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CRONACA

La paura dei sanniti a Dubai: il racconto di giovani in vacanza e professionisti che vivono lì da tempo

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Dubai non è mai stata sinonimo di guerra. Nell’epoca moderna, tra i grattacieli scintillanti e le rotte del business globale, i conflitti si sono sempre giocati sul piano commerciale. Eppure oggi, uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti, considerato fino a ieri una fortezza inviolabile, fa i conti con fumo e boati sullo skyline.

Nelle ore successive agli attacchi dell’Iran contro obiettivi statunitensi dopo l’offensiva Usa-Israele, l’incredulità occidentale si è trasformata in paura. Anche per due giovani sanniti in vacanza: Francesco Errico, 21 anni, imprenditore di Sant’Angelo a Cupolo, e l’amico Michael Ingordigia, 22 anni, barbiere di Benevento. Alloggiano al Millennium Place Dubai Marina.

“Siamo qui dal 25 febbraio, abbiamo il volo di rientro il 3 marzo sera, ma ci hanno già comunicato che è stato cancellato”, racconta Francesco. La vacanza, infatti, ha preso una piega inattesa. “Sabato scorso abbiamo sentito il primo colpo mentre eravamo nel deserto a fare il safari. Un boato forte, improvviso. Abbiamo avuto molta paura perché già eravamo al corrente di quello che stava succedendo”.

Nel silenzio delle dune, quel rumore ha assunto un significato diverso. Non era qualcosa di lontano o astratto. In quel momento hanno capito che la situazione era reale. Le famiglie, in Italia, sono state informate subito. “Sabato sera stesso le abbiamo chiamate per tranquillizzarle”.

La tensione è cresciuta nelle ore successive. “Sempre sabato sera abbiamo ricevuto una notifica di allarme verso mezzanotte, ora locale. Poco dopo ci siamo precipitati tutti nella hall dell’hotel e siamo rimasti lì tutta la notte”.  Questo il messaggio arrivato sul cellulare: ‘A causa della situazione attuale, di una potenziale minaccia missilistica, cercate immediatamente rifugio nell’edificio sicuro più vicino e tenetevi lontani da finestre, porte e aree aperte. Attendete ulteriori istruzioni’.

Un’immagine surreale per una città abituata a vendere sicurezza assoluta. “Le uniche comunicazioni che ci hanno dato erano di stare tranquilli, perché la situazione era sotto controllo. Ma noi sentivamo in continuazione boati”.

Da sabato, Francesco e Michael non si sono più mossi dall’hotel. “È una direttiva del ministero dell’Interno dell’emirato. Siamo rimasti sempre qui”. Domenica mattina il risveglio non è stato più rassicurante. “Ci siamo svegliati con altri boati. E anche in serata altri colpi fortissimi”.

I due giovani sanniti hanno anche provato a contattare il consolato italiano. “Abbiamo chiamato, ma non abbiamo avuto risposta. Aspettiamo nuove direttive che dovrebbero darci nella giornata di oggi”.

La loro voce è tesa, ma lucida. Non c’è panico incontrollato, ma la paura sì. Perchè non ti aspetti di vivere una cosa del genere a Dubai. E ora, con l’aeroporto preso d’assalto dai droni iraniani e centinaia di voli cancellati, resta da capire quando Francesco e Michael – insieme con migliaia di altri passeggeri rimasti a terra – potranno fare ritorno in Italia. 

Per la beneventana Sara Tufo, 32 anni, professionista del marketing e della comunicazione, Dubai non è invece una vacanza, ma è da tempo casa: “Vivo qui da un anno e mezzo e mi trovo benissimo. È vero quello che si dice: è tra le città più sicure al mondo”.

Fino al 28 febbraio scorso non aveva mai percepito pericolo. “Non ho mai avvertito un senso di insicurezza, né nella vita quotidiana né rispetto alle tensioni geopolitiche degli ultimi mesi. Come ragazza ho sempre potuto uscire la sera senza preoccupazioni. Ho piena fiducia nel Paese e in chi lo governa”.

Sabato, però, qualcosa è cambiato. “Ero in un ristorante quando sono stati lanciati i primi missili, ma non ho sentito nulla. Le notizie arrivavano dagli amici e dai social: l’Iran aveva lanciato missili per colpire basi americane e gli Emirati avevano attivato la difesa. Pensavo si sarebbe risolto tutto in poche ore”.

Nel tardo pomeriggio era a casa con il compagno quando ha visto il primo missile in cielo. “Da quel momento ho capito che la situazione era seria”. In tarda serata nuovi boati, missili intercettati, alert sui telefoni. “Siamo scesi nel garage dell’hotel accanto casa nostra e siamo rimasti lì per qualche ora. Quando sembrava tutto più calmo siamo rientrati”.

Alle 10 di domenica mattina altri boati. “Ci siamo svegliati così. A quel punto abbiamo deciso di spostarci verso un altro emirato, Ras al-Khaimah, a circa un’ora e mezza da Dubai, dove la situazione sembrava più tranquilla”.

Ma anche lì la tensione è tornata. “Stamattina – mi dice al telefono – ci siamo svegliati con il boato di un drone intercettato a bassa quota, caduto a pochi chilometri da noi. La paura è tanta”.

La preoccupazione è anche per la famiglia a Benevento. “Mi dispiace per loro, sono in ansia”. E lancia un appello alla cautela sull’informazione: “In Italia sta circolando molta disinformazione. Titoli come ‘Hotel colpito a Dubai’ o ‘Bombe sul Burj Al Arab’ non corrispondono alla realtà. Non c’è stato nessun attacco diretto: tutti i missili e i droni sono stati neutralizzati, e quelli non intercettati sono caduti in mare. Le immagini mostrate in tv riguardano frammenti e un drone abbattuto”.

Ribadisce la fiducia negli Emirati: “Anche in questa circostanza stanno dimostrando grande capacità di gestione. Non so cosa sarebbe potuto accadere se una situazione simile si fosse verificata altrove”.

L’idea di tornare in Italia? “Inizialmente no. Gli Emirati sono il posto che oggi chiamo casa. Però, dopo le notizie di questa mattina, temo possa esserci un’escalation. Vorrei che tutto questo finisse il prima possibile”.

Tra hall di hotel trasformate in rifugi, safari nel deserto interrotti dai boati e garage usati come riparo, si vivono ore di paura e incredulità. Dubai, simbolo di sicurezza e stabilità, oggi scopre la propria fragilità. E chi la vive, per lavoro o per vacanza, si trova improvvisamente dentro una storia che pensava di poter solo guardare al telegiornale.

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