POLITICA
Lo Sceriffo non se n’è mai andato e cerca vendetta. Un’ottima notizia per il campo progressista
Vincenzo De Luca rappresenta la risposta migliore che il centrosinistra può mettere in campo nell’Italia del vannaccismo e Matteo Renzi lo ha capito. L’ex governatore non sarà in campo alle primarie e probabilmente non si candiderà al parlamento, ma caratterizzerà le politiche, presidierà l’arena, in primo luogo per non lasciare campo libero ai suoi nemici a Napoli e in Campania. Uno così fa la differenza
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Indipendentemente dal peso specifico che è in grado di esercitare nella sua Salerno, dove è tornato a fare il sindaco, ovvero in giro per la Campania, di cui è stato sovrano assoluto fino a dieci mesi fa, Vincenzo De Luca rappresenta, agli occhi di moltissimi italiani, lo Sceriffo, il volto di una sinistra di governo, ideali e concretezza, capace di parlare un linguaggio comprensibile e dunque popolare, capace di farsi carico del disagio e delle paure della gente comune, dunque di farsi legge e ordine senza timori e tentennamenti. Un leader divenuto meme, allergico al politicamente corretto, un tribuno impareggiabile in grado di coniugare poesia e prosa, eloquio raffinato, sostenuto da una grande cultura, e battute che sfidano la decenza, amabile volgarità, cabaret.
Matteo Renzi, che resta uno dei leader più intelligenti sulla scena politica, lo ha voluto alla Leopolda di quest’anno perché ha capito che De Luca è la risposta più ovvia ed efficace al vannaccismo ed è, allo stesso tempo, un leader che rappresenta un modello di centrosinistra per certi versi post ideologico, oltre ogni appartenenza, oltre ogni tatticismo. Un leader, De Luca, in perenne lotta contro il suo stesso partito, capace di incrociare il consenso di tanti elettori dem o progressisti sfiduciati e disincantati, ma soprattutto larghe fasce di elettorato moderato e persino di destra.
De Luca, ovviamente, non ha tradito le aspettative della vigilia, da grande mattatore qual è ha scaldato gli animi della Leopolda, non ha rinunciato al solito teatrino ma, allo stesso tempo, è stato estremamente efficace in punto politico. Sarebbe, diciamola tutta, il candidato perfetto di Casa Riformista alle primarie del centrosinistra, non un candidato in grado di prevalere ma certamente in grado di fare un’enorme differenza, di rafforzare la prospettiva del nuovo contenitore renziano, di sottrarre consenso agli avversari, tanto a Schlein quanto a Conte, di centrare un risultato ben al di sopra delle migliori aspettative che potrebbero essere riconosciute ad ognuno dei possibili candidati su cui Renzi potrebbe puntare, Salis e Gori compresi. Ma non è questo il ruolo che giocherà, perché resta pur sempre il padre di Piero, che del PD è deputato, segretario regionale in Campania e capolista blindato nel collegio di Salerno, e perché, a ben vedere, non gli converrebbe.
Dopo di che non è andato ad aprire la Leopolda per gentile concessione. De Luca vuole giocare la sua partita e la giocherà innanzitutto sul piano mediatico, dove non ha rivali, per recuperare centralità sul proscenio nazionale, per riaffermare il proprio protagonismo nelle dinamiche politiche ed istituzionali regionali e territoriali.
Ed eccoci al vero punto. De Luca non vuole e non può lasciare campo libero a Gaetano Manfredi, vero ispiratore, non a caso, del centro di Onorato che, manco a dirlo, alla Leopolda è finito nel suo mirino. Vuole caratterizzare le primarie e quindi la campagna elettorale per le politiche e lo farà, saltando da un salotto televisivo all’altro, lo farà presidiando l’arena nella consapevolezza che nell’ambito di un futuro governo di centrosinistra potrebbe agevolmente ricoprire ruoli di primissimo piano.
Allo stesso modo, deve dimostrare di essere ancora necessario al centrosinistra in Campania, di essere ancora indispensabile sui territori, a partire dalle amministrative di Napoli e di molti importanti centri dell’area metropolitana.
Non va in pensione, uno come Vincenzo De Luca. È quello che si definisce un animale politico, un leone che in quanto tale non sa rinunciare all’odore del sangue. Vuole vendicare il fuoco amico subito sul terzo mandato, vuole dimostrare di essere ancora indispensabile al suo partito, vuole chiudere in bellezza. Questa, per il campo progressista, è un’ottima notizia.




