Fortore
‘Ad un vero amico’: Achille Mottola ricorda il prof. Angelo Fuschetto
Ascolta la lettura dell'articolo
Riceviamo e pubblichiamo il ricordo dal titolo ‘Ad un vero amico’ che Achille Mottola (Club dell’Unesco di Benevento) ha indirizzato al prof. Angelo Fuschetto, scomparso nei giorni scorsi.
“Carissimo Angelo,
quante volte hai voluto che fossi io a moderare la presentazione dei tuoi libri, dei tuoi lavori, delle tue ricerche. Dicevi che sapevo essere avvolgente, coinvolgente. Oggi non potevo sottrarmi a questo compito estremo e doloroso: presentare il tuo ultimo libro, la tua vita. Novantacinque anni vissuti con passione, coraggio, rigore e con quell’intrepida, instancabile ricerca della verità che non ti ha mai abbandonato.
La tua è stata una vita costruita con sacrifici veri, profondi, incisi nella carne e nello spirito. Non hai conosciuto tuo padre, caduto nei Balcani durante la Seconda guerra mondiale. Orfano, fragile solo in apparenza, hai trovato presso gli Agostiniani del Collegio San Vittorino di Benevento non solo un rifugio, ma una famiglia, una casa dell’anima, la fucina della tua formazione umana, culturale e spirituale. Lì hai imparato che il dolore può diventare riscatto, che lo studio è una forma alta di libertà, che la fede non è mai separata dalla responsabilità civile.
Da quella radice agostiniana, che ti ha accompagnato per tutta la vita – tanto da meritarti l’affiliazione all’Ordine Agostiniano come Fratello Onorario – è nato il tuo stile: rigoroso, appassionato, talvolta ruvido, ma sempre autentico. Un carattere indomito, sì, apparentemente spigoloso, ma capace di una virtù rarissima: l’ascolto. Angelo Fuschetto sapeva ascoltare. E non era debolezza: era forza. Perché, come insegna Sant’Agostino, l’ascolto è il primo atto del sapere. In un tempo in cui tutti vogliono parlare, tu avevi il coraggio di metterti in discussione, di rivedere le tue ipotesi, di capitolare davanti alla verità.
Dopo i tuoi figli Massimiliano e Dimitri, e dopo la tua paziente, instancabile Clementina, altre due “vittime sacrificali” del tuo quotidiano discernimento siamo stati l’amico Antonio De Lucia ed io. Vittime solo nel senso più alto e bello del termine: perché condividevi con noi pensieri, idee, progetti, sogni di ricerca storico-sociale. Tra noi si era creata una prossimità fatta di stima profonda e di affetto intergenerazionale.
I tuoi grandi amori sono stati chiari, mai nascosti: San Marco dei Cavoti e la famiglia. San Marco dei Cavoti non è stata solo la tua città: è stata la tua missione. Ne hai studiato le origini, la storia provenzale, l’identità culturale e civile, le ferite e le grandezze. Hai raccontato il Fortore e il Sannio con lo sguardo dello storico e il cuore del figlio. Polemista quando serviva, mai indifferente, sempre animato da una profonda passione civile e cristiana.Questa passione si è tradotta anche in un impegno concreto nelle associazioni di ispirazione cristiana. Sei stato Presidente provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori, membro del Direttivo regionale, e per anni hai guidato con dedizione e competenza il Patronato SIAS. Ruoli che hai vissuto non come incarichi, ma come servizio, mettendo sempre al centro la dignità del lavoro, la giustizia sociale e l’attenzione agli ultimi.La tua casa è diventata un luogo simbolico: una biblioteca, un archivio vivo, aperto a tutti, soprattutto agli studiosi. Un patrimonio costruito con amore e generosità, condiviso senza gelosie. Memorabile, nel 2014, l’apertura al pubblico del tuo archivio dal 5 al 18 dicembre, durante la Festa del Torrone e del Croccantino: un viaggio affascinante tra libri e giornali, nelle pieghe della storia di una comunità che tu hai aiutato a riconoscersi, a partire dalla sua nascita provenzale fino alla piena maturità della sua identità culturale e civile. Hai insegnato per oltre quarant’anni, formato generazioni di studenti, presieduto esami, collaborato con il Ministero e con la Soprintendenza scolastica, svolto attività assistenziale gratuita come segretario-direttore del Patronato scolastico. Hai scritto, ricercato, denunciato, proposto. A te si deve anche l’intitolazione della Scuola Media a Luigi Shabran, fondatore del paese. I riconoscimenti non sono mancati – dal Premio Il Gladiatore d’Oro al titolo di Accademico Tiberino – ma non hanno mai cambiato il tuo sguardo umile e inquieto.
Oggi salutiamo non solo un professore, uno storico, un giornalista, ma un uomo intero.Un saluto colmo di affetto va a tua moglie, Clementina, compagna paziente e silenziosa di ogni tua battaglia; ai tuoi figli Massimiliano e Dimitri, alle loro consorti Pina e Adriana; a tuo fratello Giovanni e a tua sorella Lucia, a tutta la famiglia; e soprattutto ai tuoi amatissimi nipoti Aidana, Angelo e Maria Stella, nei quali continuerà a vivere il tuo nome, la tua storia, il tuo esempio.
Caro Angelo, il tuo cammino terreno si è concluso nella tua San Marco dei Cavoti, ma ciò che hai seminato resta. Resta nei libri, negli archivi, nelle coscienze, nelle domande che hai avuto il coraggio di porre.E allora, lasciandoti andare, vogliamo affidarti alle parole del tuo amato Sant’Agostino: “Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te.” Ora, Angelo, il tuo cuore inquieto ha trovato riposo”.



