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Bonasora di Labsus: “In Italia sta nascendo dal basso un nuovo modello di democrazia che utilizza la fiducia in luogo del potere”

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La sala conferenze della sede di Benevento del CSV Irpinia Sannio ha ospitato ieri pomeriggio l’incontro dal titolo “Amministrazione condivisa dei beni comuni, verso un regolamento sulla collaborazione tra cittadini attivi e amministrazioni” promosso dal “Laboratorio per la felicità pubblica” insieme con l’associazione “Amici dei musei e dei beni culturali del Sannio”.

Un momento di confronto che ha visto gli interventi del consigliere del CSV Irpinia Sannio Pasquale Orlando, del coordinatore del “Laboratorio per la felicità pubblica” Ettore Rossi, del presidente dell’associazione “Amici dei musei e dei beni culturali del Sannio” Rito Martignetti, dell’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Benevento Carmen Coppola e del presidente nazionale di “Labsus – Laboratorio per la Sussidiarietà” Pasquale Bonasora. Numerosi i contributi da parte della platea in rappresentanza delle associazioni e della società civile di Benevento.

«Labsus, il laboratorio per la sussidiarietà è l’associazione che da anni promuove in Italia il regolamento per l’amministrazione condivisa – ha spiegato Pasquale Bonasora – e la cura dei beni comuni. L’amministrazione condivisa ha come obiettivo quello di costruire una relazione orizzontale attraverso l’applicazione del principio di sussidiarietà inserito nella nostra Costituzione al quarto comma dell’articolo 118. Proprio per favorire la realizzazione di questo principio costituzionale abbiamo costruito alcuni strumenti, il principale dei quali promosso da Labsus è appunto il regolamento per l’amministrazione condivisa e all’interno del regolamento abbiamo immaginato lo strumento che consentisse di costruire quella relazione tra cittadini e istituzioni e lo abbiamo chiamato “Patto di collaborazione”, che mette al centro un bene comune di cui i cittadini, le associazioni, le imprese, anche una singola persona, un gruppo informale possono prendersi cura, grazie al sostegno delle istituzioni. Questa pratica è ormai diffusa in tutta Italia, sono più di 300 i comuni che hanno adottato il regolamento e sono più di diecimila i patti di collaborazione sottoscritti su ogni genere di bene comune, materiale o immateriale. Sta nascendo dal basso un nuovo modello di democrazia che utilizza la fiducia in luogo del potere, utilizza la condivisione delle responsabilità in luogo dell’esercizio dell’autorità.Su queste basi pensiamo possa nascere un Paese che tuteli la democrazia come se fosse appunto il bene comune più importante che abbiamo».

«Il tema dei beni comuni – ha quindi sottolineato Pasquale Orlando – è strategico, soprattutto nelle nostre aree del Mezzogiorno in cui tanti sono i beni e poche sono le energie. Qual è la differenza che dobbiamo mettere in campo? Servono i volontari, servono le associazioni, serve la società civile organizzata perché gli enti locali possano gestire in modo diverso, nelle regioni dello spopolamento e della denatalità, i grandi beni comuni, immaginiamo beni culturali, beni ambientali, beni paesaggistici che hanno bisogno di persone generose, persone competenti, persone capaci e bisogna fare protocolli per rendere tutto ciò legale evitando la strumentalizzazione e lo sfruttamento privato. Il nostro CSV in questo può fare la differenza ascoltando sul territorio le esigenze degli enti locali e dei volontari, per scrivere assieme protocolli e delibere, insomma per farlo davvero».

«E’ importante interrogarsi su di una nuova idea di città e di cittadinanza, muovere i passi, e questo come amministrazione comunale lo abbiamo già fatto – ha commentato l’assessore Carmen Coppola -, verso una collaborazione, una sinergia tra pubblico e privato coinvolgendo la parte attiva dei cittadini con i comitati di quartiere, le categorie professionali, gli enti del terzo settore per co-progettare e programmare insieme iniziative ed attività che sono di interesse comune. Ed è importante andare a regolamentare quella che può diventare un domani una amministrazione condivisa di quelli che sono i beni comuni, dalla riqualificazione degli spazi al welfare. Noi lo stiamo facendo con l’educativa di strada, chiedendo alle associazioni di volontariato di progettare insieme con noi ed andare alla ricerca di quelle che sono le esigenze di quella popolazione giovanile che vive una serie di fragilità».
Rito Martignetti nel suo intervento ha spiegato il concetto di bene comune facendo riferimento a quanto aveva teorizzato Stefano Rodotà: «Il bene comune si incarna nella pluralità dei beni comuni. Perché questi beni si sottraggono alla logica dell’uso esclusivo e, al contrario, rendono evidente che la loro caratteristica è quella della condivisione, si manifesta con nuova forza il legame sociale, la possibilità di iniziative collettive, di cui Internet fornisce continue testimonianze».

«L’incontro di questa sera sull’amministrazione condivisa dei beni comuni è stato promosso dal “Laboratorio per la felicità pubblica” insieme con l’associazione “Amici dei musei e dei beni culturali del Sannio” allo scopo – ha detto Ettore Rossi – di portare all’attenzione nel nostro territorio la cura dei beni comuni spingendo le amministrazioni locali a condividere e quindi ad avviare dei patti di collaborazione con i cittadini singoli o associati per prendersi carico di tanti beni, anche immateriali, che altrimenti rischiano di essere abbandonati. Pensiamo al verde, pensiamo alle scuole, alla rigenerazione urbana, ai beni culturali e così via. È un tema molto interessante che però non ha fatto ancora breccia nei nostri territori. Infatti il regolamento per la gestione condivisa è stato approvato solo da qualche comune della provincia, non c’è ancora nel comune capoluogo, però questo strumento giuridico ha un valore altissimo, in quanto consente di dare dignità al contributo dei cittadini perché essi, come dice il professore Arena che è stato il fautore di questa idea della amministrazione condivisa, sono sovrani e nel fare questo tipo di iniziative esercitano la propria sovranità.

Quindi non è un concetto tanto di supplenza rispetto alle carenze della pubblica amministrazione quello dell’amministrazione condivisa, ma quanto di prendersi in carico da cittadini, da alleati della Repubblica, dei beni di cui a volte non riusciamo a fruire al meglio. Sappiamo che è una questione patrimonio di tanti soggetti, di tante associazioni, di tante esperienze, però dobbiamo fare in modo che anche nelle nostre realtà prenda forma perché è una grande opportunità di partecipazione e quindi è un modo anche di realizzare una vera e propria democrazia partecipativa. Oggi la democrazia nelle sue forme rappresentative è un po’ in difficoltà e ha bisogno di questa integrazione della cosiddetta democrazia diffusa della democrazia deliberativa. Noi siamo qui per spingere, vogliamo che diventi una questione di primaria importanza perché i cittadini che partecipano rendono le nostre comunità più coese, dobbiamo aiutare a rafforzare la coesione sociale e facendo amministrazione condivisa dei beni comuni i nostri territori avranno più capitale sociale».

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