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AMBIENTE

Territori in bilico – Rifiuti, dal deficit impiantistico alla Tari altissima: possibili soluzioni

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Dopo 16 anni dall’emergenza rifiuti del 2009, il deficit impiantistico rappresenta la principale causa di antieconomicità del sistema. Centinaia di camion al giorno percorrono lunghi tragitti verso il Nord, moltiplicando i costi e l’impatto ambientale.

Emblematico è il caso dei rifiuti organici: su 700.000 tonnellate annue prodotte in Campania, solo poco più del 20% viene trasformato in compost sul territorio regionale. Il restante 80% viene trasportato fuori Regione, generando costi di trasporto non inerenti alla gestione locale e contribuendo a creare ricchezza energetica altrove.

Dopo ben 10 anni dalla entrata in vigore della legge regionale 14/2016, regolatrice del ciclo integrato dei rifiuti, ispirata ai principi del Testo Unico dell’Ambiente di cui al d.lgs. 152/2006, il sistema non è strutturato ed è ancora impantanato nel regime transitorio.

In questo scenario, l’Ente d’Ambito di Benevento ha approvato, con delibera n. 8 del 30 aprile scorso, il progetto dei servizi di igiene urbana per l’intero territorio provinciale, limitatamente alle fasi di spazzamento e raccolta dei rifiuti. Un atto tecnico, ma dai contenuti tutt’altro che neutri. L’esame degli elementi essenziali ha rilevato quattro nodi critici che meritano attenzione pubblica, prima che l’iter procedurale renda le scelte irreversibili.

  1. Incongruenze nelle fasi di progettazione e totale estromissione dei Comuni

Nel novembre 2023, lo stesso Ente aveva deliberato una strategia precisa: costituire una società in house per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti, preceduta da una fase transitoria di cinque anni. Quella strategia viene, ora, abiurata con deboli motivazioni: fase transitoria estesa a dieci anni e servizio affidato in concessione a un privato, con un’ipotesi di in house spedita nel lontano futuro. In più – dettaglio non secondario – al futuro concessionario viene delegata anche la gestione della Tassa Rifiuti (TARI). Un cambio di indirizzo radicale, che avrebbe richiesto ben altra impostazione, a partire dalla volontà coincidente ed espressa degli Enti nei propri atti programmatici, letto come una rinuncia di governo dei propri territori.

Il ricorso, poi, all’affidamento in concessione, per l’intero territorio dell’Ambito, significa una sostanziale estromissione della filiera imprenditoriale locale destinata a vivere magari un ruolo di subalternità, mortificandone ogni ipotesi di crescita.

  1. Azzardo procedurale

C’è un aspetto che supera la soglia del discutibile e tocca quella del rischio istituzionale. Il progetto avanza mentre il Piano d’Ambito è ancora sottoposto alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) della Regione Campania, con i termini per le controdeduzioni già scaduti senza esito. Se il parere regionale fosse negativo – o imponesse prescrizioni sostanziali – l’intero Piano potrebbe decadere, trascinando con sé l’affidamento in concessione. L’Ente si esporrebbe così a potenziali contenziosi con il futuro concessionario. Un rischio evitabile, se si fosse atteso la conclusione del procedimento di VAS.

  1. Sei sub-ambiti invece di uno: un’anomalia abnorme e costosa, a carico dei cittadini e del mondo delle imprese

Il territorio provinciale viene suddiviso in ben sei Sub Ambiti Distrettuali (SAD). Questa frammentazione moltiplica sedi, automezzi, strutture amministrative e costi fissi, disapplicando i principi elementari di economia di scala, con l’aggravio di interventi ancora privi di coperture finanziarie. Una sintesi gestionale – con un numero ridotto di SAD – consentirebbe di contenere la spesa, migliorare la capacità contrattuale con fornitori e gestori del trasporto, e pianificare in modo più razionale i flussi di rifiuti, con meno chilometri percorsi e meno emissioni. La scelta opposta non è spiegata e addirittura accompagnata daun notevole incremento di personale, passando dai 292 addetti attuali a 382, con 90 nuove assunzioni, tutte da attingere ai Consorzi di bacino regionali. Il risultato è un aumento strutturale dei costi del servizio, destinato inevitabilmente a scaricarsi sulla TARI. In un territorio già economicamente fragile come il Sannio. Prospettiva, questa, che non può essere liquidata come un dettaglio tecnico.

  1. Sistema irrigidito sul porta a porta, senza alternative

Il progetto impone il sistema porta a porta come unica modalità di raccolta, senza flessibilità né soluzioni miste calibrate sulle specificità dei singoli Comuni. Eppure realtà territoriali vicine a noi hanno ottenuto risultati analoghi – con pressione fiscale inferiore – attraverso sistemi integrati.

Riflessioni sui costi attuali

Non è un caso che la Corte dei Conti – Sezione delle Autonomie, già con un deliberato del 2021, dopo una prima analisi della qualità della spesa pubblica, ha evidenziato che <<Al Nord la maggiore raccolta differenziata ha un effetto benefico sui costi, al Sud li aumenta>>.

Ed infatti: al Nord più differenziata e meno Tari, al Sud più differenzi e più paghi!

Mentre al Nord si registrano costi medi di 290€/anno con una raccolta differenziata al 73%, al Sud la TARI raggiunge i 385 €/anno con il 59% di differenziata.

LA Campania, in particolare, si attesta a 418 € (+2,8%), seconda solo alla Puglia con 445 €.

Il paradosso campano: alta partecipazione, alti costi

L’anomalia della Campania emerge con evidenza: nonostante punte di raccolta differenziata ai livelli del Nord (testimonianza della consapevolezza ambientale dei cittadini), i costi TARI continuano a crescere. Nel 2025, Napoli raggiunge i 499€, Benevento 481€, Salerno 456€, Avellino 336€, Caserta 313€ (fonte: Indagine Uil -Elaborazione a cura del Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione).

Il cittadino campano partecipa attivamente alla differenziata ma subisce il peso di un sistema che non riesce a raggiungere l’autosufficienza. I costi di trasporto e smaltimento fuori Regione gravano sulla tariffa finale, facendola lievitare nonostante la buona volontà dei cittadini.

COMPARAZIONE TARI 2025: una famiglia di 4 persone in un immobile di 100 mq paga a:

§  Bergamo 230,00 annui

§  Napoli 499,00 annui

 

§  Brescia 208,00 € annui

§  Benevento 482,00 annui

 

Indagine Uil -Elaborazione a cura del Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione

Vale la pena rimarcare che il sistema attuale, pur con tutti i suoi limiti, supera già la soglia del 65% di raccolta differenziata. Non siamo di fronte a un servizio da rifondare, ma da migliorare con buon senso e senza sprechi. Un progetto che aumenta strutturalmente i costi, irrigidisce il servizio, espropria i Comuni della gestione tributaria e marginalizza il tessuto imprenditoriale locale merita un confronto aperto, prima che diventi definitivo.

Conclusioni

Il principio di costi inerenti ed efficienti imposto da ARERA deve diventare il faro della riforma del sistema rifiuti al Sud. Non si può accettare che il cittadino campano paghi una TARI superiore del 30% rispetto al Nord a parità di impegno nella raccolta differenziata. È necessaria una riflessione profonda sul modello di raccolta, sulla governance territoriale e sugli investimenti impiantistici. Solo così si potrà garantire quella equa distribuzione del carico fiscale che oggi appare negata ai territori meridionali, evitando il paradosso di un Sud che, pur migliorando nelle performance ambientali, continua a vedere aumentare i costi del servizio.

Nicola Boccalone, presidente associazione ‘Benevento Domani’

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