ECONOMIA
Sannio, la scure del conflitto in Iran sulle bollette: stangata da 40 milioni per luce e gas
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Non è la tempesta perfetta di quattro anni fa, quando l’invasione russa dell’Ucraina mandò in frantumi l’intero mercato delle materie prime, ma il conto rischia di essere comunque salatissimo. A quindici giorni dall’inizio delle ostilità in Iran, l’economia si trova a fare con gli aumenti del comparto energetico. Una dinamica che per il Sannio si traduce in 39,6 milioni di euro di rincari stimati per le bollette di luce e gas.
Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre su dati Nomisma Energia, l’onda d’urto del caro-energia colpirà i 113.195 nuclei familiari residenti nel territorio sannita con un aggravio medio annuo di circa 350 euro. Una spesa imprevista che va a intaccare il potere d’acquisto in una provincia dove il tessuto sociale è storicamente composto da piccoli artigiani, agricoltori e lavoratori dipendenti.
Il Sannio si colloca così al 79° posto della classifica nazionale per entità del rincaro complessivo. Un dato che, pur apparendo distante dai 705 milioni di euro di Roma o dai 554 di Milano, assume un peso specifico rilevante se rapportato ai redditi medi delle aree interne. Anche la vicina Irpinia non sorride: in provincia di Avellino la stangata stimata è ancora più alta, toccando i 59,5 milioni di euro, complice un numero maggiore di utenze coinvolte.
Se le bollette spaventano, i prezzi alla pompa di benzina sono già realtà. Nelle ultime due settimane il mercato dei carburanti è stato investito da una fiammata che la CGIA non esita a definire legata anche a dinamiche speculative. Il diesel ha registrato un balzo record del 18,2%, sfondando la quota psicologica dei due euro (2,033 €/litro), mentre la benzina è salita dell’8,7%.
Per una provincia a forte vocazione agricola come quella di Benevento, il rincaro del gasolio è un colpo durissimo ai costi di produzione delle aziende agricole, già messe alla prova dalla volatilità dei mercati. Identica sofferenza per il comparto dell’autotrasporto e per i tantissimi pendolari che ogni giorno si spostano verso i poli industriali o la logistica, in un territorio dove il trasporto su gomma resta spesso l’unica opzione di mobilità.
L’aspetto più singolare di questa crisi, come evidenziato dagli studi di settore, è la sua natura settoriale. Mentre nel 2022 lo shock fu immediato e violento su tutto il fronte – dal grano (+29%) al nickel (+93%) – oggi il conflitto mediorientale sembra mordere quasi esclusivamente sui combustibili fossili. Il prezzo del petrolio è salito del 45,8% e il gas del 62% in appena quindici giorni: incrementi che, per queste due voci, sono persino superiori a quelli registrati all’inizio della guerra in Ucraina.
Per mitigare l’impatto, la ricetta della CGIA punta dritta al fisco. La richiesta è quella di un intervento urgente del Governo per ridurre temporaneamente le accise sui carburanti e rimodulare l’IVA sulle bollette, oltre a un taglio netto degli oneri di sistema che pesano sui costi fissi di luce e gas. Senza interventi strutturali e una decisa accelerazione sulle rinnovabili per ridurre la dipendenza dai mercati internazionali, il rischio è che ogni tensione geopolitica continui a trasformarsi in un prelievo forzoso dai risparmi delle famiglie sannite.


