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SOCIETA'

All’Unifortunato il laboratorio ‘Shoah: memoria, didattica e diritti’

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Si è tenuto ieri mattina, in occasione del Giorno della Memoria 2026, il laboratorio accademico “Shoah: memoria, didattica e diritti” promosso dall’Università Giustino Fortunato, in collaborazione con la Prefettura di Benevento. L’iniziativa ha rappresentato un momento di riflessione profonda e partecipata, inserendosi nel più ampio dibattito nazionale e internazionale sul valore della memoria storica in un contesto globale segnato da conflitti, tensioni sociali e nuove forme di intolleranza.

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali del Prof. Giuseppe Acocella, Magnifico Rettore dell’Università Giustino Fortunato, e di S.E. Raffaela Moscarella, Prefetto di Benevento, che hanno sottolineato il ruolo centrale delle istituzioni e del mondo accademico nella promozione della memoria, della legalità e dei valori democratici.

Ha introdotto i lavori il Prof. Paolo Palumbo, Professore associato di Diritto ecclesiastico e canonico e Coordinatore del Laboratorio accademico sulla Shoah, richiamando l’importanza di un approccio multidisciplinare alla memoria storica, capace di coniugare ricerca, didattica e responsabilità civile.

L’incontro ha posto al centro il dialogo tra storia, testimonianza e responsabilità civile, ribadendo come il ricordo della Shoah non sia soltanto un dovere commemorativo, ma uno strumento essenziale per comprendere il presente e rafforzare una cultura dei diritti umani, della pace e della convivenza democratica.

Il laboratorio ha preso spunto dal libro “Mi chiamo Oleg. Sono sopravvissuto ad Auschwitz” e si è arricchito della testimonianza diretta di Oleg Mandić, sopravvissuto all’Olocausto e ultimo bambino liberato dal campo di Auschwitz. La sua voce ha restituito al pubblico una memoria viva, concreta, capace di andare oltre i dati storici per trasformarsi in esperienza umana condivisa, particolarmente significativa per studenti e giovani partecipanti.

È intervenuto Filippo Boni, scrittore e giornalista, autore del volume, che ha accompagnato i presenti in un racconto intenso e misurato, costruito con grande rispetto e consapevolezza del valore educativo della testimonianza, oggi più che mai centrale nei percorsi di formazione e cittadinanza attiva.

«Ho conosciuto Oleg Mandić nell’estate del 2018, durante un festival a Caorle – racconta Filippo Boni –. La sua storia mi attraversò e mi colpì profondamente. Me la raccontò in un pomeriggio, di fronte al mare, seduti su una panchina. Anni dopo mi scrisse: era nata un’amicizia. Mi chiese se avessi l’emozione necessaria e la forza di volontà per narrare la sua storia. Ci ho provato con molta umiltà, cercando tutta la delicatezza possibile, affinché il suo messaggio di forza, speranza, dolore ma anche di rinascita potesse arrivare ai lettori, soprattutto ai giovani».

Il racconto di Boni non si limita alla cronaca dell’orrore, ma restituisce la complessità dell’esperienza umana, trasformando la memoria in uno strumento di consapevolezza, empatia e responsabilità collettiva.

Nel corso del suo intervento, Boni ha richiamato con forza l’attualità del tema, sottolineando come il nostro tempo sia attraversato da nuove forme di violenza, radicalizzazione e negazione dei diritti fondamentali, anche in contesti democratici che si ritenevano consolidati. In questo scenario, la memoria storica e la conoscenza diventano strumenti indispensabili per riconoscere i segnali del rischio e contrastare l’indifferenza.

Trasmettere la memoria significa, oggi più che mai, educare alla cittadinanza, rafforzare i valori democratici e promuovere una cultura dei diritti fondata sul rispetto, sulla dignità della persona e sul rifiuto di ogni forma di odio e discriminazione.

«Abbiamo bisogno di bene in questo momento storico – conclude Boni – e il bene lo ritroviamo nella storia, nella conoscenza e nella capacità di imparare da chi ha attraversato le atrocità affinché non si ripetano».

Con questo laboratorio, l’Università Giustino Fortunato ha rinnovato il proprio impegno nella formazione integrale degli studenti, confermandosi luogo di confronto tra mondo accademico, istituzioni e società civile.

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