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Valle Vitulanese

Vitulano, via libera alla riqualificazione urbana e al piano del colore

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L’ultima seduta del Consiglio Comunale di Vitulano riunitosi il 30 dicembre è stata quasi interamente dedicata alle approvazioni del Programma Integrato di Riqualificazione Urbana e Ambientale e del Piano del Colore, strumenti di programmazione, recupero e salvaguardia del patrimonio architettonico ed ambientale così come previsto dalla Legge Regionale n. 26 del 2002.

L’Amministrazione comunale, – si legge in una nota – da sempre sensibile ai temi della salvaguardia e valorizzazione dei beni architettonici, artistici ed ambientali del proprio territorio ha così definitivamente individuato e definito strategie ed azioni condivise, legate alle opportunità concrete dettate dalle Norme del Programma Integrato, di interventi da realizzarsi all’interno della Perimetrazione del Programma Integrato, già approvata con la deliberazione del Consiglio Comunale n. 27 del 17 novembre 2011, con cui si individuava l’ambito territoriale interessato.
Il “progetto” Programma Integrato del comune di Vitulano, nasce dal lontano 2004, anno in cui l’Amministrazione guidata da Antonio De Maria conferiva gli incarichi professionali e solo oggi grazie alla determinazione decisiva dell’Amministrazione guidata dal sindaco Mario Scarinzi, dopo un lungo e capillare lavoro da parte dei progettisti incaricati, coadiuvati dall’architetto Francesco Bove, responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, ha potuto vedere la luce, mettendo la parola fine a questo lunghissimo iter che, per la prima volta, ha visto la partecipazione diretta della cittadinanza, concretizzatosi grazie alle tantissime proposte di intervento per i progetti privati attraverso le schede di adesione al Programma Integrato, reso possibile attraverso un apposito Avviso Pubblico emanato dall’Amministrazione Comunale.

Ad illustrare dal punto di vista urbanistico, i vantaggi reali ed immediatamente concretizzabili legati alla stesura del Programma Integrato, dopo le approvazione degli Enti sovraordinati, è stato l’arch. Francesco Bove che ha spiegato la genesi e tutte le opportunità dello strumento che abbraccia l’intero territorio urbanizzato, dividendo lo stesso in due macroaree: l’Area di Conservazione che coincide con l’intero centro urbano, includendo anche il nucleo antico della Frazione di S. Stefano e l’Area di Riordinamento ubicata a sud del paese e compresa tra la chiesa di S. Pietro e la Strada Provinciale Vitulanese. Tutta l’edilizia è stata schedata ed analizzata dal punto di vista storico-architettonico individuando delle Sub Aree / Casali, all’interno dei quali sono stati identificati dei Comparti composti da una o più Unità Edilizie di Base; le tipologie di interventi ammissibili sono poi state codificate in maniera puntuale nelle Norme Tecniche di Attuazione; all’interno del Programma Integrato sono stati, inoltre, individuati e graficizzati una sere di interventi – guida di carattere pubblico atti al recupero e alla riqualificazione degli edifici pubblici e del tessuto urbano.
Lo strumento, di nuova concezione, quindi può diventare il volano per una rinascita ed una nuova vivibilità del centro storico da troppo tempo ormai ingessato e legato in maniera farraginosa ai troppi “incroci normativi” che ne limitano in modo forte un suo riordino compositivo, limitando la possibilità di recupero e riqualificazione del sistema insediativo da parte dei residenti che per lo più, trovandosi di fronte difficoltà insormontabili per la realizzazione di interventi atti a migliorare modificare le proprie condizioni di vita all’interno del tessuto consolidato, tendono ad abbandonarlo; ed è proprio contro la logica dell’abbandono, che l’approvazione dello strumento si oppone, nell’interesse di tutti i Vitulanesi che vogliono continuare a vivere nei luoghi della memoria storica.

A questo proposito – si conclude la nota dell’ente – va segnalata l’assenza nella seduta del Consiglio Comunale dei consiglieri della minoranza consiliare, composta dagli stessi ex Amministratori che circa sette anni fa innescavano questo stesso processo, venendo così meno ad un dovere civico che, espletandosi attraverso una discussione ed un confronto dialettico avrebbe potuto e dovuto produrre un momento di sintesi nell’interesse della collettività, per la attuazione di uno strumento che, per la prima volta esce, nella sua innovativa impostazione, dalla stanza dei bottoni diventando patrimonio della collettività.

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