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CULTURA

Gran finale con “Settàneme” per la rassegna teatrale all’Arco del Sacramento

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Ieri sera, è andata in scena, presso l’Arena dell’Arco del Sacramento, la sesta e ultima rappresentazione teatrale della III Rassegna teatrale “A Benevento… ‘o Teatro è… A ‘u Sacramento”, manifestazione voluta fortemente dalla compagnia Matt’…Atttori di Benevento.

 Davanti un pubblico che ha seguito con la massima attenzione la narrazione, si è esibita la compagnia “Teatro il Bianconiglio” di Eboli con “Settàneme”, una commedia in due atti, scritta e diretta da Bruno Di Donato; scenografia di Enzo Greco.

Un limbo ultraterreno, né inferno, né purgatorio. Un non luogo, senza storia e senza ricordo, formato da pietre diroccate che rievocano storie e immagini codificate. E’ questa l’ambientazione di Settàneme (Sette Anime). Sette personaggi reclusi nell’oscurità della dimenticanza rivivono grazie a una favola folkloristica, grazie a un’evocazione. “Settàneme” si impernia attorno a un accorato appello a ricordare; un abbraccio appassionato e pieno di dolce amorosa speranza di ricerca dei propri miti, della propria identità, perché diversamente si diventa “fantasmi viventi” senza storia, senza memoria, senza futuro. La strega Angelella Russi, interpretata da Ludovica La Monica Angelori, unico caso storico-giuridico salernitano riportato negli archivi della Santa Inquisizione; don Domenico Cerruti, un parroco corrotto ebolitano del 1765, interpretato da Antonio Inverso; Niccolò De Troiano, avvocato di fine ‘600 assassinato dalle mafie locali e seppellito nel sarcofago della chiesa della Madonna del Carmine in Eboli, interpretato da Bruno Di Donato; Rita Altiero, ‘a Strangulatora, figura misteriosa della tradizione campana, una sorta di ancestrale eutanasia, l’angelo della buona morte, interpretata da Lucia Lanzara; la vergine medievale Isabella Marcangione, uccisa dai fratelli per gelosia, interpretata da Sarah Perrotta; Natalina Campoluongo, donna degli anni ’50 accusata di essere un licantropo, nella tradizione del Sud Italia, e quindi una maara, condannata secondo la leggenda a trasformarsi in bestia la notte di Natale interpretata da Carla Virgilio. Sei personaggi che con la loro morte rivelano una storia e un folklore underground, una sottocultura ormai nota solo a pochi che l’autore ha voluto celebrare con musiche e canti che ricordano la tradizione musicale cilentana; il tutto accompagnato da una lirica riflessione su colei che li ha resi schiavi ma che nel contempo sconfitta li affranca dal mancato riconoscimento del valore simbolico che le loro vite e lo loro storie portano con sé, l’anima anonima narratrice, la Settima Anima, interpretata da Maria Molinari.

 Gli episodi sono assai coinvolgenti e commoventi; i vari quadri sono, inoltre, arricchiti da brani musicali originali, cantati dall’intero cast, in cui spicca la voce potente dello stesso Di Donato, un passato da cantante e da vincitore di “Sanremo Rock 2005” col suo gruppo, gli Yres. Bella e calda anche la voce di Carla Virgilio, nei panni di Natalina, che pativa la “pena della luna”. Insomma, il commento musicale, onnipresente, è risultato essere l’attore  in più della scena.

Il 7 settembre 2025, presso il Circolo “La Fagianella” di Benevento, vi sarà la premiazione della compagnia vincitrice della rassegna, alla quale verrà assegnato il Premio Antonio Sorgente “Don Saverio”, da parte dell’apposita giuria, che ha seguito tutte le rappresentazioni in gara.

(F.B.)

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