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POLITICA

Fanfani, Matteotti e la memoria divisa. Scontro Mastella-Perifano su intitolazioni: Benevento discute sul passato (e sul presente)

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La posa della prima pietra del nuovo complesso di edilizia residenziale pubblica in via Bari, celebrata questa mattina alla presenza della stampa e dell’amministrazione comunale, non è solo l’inizio di un cantiere. È anche il proseguimento di una polemica partita via social che attraversa la memoria storica e le scelte simboliche della politica locale. Il motivo? La decisione del sindaco Mastella e della sua Giunta di intitolare il nuovo parco di Rione Libertà ad Amintore Fanfani, figura centrale della Democrazia Cristiana del secondo dopoguerra.

Una scelta che, come spesso accade quando si toccano nomi del passato, ha provocato reazioni e affondi. Il più netto – e ironico – è arrivato da Luigi Diego Perifano, ex candidato sindaco alle ultime elezioni e leader dell’opposizione in Consiglio Comunale, che con un lungo post sui social ha evocato un precedente storico controverso: il ruolo di Fanfani come promotore del referendum del 1974 per abrogare la legge sul divorzio, bocciato a livello nazionale ma clamorosamente sostenuto proprio a Benevento, dove il “sì” all’abolizione superò il 58% dei voti.

«Allora tutto sommato è giusto che un’opera pubblica sia intitolata a Fanfani, mi sembra coerente con il successo referendario che gli tributarono mezzo secolo fa i beneventani», ha scritto ironicamente Perifano. «Soprattutto – ha aggiunto – la dedica suona come monito a rispettare la teoria del tempo circolare: il tempo non è una linea retta lungo la quale necessariamente si progredisce. Non di rado si avvita su se stesso e fa salti all’indietro, costringendoci a fare i conti con un passato che non passa».

Non si è fatta attendere la replica del sindaco Clemente Mastella, che ha rigettato ogni riferimento ideologico e ha rivendicato la decisione come un doveroso riconoscimento a chi, come Fanfani, ha concretamente inciso sulla vita materiale degli italiani. In particolare, Mastella ha ricordato il piano INA-Casa, ideato proprio da Fanfani come ministro del Lavoro e attuato tra il 1949 e il 1963: un intervento pubblico che permise la costruzione di centinaia di migliaia di abitazioni per i lavoratori in tutto il Paese.

«Molti hanno detto: “Perché Fanfani?” rievocando la questione del divorzio, ma non c’entra. È solo un approccio ideologico da parte dell’opposizione. La realtà è che Fanfani è stato il primo – e l’unico – in Italia a realizzare un vero piano per le case popolari», ha spiegato Mastella questa mattina in occasione della cerimonia in via Bari.

E ha continuato: «Mi dispiace non averlo fatto prima. Così come per De Gasperi: non c’era neanche una via intitolata a lui. Non è un elogio alla DC, ma un riconoscimento a chi ha fatto la storia del nostro Paese. Fanfani è stato più volte Presidente del Consiglio, Ministro degli Esteri, architetto di una politica estera che ha evitato all’Italia molti problemi, anche sul fronte del terrorismo».

Ma lo scontro sulla toponomastica non si esaurisce qui. Domani il Consiglio Comunale discuterà dell’intitolazione di uno spazio pubblico a Giacomo Matteotti, figura-simbolo dell’antifascismo, assassinato dal regime nel 1924. Anche qui la polemica non manca, e Mastella ha rilanciato su una presunta incoerenza di Perifano, ricordando che 25-30 anni fa fu anche il noto avvocato a «votare a favore della conversione di Piazza Matteotti in Piazza Santa Sofia».

«Ora mi si chiede di rimediare a una scelta fatta allora. Lo faremo, certo, ma serve tempo. E mi chiedo: perché non fu fatto prima, nei decenni di amministrazioni a guida socialista o comunista?», conclude il primo cittadino.

Il caso Fanfani-Matteotti diventa così l’ultimo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione a Benevento. Non si discute solo di intitolazioni, ma di identità, di eredità storiche e di messaggi politici. Visioni differenti, ma allo stesso tempo entrambe condivisibili: Fanfani, nella lettura di Perifano, rappresenta una stagione conservatrice, reazionaria. Per Mastella, al contrario, incarna la concretezza della politica del dopoguerra, capace di costruire davvero — nel senso più letterale — una parte di Italia. Maggioranza e opposizione, in fondo, evocano due modi opposti di guardare alla memoria: come strumento critico e problematico, oppure come luogo del riconoscimento e della gratitudine. Del resto, intitolare un parco pubblico non è mai solo un atto amministrativo. È una scelta simbolica che racconta chi siamo, da dove veniamo e, forse, dove vogliamo andare.

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