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ECONOMIA

Ente Camerale verso la fusione: no a campanilismi, Sannio e Irpinia puntino a crescita comune

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Prosegue l’iter della nuova Camera di Commercio Irpinia-Sannio. Lo scorso gennaio c’era stata la pubblicazione sul Burc della Regione del decreto del presidente Vincenzo De Luca, che ha rideterminato le rappresentanze all’interno del nuovo Consiglio.

Gli adempimenti per la convocazione del primo Consiglio procedono e, secondo indiscrezioni, non ci vorrà ancora molto per la riunione dell’assise e la scelta della giunta camerale. Come è ormai noto, il nome in pole position per la presidenza è quello dell’irpino Piero Mastroberardino, noto per la sua attività imprenditoriale nel mondo vitivinicolo. A contendergli la leadership Oreste La Stella, presidente uscente dell’Ente avellinese.

Una battaglia per la guida della Camera che esclude il Sannio, anche se Mastroberardino ha il supporto di diverse sigle beneventane, tra le quali Coldiretti, Confindustria, Cna e Cia. Per vincere avrà bisogno di 17 voti su 33.

Resta sul tavolo, invece, la scelta del vice che, ci si augura, andrà al nostro territorio. Non ci sono ancora nomi o indiscrezioni, ma appare evidente che dalla fusione la provincia di Benevento non può non aspettarsi la vicepresidenza, almeno per sottolineare la collaborazione che, senza dubbio, è necessaria per garantire una governance stabile a capace di incidere.

E questo è l’altro tema fondamentale. Cosa sarà in grado di fare questa nuova Camera di Commercio? Quali saranno gli interventi? In un momento di profonda crisi come quello attuale, aggravato anche dall’emergenza Covid, questi due quesiti appaino tutt’altro che retorici. C’è bisogno di interventi urgenti, chiari, chirurgici ed equilibrati per sostenere i comparti produttivi delle aree interne. Se da un lato, infatti, la fusione potrebbe significare la perdita di una certa parte di autonomia delle due province, dall’altra apre scenari più ampi con in totale quasi 80mila aziende rappresentate.

In altre parole, una provincia non può crescere portandosi dietro il fardello dell’altra: dunque, una politica comunitaria capace di sviluppare entrambe le aree in maniera omogenea è, almeno, auspicabile. In questo senso, è utile ricordare che la Camera di Commercio di Benevento, di fatto, è senza guida dallo scorso settembre – sono comunque garantiti i servizi – e questo non può che incidere sulle attività e di conseguenza sulle imprese associate.

Accanto a queste riflessioni c’è il tema dei nuovi investimenti, recovery fund e ruolo delle aree interne post-covid. Tutti elementi che potrebbero portare ad una nuova visione dell’economia del Paese: da qui, però, la necessità di accelerare nella costituzione del nuovo Consiglio. Chi farà sentire la voce di Sannio ed Irpinia? Bisogna fare presto per intercettare fondi e, soprattutto, programmare interventi che potrebbero dare respiro a molti comparti e, soprattutto, traghettare le province interne della Campania verso scenari di crescita.

Crescita e sviluppo che sono, ovviamente, i due punti fondamentali da raggiungere. Il presidente regionale di Coldiretti, Gennarino Masiello, parla della nuova Camera come un “rifermento autorevole e robusto per fornire una visione chiara delle cose da fare per i nostri territori”. L’obiettivo è rendere i due territori attrattivi, attraverso politiche di buonsenso.

“Mastroberardino – ha commentato – è un imprenditore con una storia importante e credo possa essere un collante per i territori. In grado di esportare qualche buona pratica anche nel Sannio”. Un auspicio dovuto anche alla tonicità – economica e patrimoniale – dei due enti che possono incidere sulle economie e politiche territoriali: “In questo senso – ha concluso – bisogna ringraziare la giunta uscente di Benevento che ha avuto il coraggio di fare la scelta della fusione per tutelare il patrimonio dell’Ente ed evitare accorpamenti forzati. Spesso si dimentica il periodo storico in cui è maturata la scelta e il loro coraggio nel realizzarla”.

Sullo sfondo restano, però, le politiche di crescita delle aree interne: infrastrutture materiali e immateriali da potenziare e, in qualche caso, da realizzare ex novo, ma anche implementazione di servizi per rendere i territori attrattivi per cittadini ed investitori. La battaglia si gioca su questo terreno: capire, al di là dei nomi alla guida, quanto questa Camera sarà capace di incidere in termini pratici. Per ora si parla solo di nomi: imprese e cittadini attendono di conoscere linee programmatiche e attuazione concreta degli intenti.

Lo abbiamo già detto in occasione dell’assegnazione dei seggi: non è una battaglia campanilistica tra due aree geografiche, bisogna muoversi nella stessa direzione per il benessere collettivo. Su questo la politica dovrà necessariamente fare sponda in un ragionamento che travalica i singoli bacini elettorali ed evitando inutili e miopi cortocircuiti interni.

Le aree interne sono state un problema fino ad oggi: ora possono diventare una risorsa per un nuovo modello di sviluppo, ma bisogna farsi trovare pronti.  

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