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San Pio, Boccalone: ‘Dati Agenas generano amarezza. Non improbabile accorpamento con il Moscati’

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“I dati Agenas non sorprendono, purtroppo. Il collocamento del “San Pio” tra le aziende sanitarie pubbliche in Italia peggio valutate da parte dell’Agenas genera tristezza ed anche amarezza”. Così l’ex manager dell’ospedale ‘Rummo’ e referente dell’sssociazione Cittadinanza attiva-Tribunale dei diritti del Malato, Nicola Boccalone.

“Bastava una rapida lettura dei dati gestionali, da tempo esposti sul sito dell’azienda, per rilevare un’evidente curva discendente, a decorrere dal 2018, del valore quali-quantitativo delle prestazioni sanitarie offerte all’utenza. L’amarezza è ancora più profonda se solo si pensa che, da oltre un quinquennio, l’intero sistema sanitario regionale aveva recuperato sul piano progettuale e programmatico il favore legislativo e un carico finanziario di significativa importanza. Tutto questo, dopo una lunga fase di commissariamento della sanità campana che aveva segnato l’intero sistema regionale a decorrere dall’anno 2009 per un default finanziario pari a circa 10 miliardi di euro, con conseguente inibizione delle politiche di assunzione e di investimento.

Per il “Rummo” – prosegue Boccalone – non è bastato che nel 2016, dopo aver analizzato i dati delle gestioni precedenti, fosse stato decretato, quale primo nosocomio campano, unitamente al “Moscati” di Avellino, ad essere stato estromesso dal piano di rientro dal commissariamento, recuperando, così, l’agibilità sul piano della programmazione assunzionale e degli investimenti.

Le precedenti gestioni a quella in essere si sono segnalate per aver addirittura annullato procedure concorsuali avviate. Ed ancora, a poco o nulla sono serviti i copiosi investimenti nell’acquisto del robot “Da Vinci” di oltre 12 milioni di euro. Alla crescita costante negli ultimi anni dei contribuiti in conto esercizio, ricevuti per finanza derivata in ambito SSR per oltre 150 milioni all’anno e comprensivi della gestione del Presidio ospedaliero “Sant’Alfonso Maria De’ Liguori” di Sant’Agata de’ Goti, è corrisposta invece una significativa contrazione del valore delle prestazioni sanitarie, fino a decrescere rovinosamente.

Il Rummo, riferimento sicuro per anni non solo della sanità Campana, con eccellenze e professionalità di altissimo profilo: così era percepito. Pochi anni e non poco si è dissolto! Medici in fuga e reparti storici addirittura chiusi. Dei 448 posti letto, oggi, sono utilizzati, comprese le barelle in pronto soccorso, mediamente non oltre 220 unità. La distribuzione ordinaria di circa 180 pasti al giorno, compresa la Psichiatria di competenza ASL, con gravi danni anche per l’indotto, conferma la sensibile contrazione dell’offerta sanitaria.

All’obbligo di garantire il pareggio di bilancio, con mantenimento degli equilibri economico-finanziari, per garantire ai cittadini un valore prestazionale corrispondente alle risorse ricevute, fa invece riscontro una valorizzazione delle attività che si attesta intorno al 65% dei contribuiti ricevuti.

Lungi dal sembrare irrispettosi della drammaticità della situazione descritta, ma bastava constatare il calo di affluenza al nostro nosocomio, che si riflette in un parcheggio sempre più vuoto e nelle rimostranze degli operatori della mensa costretti al contratto di solidarietà per la bassa produzione dei pasti a causa della mancanza dei ricoverati, per capire che non saremmo arrivati primi nella classifica Agenas. In questo scenario, di certo non confortante, non si può non rimarcare lo stato di “operatività” in cui versa il Presidio Ospedaliero di Sant’Agata de’ Goti che, dopo aver assaporato l’ipotesi di un polo oncologico, previsto senza il conforto di finanza a sostegno, ancora attende gli effetti della riprogrammazione del Presidio con il Decreto regionale n. 41 del 2019. Anche in questo caso uno sforzo “immane”, dai risultati ancora impalpabili.

Il mancato rispetto dei LEA, per un territorio significa dover prendere consapevolezza di dover affrontare, con logica sistemica e responsabilità istituzionale, un problema che riguarda tutti, nessuno escluso. Diversamente, senza un cambio di passo, non sarà improbabile l’accorpamento all’Azienda Ospedaliera “Moscati” di Avellino nella macro-area Avellino-Benevento ai sensi del DM n. 70/2015.

L’Associazione “Cittadinanza Attiva – Tribunale del Malato” ha offerto e continua ad offrire la sua disponibilità a riflettere su come migliorare l’offerta sanitaria, avvalendosi dell’esperienza e della professionalità maturate dai non pochi associati per far leva sul senso di appartenenza e di passione di tanti operatori che quotidianamente si impegnano nel proprio lavoro”, conclude Boccalone.

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