fbpx
Connettiti con noi
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio

Opinioni

Se la riforma Delrio non fosse stata approvata le aree interne starebbero molto meglio

Se ad Avellino si sono tenute domenica a Benevento si terranno giovedì, all’insaputa dei cittadini. In questi dieci anni il prezzo più alto della peggiore riforma mai approvata nella storia repubblicana l’hanno pagato proprio le province come le nostre, vaste e parcellizzate. Ecco perché

Pubblicato

su

Ascolta la lettura dell'articolo

Anche se nessuno se n’è accorto, al netto dei diretti interessati, domenica si sono tenute le operazioni di voto per il rinnovo del Consiglio provinciale di Avellino. Giovedì, e nessuno se ne accorgerà al netto dei diretti interessati, si terranno quelle per il rinnovo dell’assise sannita. Contese prive di qualsiasi cifra politica, contese ad uso e consumo degli apparati la cui posta in palio si risolve in poche briciole di gestione. Ma tant’è, Giorgia Meloni ha ritenuto di congelare la riforma delle province promessa per non concedere alla Lega di Salvini la possibilità di saldare voto strutturato e voto di opinione alle europee di giungo. Il Carroccio, da Firenze in su, è il partito egemone sui territori e qualora il Parlamento avesse proceduto all’approvazione della riforma in tempo utile per calendarizzare le provinciali in concomitanza con le europee avrebbe avuto gioco facile a capitalizzare quell’egemonia. Dunque nulla da fare, se ne parlerà nei mesi a venire, magari in autunno per poi fissare le nuove elezioni provinciali di primo livello in coincidenza con le regionali del prossimo anno previste in primavera.

Nelle more, s’impone una riflessione su ciò in questi anni è stato, sulle devastanti conseguenze della riforma voluta ormai due lustri fa da Matteo Renzi, una riforma approvata per assecondare il delirio anticasta del primo Movimento Cinque Stelle, prima che gli italiani potessero esprimersi sulle riforme costituzionali che quel governo propose e quel parlamento approvò. Una riforma che, nella sostanza, cancellò solo gli elettori affidando alla casta l’onere di eleggere se stessa, svuotando la rappresentanza di ogni funzione per affidare al Presidente, eletto sempre dalla casta, un potere assoluto. Questa condizione ha per un verso sottratto ai territori l’ente di riferimento, l’Istituzione di raccordo, di gestione e di programmazione per eccellenza.

E ovviamente a pagare il prezzo più salato sono state le province come le nostre, caratterizzate da territori molto vasti e da una estrema parcellizzazione, dove le amministrazioni provinciali hanno storicamente esercitato una funzione fondamentale di coordinamento e di presidio, attraverso una rappresentanza ampia e composita, capace di dare voce alle istanze di tutti i territori e di garantire equilibrio nelle risposte. In questi dieci anni le comunità sono state sostanzialmente abbandonate, le Province sono state appaltate agli apparati e fortemente ridimensionate in termini di funzioni ed investimenti ma quel vuoto non è stato colmato in alcun modo, ragione per la quale la distanza tra il centro e la periferia, tra il capoluogo e i territori si è fatta siderale, e a prevalere è stata la logica darwinistica in ragione della quale il più grande conta più del più piccolo.

In tale quadro, la logica del voto di secondo livello, in un contesto generale di debolezza della politica, ha favorito il trasversalismo più spudorato, il civismo d’accatto, la logica del mercato, la continua scomposizione del quadro politico in assenza di coordinate riconoscibili, attraverso schemi di coalizione costruiti esclusivamente con il cemento della contingenza e dunque del potere per il potere. È del tutto evidente, tanto per essere chiari, che se la riforma Delrio non fosse mai stata approvata oggi non ci ritroveremmo a fare i conti con questo quadro politico ed istituzionale, non ci ritroveremmo a fare i conti con questo trasformismo dilagante nel nome del civismo, della vicinanza alla gente e ai territori a dispetto di qualsiasi appartenenza. Il punto è che non basterà superare la Delrio, non basterà restituire alle Province le funzioni perdute e al popolo la sovranità smarrita, per ricucire i territori, per riaffermare il primato della politica sull’indistinto. 

Annuncio

Correlati

redazione 2 mesi fa

Provinciali, Santanelli: ‘Vittoria FdI rappresenta punto di partenza nella costruzione di partito in città e per Europee’

redazione 2 mesi fa

Provinciali, Lepore (NdC) stuzzica: ‘Il Pd e i suoi satelliti sono gli sconfitti del voto’

redazione 2 mesi fa

Provinciali, Di Mezza (PD): “La sinistra non fa ammenda dei suoi problemi”

Antonio Corbo 2 mesi fa

Provinciali, Rubano: “Mastella fa sorridere, nostra vittoria evidente come la sua sconfitta”

Dall'autore

Marco Staglianò 7 giorni fa

De Luca s’è preso il Paese e ha già messo in crisi il governo

Marco Staglianò 2 settimane fa

Clemente Mastella può passare al contrattacco

Marco Staglianò 4 settimane fa

Tutti figli di Calderoli

Marco Staglianò 1 mese fa

Il segretario della Lega è venuto nel Sannio a fare campagna acquisti. Del Ministro delle Infrastrutture nessuna notizia

Primo piano

redazione 1 ora fa

Greg a Benevento per il suo libro ‘Il mio nome è Sorciosecco’: ‘C’è tanto del mio pensiero in versione topesca’

redazione 7 ore fa

Piazza Cardinal Pacca, Lonardo (Fi) all’attacco: “Uno ‘scarrupizio’ per il terminal più inutile della storia”

redazione 10 ore fa

Dipendenti palazzo Mosti, Raffa (Fp Cgil): “Fumata bianca per l’acconto degli emolumenti 2023”

redazione 10 ore fa

Il Made in Italy del Lombardi alla finale mondiale del concorso di moda televisivo Junk Kouture di Monaco di Baviera

Copyright © 2023 Intelligentia S.r.l.

Skip to content