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CULTURA

Avviata la catalogazione alla Biblioteca Oblata: scoperto raro frammento in scrittura beneventana

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E’ ufficialmente partita la scorsa settimana la catalogazione dei 20mila volumi custoditi presso la Biblioteca Oblata “S. Eugenio de Mazenod” di Santa Maria a Vico. Questo luogo raccoglie testi a partire dal 1400 fino ai giorni nostri, opere che sono state custodite per anni dai Padri Oblati che, con il loro impegno, hanno impedito che questo patrimonio andasse perduto.

Attualmente si tratta della Biblioteca più grande della Valle di Suessola e della Diocesi di Acerra che porta il nome del fondatore dei Padri Missionari Oblati di Maria Immacolata tale Eugenio de Mazenod, nobile francese che scappò dalla Francia rivoluzionaria del 1789, trovando rifugio in Italia.

La raccolta di testi si è arricchita nel tempo di volumi toccando quota 20.000 tra libri ed opuscoli, tra cui spiccano numerosi testi rari come il Calepino o l’Enciclopedia Treccani datata anni 30, il cui tomo “fascismo” fu dettato direttamente dal Duce, Benito Mussolini.

Tanti i testi dedicati alla predicazione e quelli di autori greci e latini; religione, vita dei santi, teologia, storia, letteratura: queste le tematiche.

Il primo elemento “decifrato” grazie alla catalogazione avviata in questi giorni è un frammento manoscritto di 8 pagine in pergamena di agnello di un libro liturgico con cui successivamente fu rilegato un testo del ‘500 proveniente dal convento francescano osservante di Gesù e Maria di Foggia; questo frammento, in discrete condizioni, riporta testo musicale e note non scritte sul pentagramma (diffusosi dopo il XIII secolo) ma su due linee, una rossa per indicare il Fa e una gialla per indicare il Do.

Pasquale Onorati, direttore della Biblioteca Oblata è particolarmente entusiasta: “La catalogazione digitale è finalmente cominciata e sta andando per il meglio; questo frammento è uno dei più importanti mai ritrovati ma abbiamo scoperto anche altre particolarità come dei manoscritti del 700 di S. Eugenio e di S. Alfonso. Dopo aver catalogato almeno 4.000-5.000 volumi vorremmo organizzare una mostra nei prossimi mesi che raccolga le opere più importanti”.

Ma quando la struttura sarà aperta al pubblico? “Molto probabilmente il prossimo anno dopo il completamento della catalogazione”.
Da non dimenticare poi che i laureandi in beni culturali della seconda Università di Napoli avranno molto presto l’opportunità di terminare la loro formazione presso la Biblioteca Oblata: “siamo aperti inoltre a nuove convenzioni con le Università” aggiunge Onorati.

“Abbiamo dato il nome del fondatore dei Missionari Oblati a questa struttura ma in realtà la Biblioteca era già dedicata a S. Eugenio così come provano il ritrovamento di volumi utilizzati all’epoca della sua fondazione: non volendo” conclude Onorati “stiamo seguendo anche nel nome una tradizione già indicata proprio da Eugenio de Mazenod”.

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