una maggiore responsabilità da parte delle istituzioni.
Nel messaggio De Rosa precisa inoltre di non voler trasformare il proprio sfogo in una polemica di carattere politico. «Non è una provocazione politica», chiarisce, chiedendo esplicitamente di evitare commenti riconducibili agli schieramenti. «Attualmente per me non esiste destra, sinistra, centro che mi riporti indietro i miei affetti», scrive.
Un dolore personale che diventa così anche una denuncia pubblica. Al centro restano due vite spezzate, le famiglie private dei propri cari e una strada che, secondo De Rosa, torna drammaticamente a interrogare la comunità beneventana sul tema della sicurezza.



