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Fortore

Eolico a Montefalcone di Val Fortore: piccola società familiare fa causa al Comune e vince al TAR

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Viaggiando tra le strade della Val Fortore, tra il verde e i campi coltivati, la prima cosa che si nota sono i pali eolici. Imponenti nelle loro linee essenziali. Sono parte del panorama e, che possano piacere o meno, rappresentano un’opportunità e un’innegabile risorsa.

Montefalcone di Val Fortore – si legge in una nota – è uno dei comuni della Campania con la maggior presenza di impianti eolici e di relativa potenza installata. Questi impianti fanno capo, per lo più, a grandi società non locali. Qualcuno è di proprietà dello stesso Comune.

Accade che una piccola società del luogo, la Zelcod s.r.l., a partecipazione familiare, decida di installare – su un terreno di proprietà – un piccolo impianto eolico. Per farlo segue tutte le procedure previste e specificate anche nelle Linee Guida – chiarissime – predisposte dalla Regione Campania. Sono indicazioni specifiche e puntuali su come presentare le richieste per «ottenere i titoli abilitativi per la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili» (quindi, compresi quelli eolici).

È il gennaio 2024 quando la piccola società chiede al Comune di avviare la procedura per realizzare un impianto di 500 KW (0,5 MW). Per questa potenza – relativamente “bassa”, se si considera che pali di recente installazione arrivano anche a 4 MW – è prevista una procedura specifica, la PAS, Procedura Abilitativa Semplificata. Questa procedura “semplificata” deve essere espletata dal Comune, chiamato a verificare la bontà dei documenti presentati, e dovrebbe concludersi in poco tempo, dai trenta giorni a qualche mese.

Il tempo passa ma tutto rimane fermo. Nulla si muove. La società chiede chiarimenti al Comune: sollecita, insiste, chiede che la sua domanda sia almeno esaminata. E dopo 6 (sei) lunghi mesi finalmente una risposta: per il Comune la PAS, per l’impianto in questione, non s’ha da fare. Così, la piccola società locale a gestione familiare, è costretta a ricorrere al TAR della Campania per chiedere, semplicemente, che il Comune faccia quello che è obbligato a fare per legge: esaminare la sua domanda sulla base delle norme.

Dopo quasi due anni di giudizio, l’11 maggio 2026 è arrivata la sentenza del TAR. Dice al Comune una cosa semplice: «devi applicare la legge ed esaminare la domanda presentata, fare l’istruttoria e concluderla».

Allora la società si chiede, non senza amarezza: era necessario arrivare al TAR perché dei cittadini ottenessero che il loro Comune si decidesse, semplicemente, ad applicare la legge? Per quale motivo si è ostinato a non farlo prima? Ce lo chiediamo anche noi. E forse se lo chiederanno anche tutti i cittadini di Montefalcone sulle cui tasche peseranno anche le spese legali che il nostro Comune è stato condannato dal TAR a pagare.

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