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Liste d’attesa infinite, Pronto soccorso in affanno e servizi da potenziare: il Sannio chiede risposte serie e concrete sulla sanità
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C’è un dato che più di tutti racconta il rapporto ormai fragile tra cittadini e sanità nel Sannio: la sfiducia. Una sfiducia che nasce dalle attese infinite per una visita, dai pronto soccorso sotto pressione, dalla difficoltà di trovare medici e servizi nei territori più periferici. E che oggi emerge con forza dalla consultazione lanciata una settimana fa da Ntr24, dedicata proprio allo stato della sanità sannita e delle aree interne.
La nostra indagine, infatti, ha registrato una partecipazione ampia e significativa, segno evidente di quanto il tema salute sia diventato centrale nelle preoccupazioni quotidiane dei beneventani. È bene precisarlo: non si tratta di un lavoro con valore statistico o scientifico, ma dell’espressione di opinioni raccolte all’interno della community di lettori e webspettatori di Ntr24. Un termometro sociale, però, capace di restituire una fotografia chiara del ‘sentiment’ diffuso sul territorio.
E il quadro che emerge è inequivocabile: il 70,8% dei partecipanti considera insufficiente la sanità nel Sannio. Il 27,6% la ritiene sufficiente, ma segnata da criticità importanti. Appena l’1,6% si dichiara pienamente soddisfatto dei servizi sanitari presenti sul territorio provinciale.
Numeri che raccontano un disagio ormai strutturale, percepito quotidianamente da cittadini, famiglie e operatori del settore. Le criticità segnalate nel sondaggio sono distribuite quasi in maniera uniforme: il 35,4% individua nelle liste d’attesa troppo lunghe il problema principale, il 33,3% denuncia servizi territoriali insufficienti, mentre il 31,3% punta il dito contro la carenza di medici e personale sanitario.
Una situazione che nel Sannio appare sempre più evidente, soprattutto nei presidi ospedalieri e nei servizi di emergenza-urgenza. Il sovraffollamento del pronto soccorso dell’ospedale “San Pio” di Benevento rappresenta ormai una delle emergenze più delicate del territorio: accessi continui, tempi d’attesa elevati e personale sanitario sotto pressione descrivono una struttura che, pur restando il principale punto di riferimento provinciale, fatica a sostenere il peso di una domanda sanitaria in costante crescita.
Accanto al problema del sovraffollamento emerge poi quello, strutturale, della carenza di medici e operatori sanitari. Una difficoltà nazionale che, però, nelle aree interne assume contorni ancora più preoccupanti: meno professionisti disponibili, maggiori difficoltà nella copertura dei turni e il rischio concreto di un progressivo ridimensionamento dei servizi, soprattutto nei territori più lontani dai grandi centri.
In questo scenario si inserisce anche il dibattito attorno all’ospedale di Sant’Agata de’ Goti, segnato dalla chiusura del pronto soccorso nelle ore serali e notturne. Una decisione che ha alimentato preoccupazioni e polemiche tra cittadini e amministratori locali, considerando le difficoltà di collegamento e le distanze che separano molti comuni delle aree interne dai principali ospedali della provincia. Allo stesso tempo, il presidio santagatese continua a rappresentare una struttura strategica per il territorio caudino e per una vasta area del Sannio, motivo per cui appare sempre più necessario un concreto potenziamento dell’ospedale e dei servizi collegati.
Ed è proprio dalle aree interne che emerge la sfida più delicata per il futuro della sanità sannita. Qui il diritto alla cura rischia spesso di fare i conti con l’isolamento geografico, la carenza di servizi e una popolazione sempre più anziana. In molti piccoli comuni raggiungere un ospedale richiede tempi lunghi; in altri mancano medici di base, presidi territoriali e servizi di assistenza continuativa.
Per questo il tema non può riguardare soltanto gli ospedali. Dalla nostra consultazione emerge infatti anche una forte richiesta di rafforzamento della medicina territoriale: il 24% dei partecipanti ritiene prioritario investire su questo fronte. Ma soprattutto il 46,9% indica come esigenza principale il potenziamento di ospedali e pronto soccorso, mentre il 29,2% chiede interventi concreti per abbattere i tempi d’attesa di visite ed esami.
Le aree interne rappresentano oggi uno dei banchi di prova più importanti per la sanità pubblica italiana. Sono territori resilienti, ricchi di identità e coesione sociale, ma spesso penalizzati dalla distanza dai servizi essenziali. Qui la salute non dipende soltanto dalla presenza di un ospedale, ma dalla possibilità di avere un’assistenza vicina, continua e accessibile.
Diventa dunque fondamentale rafforzare i servizi di emergenza e primo soccorso nelle aree periferiche e marginali del Sannio, a partire dal sistema del 118, che in molti casi rappresenta il primo e decisivo anello della catena dell’assistenza. Tempi di intervento rapidi, ambulanze medicalizzate, presidi distribuiti in maniera capillare e personale adeguato possono fare la differenza soprattutto nei comuni più lontani dai centri urbani.
Accanto all’emergenza serve poi una vera sanità di prossimità: case della comunità realmente operative, assistenza domiciliare rafforzata, telemedicina accessibile, farmacie dei servizi e presidi territoriali in grado di alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire cure continue ai cittadini.
Perché la sfida delle aree interne non riguarda soltanto la sanità, ma il diritto stesso di continuare a vivere in questi territori con pari dignità e pari opportunità. Investire nei servizi sanitari, nei trasporti, nella connettività e nell’assistenza significa contrastare lo spopolamento e difendere il futuro delle comunità sannite. E la salute, soprattutto nei territori più fragili del Paese, resta la misura più concreta della capacità delle istituzioni di garantire diritti a tutti, indipendentemente dal luogo in cui vivono.
Foto: IA



