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CULTURA

Scomparsa Nicola Maria Martino: ad Arcos la sua ultima esposizione. Ferninando Creta: “La sua arte resta viva”

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on un lungo e sentito messaggio, Ferdinando Creta, direttore artistico del Museo Arcos di Benevento, ha ricordato Nicola Maria Martino dopo la notizia della sua scomparsa. Un omaggio che parte dalla recente mostra Cronache della costa, ospitata al museo sannita, e ripercorre la figura e l’eredità artistica del maestro.

“La notizia della scomparsa di Nicola Maria Martino mi ha profondamente colpito. Quando viene a mancare un artista della sua levatura, il sentimento che prevale non è soltanto quello del dolore, ma anche della gratitudine. Gratitudine per ciò che ha lasciato, per la bellezza che ha saputo generare, per la coerenza e la libertà con cui ha attraversato oltre mezzo secolo di ricerca artistica.

Solo pochi mesi fa, al Museo Arcos di Benevento, abbiamo avuto il privilegio di dedicargli la mostra Cronache della costa, curata da Francesco Creta. Oggi quel progetto assume inevitabilmente il valore di un ultimo, affettuoso omaggio a uno dei protagonisti più originali dell’arte contemporanea italiana.

Ricordo ancora l’emozione con cui abbiamo costruito quell’esposizione, consapevoli di trovarci di fronte a un artista che aveva saputo elaborare un linguaggio personalissimo, riconoscibile e mai ripetitivo. Le opere selezionate ripercorrevano oltre cinquant’anni di attività, offrendo al pubblico la possibilità di entrare nel cuore della sua poetica.

Una poetica fatta di mare, di luce e di memoria. Per Nicola Maria Martino il mare non era un tema iconografico. Era una condizione dell’anima. Era il luogo dell’attesa e del viaggio, dell’incontro e della lontananza. Era il tempo che scorre e il ricordo che riaffiora. Nelle sue tele il Mediterraneo diventava un grande spazio mentale e simbolico, abitato da approdi, rotte, orizzonti e silenzi.

I suoi blu resteranno una delle immagini più forti della sua ricerca. Blu profondi, luminosi, attraversati da vibrazioni cromatiche che sembravano custodire la memoria di un paesaggio infinito. Aveva ragione Francesco Creta quando, nel testo che accompagnava la mostra, scriveva che “nel blu di Martino si respira la profondità del Mediterraneo, la memoria di un orizzonte che non finisce mai”.

Era proprio questa la sensazione che il visitatore provava attraversando le sale di Arcos: quella di essere invitato a un viaggio che andava oltre la pittura. Le sue opere non si limitavano a rappresentare luoghi; evocavano stati d’animo, suggerivano ricordi, aprivano spazi di riflessione.

In un tempo in cui l’arte è spesso chiamata a rincorrere l’immediato e l’effimero, Nicola Maria Martino ha continuato a praticare la via più difficile: quella della profondità. Non ha mai ceduto alle mode, non ha mai cercato scorciatoie. Ha costruito il proprio percorso con rigore, sensibilità e una straordinaria fedeltà alla propria visione.

Per questo la mostra Cronache della costa è stata per il Museo Arcos qualcosa di più di un evento espositivo. È stata l’occasione per riaffermare una precisa idea di cultura: quella che mette al centro la qualità della ricerca, il dialogo tra le opere e il pubblico, la capacità dell’arte di generare conoscenza e consapevolezza.

Martino apparteneva a quella rara categoria di artisti che non hanno bisogno di effetti speciali per lasciare un segno. Le sue opere parlavano con discrezione, ma restavano nella memoria. Chiedevano tempo, attenzione, ascolto. E proprio per questo riuscivano a instaurare con lo spettatore un rapporto autentico e duraturo.

Oggi, ripensando alle sale di Arcos che hanno ospitato i suoi lavori, riaffiorano immagini, colori, emozioni. Riaffiora soprattutto la consapevolezza di aver avuto l’opportunità di rendere omaggio a un artista che ha saputo raccontare il Mediterraneo non come geografia, ma come destino culturale, come spazio di memoria e di identità. La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo dell’arte, ma la sua opera continua a parlarci con la stessa forza silenziosa di sempre.

Gli artisti non appartengono mai completamente al loro tempo. Continuano a vivere nelle immagini che ci hanno consegnato, negli sguardi che hanno saputo cambiare, nelle emozioni che continuano a suscitare. Per questo oggi non voglio soltanto ricordare Nicola Maria Martino. Voglio ringraziarlo. Per la bellezza che ci ha donato. Per gli orizzonti che ha aperto.Per quel mare di memoria e di luce che continuerà a vivere nelle sue opere e nella sensibilità di chi avrà la fortuna di incontrarle. Buon viaggio, Maestro”. 

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