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Asl, ecco come sarà il percorso per le ‘Dimissioni Protette’: una rete digitale e territoriale per non lasciare soli i pazienti

Il linea con gli obiettivi della Missione 6 del PNRR, l'Asl di Benevento ha definito il percorso delle Dimissioni Protette. Le COT diventano la cabina di regia della continuità assistenziale, integrando ospedale, servizi domiciliari e strutture territoriali per un'assistenza su misura.

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Il 2026 è un anno determinante per la sanità italiana. Con l’attuazione della Missione 6 del PNRR, si punta a cambiare radicalmente l’esperienza dei cittadini. Entro l’anno dovranno entrare in funzione Case e Ospedali di Comunità, ma la riorganizzazione territoriale è totale. L’obiettivo è chiaro: alleggerire la pressione sugli ospedali e potenziare l’assistenza per i pazienti fragili (over 65, malati cronici o oncologici). In questo solco si inserisce il nuovo percorso per le Dimissioni Protette (DP), recentemente deliberato dall’Asl di Benevento.

Tutto ruota attorno a un concetto cardine: la casa deve diventare il luogo privilegiato della cura. Non è solo un principio etico, ma un obiettivo operativo preciso che l’Azienda intende centrare entro la fine dell’anno, puntando ad assistere a domicilio almeno il 10% della popolazione over 65. Il nuovo protocollo prevede la costruzione di un “ponte” tra reparto e domicilio prima della dimissione: se il paziente è considerato fragile, l’ospedale deve segnalarlo alla COT (Centrale Operativa Territoriale) con almeno 72 ore di anticipo.

Nel Sannio, queste “cabine di regia” sono cinque: Benevento (ex Cpa di via delle Puglie), San Giorgio del Sannio e Pietrelcina per il distretto di San Giorgio del Sannio, l’ex ospedale di Cerreto Sannita per il distretto di Telese Terme , Montesarchio e l’ex ospedale di San Bartolomeo in Galdo per il distretto dell’Alto Sannio Fortore. Non sono semplici uffici burocratici, ma hub tecnologici che lavorano 12 ore al giorno per incrociare i bisogni del malato con le risorse disponibili.

Il cuore tecnologico di questo sistema batte grazie a due piattaforme: COT-Sinfonia, che fa viaggiare i dati clinici in tempo reale, e SIGARS, un radar che permette alla COT di sapere istantaneamente se c’è un posto letto libero in una RSA, in un Hospice o in un Ospedale di Comunità in tutta la provincia. L’efficienza è scandita da tempi certi: se il piano prevede il ritorno a casa con l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), il servizio deve essere attivato entro sole 24 ore dalla segnalazione.

Ma chi decide esattamente cosa serve al paziente? Qui entra in gioco una squadra multidisciplinare. La COT dialoga con il PUA (Punto Unico di Accesso), che è il volto dell’ASL verso i cittadini, e con l’UVI (Unità di Valutazione Integrata). Insieme all’Unità delle Fasce Deboli e alla Farmaceutica Territoriale, elaborano il PAI, ovvero il Piano Assistenziale Individuale. Si decide chi andrà a casa (l’infermiere, il fisioterapista), quali farmaci serviranno subito e quali ausili tecnologici attivare.

Un aspetto fondamentale di questa riforma è il rispetto per la dignità e la scelta della persona. Il paziente non viene “smistato” passivamente: la delibera prevede infatti una clausola di salvaguardia che permette al cittadino di rifiutare la struttura proposta fino a tre volte, cercando una soluzione che sia il più possibile vicina alle esigenze familiari.

La COT rimane il filo conduttore che si tratti di un rientro a casa (Step-down), di un aggravamento che richiede il ritorno in ospedale (Step-up) o di un trasferimento tra diverse strutture territoriali. È una sfida complessa, che unisce l’alta tecnologia dei software regionali alla vicinanza umana dei distretti, con l’ambizione di far sì che nel Sannio nessuno, una volta varcata l’uscita dell’ospedale, debba più sentirsi solo.

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