POLITICA
La destra beneventana cerca il suo futuro: tra anime diverse e nuove aggregazioni civiche
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L’appuntamento fissato con la stampa nei giorni scorsi da Nicola Boccalone e dalla sua associazione Benevento Domani ha offerto lo spunto per una domanda: dov’è la destra beneventana?
Tra gli ospiti e gli uditori dell’ex city manager c’erano alcuni dei protagonisti di una stagione amministrativa del capoluogo e politica della provincia, apertasi nel 1996 e chiusasi dieci anni dopo. C’erano l’ex dirigente comunale Fernando Capone, l’ex consigliere Costanzo Di Pietro, oltre a Federico Paolucci e Ida Santaniello. E negli appuntamenti elettorali delle regionali dello scorso anno, nei quali era impegnato lo stesso Boccalone, ad alcune iniziative avevano fatto capolino anche i due ex sindaci Pasquale Viespoli e Sandro D’Alessandro.
Tuttavia, da quella stagione politica di acqua sotto i ponti ne è passata. E la domanda oggi è inevitabile: quale destra (senza centro) c’è ancora a Benevento e nel Sannio? Gli sviluppi degli ultimi quindici anni hanno profondamente modificato quello spazio politico. Dal «che fai, mi cacci?» pronunciato da Gianfranco Fini nei confronti di Silvio Berlusconi nel 2010, fino alla successiva dissoluzione di Alleanza Nazionale e alla nascita e crescita di Fratelli d’Italia, quella che un tempo era un’area politica ben riconoscibile ha attraversato una lunga fase di frantumazione e successiva ricomposizione e rigenerazione sotto nuove insegne. Anche nel Sannio il quadro è cambiato. E lo raccontano, almeno in parte, i numeri della rappresentanza in Consiglio comunale, oggi ridotta, nell’area della destra propriamente detta, alla sola Rosetta Di Stasio.
Ma quale sia oggi la fotografia della destra beneventana è meno semplice da stabilire. Frastagliata, probabilmente, è la definizione più appropriata.
C’è innanzitutto un dato politico che appare singolare. Come detto, nell’attuale Consiglio comunale, Fratelli d’Italia può contare su un solo consigliere riconducibile direttamente al partito. Eppure, in base all’intesa raggiunta lo scorso anno al tavolo regionale del centrodestra, toccherebbe proprio a FdI indicare il candidato sindaco della coalizione a Benevento per le amministrative del 2027. Quanto sia solido questo accordo e, soprattutto, quanto sia destinato a reggere nel tempo, saranno i fatti e la politica a stabilirlo. Ma, allo stato, l’intesa esiste.
E un nome per un candidato sindaco a Benevento, espressione di FdI, è circolato già nei mesi scorsi. Era quello di Mario Ferraro, imprenditore ed editore, candidato alle regionali del 2025 nella lista di Fratelli d’Italia e rimasto fuori dal Consiglio regionale per una manciata di voti, nonostante le 8.162 preferenze. La sua candidatura a sindaco, nel terreno delle indiscrezioni politiche, era stata segnalata come una sorta di «riconoscimento» da parte dei vertici del partito locale dopo lo sforzo e il sacrificio nella competizione regionale. Ferraro, infatti, era stato candidato da Fratelli d’Italia per Palazzo Santa Lucia proprio dal coordinamento provinciale guidato dal senatore Domenico Matera, che resta il principale riferimento del partito nel Sannio, ma attorno alla quale leadership, oggi, non sembra esserci una convergenza assoluta e incondizionata all’interno della destra sannita.
Anche qui, naturalmente, bisogna distinguere i fatti dalle voci. Nella destra cittadina, così come in alcuni ambienti della provincia, non mancano esponenti che rivendicano una propria militanza con Fratelli d’Italia senza necessariamente riconoscersi nella leadership di Matera. E questo può diventare un elemento da tenere in considerazione anche in vista delle prossime scadenze elettorali, visto che l’ex sindaco di Bucciano dovrà giocarsi tutte le sue carte per spuntare una ricandidatura in Parlamento che, al momento, non appare affatto scontata.
Il quadro locale del partito, difatti, è destinato a intrecciarsi con gli equilibri nazionali e soprattutto campani di Fratelli d’Italia e con la futura definizione delle candidature alle politiche. Sono dinamiche che potrebbero incidere anche sulle scelte relative alle amministrative, ma sulle quali sarebbe prematuro formulare previsioni definitive. Perché, è bene ricordarlo, la Meloni in Campania ha fatto passare il testimone del controllo regionale da Cirielli e Sangiuliano e non è stato solo un passaggio formale, ma anche di gestione e di uomini. Salvo cambiamenti futuri, sarà proprio l’ex ministro della Cultura e attuale consigliere regionale di minoranza a dettare l’agenda regionale e i posizionamenti nelle candidature per le politiche e fors’anche per le amministrative.
Infine, ma non da ultimo, oltre alle diverse sensibilità già presenti dentro Fratelli d’Italia, esiste una fetta di elettorato storico di destra che è fuori dal partito, anche perché non si è sentita e non si sente rappresentata dall’attuale leadership locale. A Benevento, questo spazio può essere ricondotto proprio a Nicola Boccalone e ai suoi sostenitori.
Le regionali dello scorso anno hanno consentito a quell’area di misurare il proprio peso elettorale. Boccalone, candidato nella lista Cirielli Presidente, ha ottenuto 2.163 preferenze nella circoscrizione sannita. Un risultato che, indipendentemente dalle valutazioni politiche, rappresenta un dato sul quale riflettere in vista delle future amministrative, ma anche delle future Politiche. Ed ecco allora che le anime della destra beneventana sembrano diventare almeno tre: la destra fuori da Fratelli d’Italia, quella riconducibile al partito della Meloni e quella che, pur collocandosi nello stesso campo, non si riconoscerebbe sic et sempliciter nell’attuale governance locale del partito della premier.
Tre aree che potrebbero dialogare, contrapporsi e, al momento, per due di esse difficilmente ricomporsi. Dipenderà dagli uomini, dagli equilibri nazionali e regionali, dalle scelte dei partiti e, soprattutto, dalla capacità di costruire una proposta riconoscibile per la città.
Cosa accadrà da qui alla chiamata alle urne è quindi ancora tutto da decifrare. La tenuta del Governo nazionale, i rapporti tra gli alleati del centrodestra e le dinamiche interne ai singoli partiti avranno inevitabilmente un peso. Ma conteranno anche gli equilibri locali, dove i rapporti tra le diverse anime del centrodestra non sembrano, almeno oggi, completamente chiari e definiti.
Alla domanda iniziale, dunque, si potrebbe rispondere che la destra beneventana e sannita sembra attraversare una fase di ridefinizione che si svilupperà e dirimerà nei prossimi mesi.



